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 2026  aprile 22 Mercoledì calendario

Messico, spari sui turisti: terrore tra le piramidi

Terrore tra le piramidi di Teotihuacán, uno dei luoghi turistici più iconici e visitati del Messico, a due mesi dal fischio d’inizio dei Mondiali di calcio. Un uomo armato di revolver, lunedì mattina, è salito su uno dei monumenti del sito archeologico precolombiano, la Piramide della Luna, e ha aperto il fuoco a sangue freddo su un gruppo di turisti, dopo averli immobilizzati a terra: una canadese di 32 anni è morta e altre 13 persone sono rimaste ferite (tutti stranieri, nessun italiano) fra cui un bambino di sei anni. Poi, il killer ha tentato la fuga, ma secondo la ricostruzione ufficiale si è suicidato dopo uno scontro armato con la polizia.
Sui social sono subito circolati i video girati dai numerosi testimoni. Scene raccapriccianti in cui si vedono i turisti rannicchiati a terra accanto all’uomo, che passeggia avanti e indietro, poi si accovaccia su una borsa, estrae le cartucce e, pistola alla mano, torna dove giacciono terrorizzate le sue vittime designate. Il cecchino alza l’arma verso il cielo, sembra quasi recitare una parte a favore di telefonini, poi la punta verso i turisti distesi a faccia in giù, e spara. Una, due, tre volte. A brevi intervalli. Colpisce 8 persone. Altre si feriscono fuggendo fra i gradoni in pietra.
Un duro colpo d’immagine per il Messico che si appresta ad accogliere cinque milioni di turisti per i Mondiali, di cui è co-organizzatore con Usa e Canada. Soltanto due mesi fa, gran parte del Paese era stato messo a ferro e fuoco dai membri del Cartello Jalisco Nuova Generazione dopo la morte del loro leader, «El Mencho», durante la cattura. Ne era seguita un’ondata di violenza senza precedenti, con blocchi stradali, incendi e scontri in 20 Stati del Messico, con oltre 26 morti.
Il killer dell’attacco a Teotihuacán è messicano ma non è un narcos. Julio Cesar Jasso aveva premeditato da tempo l’assalto. Era un fanatico di Hitler ed aveva scelto con cura il giorno della sua tentata strage: il 20 aprile, compleanno del Führer nazista e anniversario del massacro alla Columbine High School, avvenuta nel 1999 in Usa, quando due studenti uccisero con fucili d’assalto 12 compagni e un insegnante. Jasso indossava una maglietta con lo slogan «Disconnect & Self-Destruct» (Disconnettiti e auto distruggiti), diffusa nella «True Crime Community», di cui facevano parte i killer di Columbine. Un assassino solitario, dunque, che ha alimentato la sua voglia di sangue in rete. È la pista seguita dalle autorità ed è l’aspetto più inquietante della vicenda. «Non si tratta di un attacco isolato, bensì dell’eco di fenomeni globali che trovano nuove forme di espressione e, in alcuni casi, di imitazione», scriveva ieri il quotidiano Milenio.