Corriere della Sera, 22 aprile 2026
«Gli archivi dei Servizi usati per spiare»
Quando ne era vicedirettore, Giuseppe Del Deo utilizzava gli schedari dell’Aisi (il servizio segreto civile) per la «attività parainvestigativa» della sua squadra dei «neri» e anche una volta «cessata la carica istituzionale ricoperta» continuava ad attingere a quegli archivi grazie alle «relazioni fiduciarie con personale dipendente della presidenza del Consiglio». Insieme al filone finanziario che lo vede indagato per peculato, sono anche altri i sospetti sull’ex numero due del Dipartimento per le informazioni sulla sicurezza (l’ultimo ruolo ufficiale ricoperto da Del Deo) che la procura di Roma punta ora a verificare con la grande quantità di documenti e materiale informatico sequestrati lunedì nelle perquisizioni del Ros.
I passaggi citati nel decreto del procuratore aggiunto Stefano Pesci sono pure all’attenzione del Copasir, che ha acquisto gli atti dell’indagine. Il Comitato parlamentare per la sicurezza valuterà nelle prossime ore come approfondire la vicenda, disponendo eventuali audizioni. Del Deo è accusato di aver violato la legge istitutiva dei servizi segreti e di accesso abusivo al suo sistema informativo.
I legami di Del Deo con i sei presunti membri della «squadra Fiore», oggetto della seconda perquisizione dei carabinieri, sono ancora una traccia embrionale e non sarà semplice seguirla data l’abilità e abitudine dei soggetti indagati per quegli stessi reati a muoversi in segretezza. I pm fanno riferimento a «una squadra di collaboratori in corso di identificazione denominati convenzionalmente “i neri” ai quali (Del Deo) dava disposizioni per attività clandestine». A loro disposizione avrebbe messo quegli schedari «istituiti per il trattamento di notizie necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del sistema di informazione per la sicurezza nazionale» facendone dunque un utilizzo illecito.
Accertare chi e perché venisse spiato, e per conto di chi (in cambio di denaro), è l’altro grosso ostacolo che le indagini provano a superare incrociando le migliaia di documenti e dati contenuti nei telefoni, pc e device sequestrati. Nelle conversazioni intercettate all’ex finanziere Rosario Bonomo, all’ex uomo chiave dello scandalo Telecom-Sisde Giuliano Tavaroli, all’ex dipendente della presidenza del Consiglio Francesco Rossi, al generale della Gdf in congedo Luigi Ciro De Lisi, all’ex dipendente della prefettura di Roma Alfonso Iatorno e a Francesco Stefanoni che sfruttava le sue conoscenze all’Inps per ottenere dati riservati, sono stati isolati finora 78 nomi in codice a cui provare a dare una identità reale. Befana, Birillo, Bruce Wayne, Scapigliata, Puttaniere, King Kong e via elencando si incrociano con una lista altrettanto lunga di luoghi e cose astratte: Slovenia, Orte, Stati Uniti, Montecarlo. Trovare una chiave per decifrare il tutto non sarà semplice.