Corriere della Sera, 22 aprile 2026
Rallenta la crescita, deficit al 3,1%. Via al valzer di nomine ministeriali
Sottosegretari senza Freni. Se per il nuovo presidente della Consob (il leghista Federico Freni, appunto) la nomina resta certa ma non è ancora matura, per le caselle di sottogoverno sembra arrivato il grande giorno. Appuntamento alle 12 a Palazzo Chigi con il Consiglio dei ministri, chiamato anche a licenziare il Documento di finanza pubblica (Dfp) che fotografa le previsioni del governo sulle prospettive dell’economia e della politica di bilancio. Il documento è stato predisposto sulla base del deficit 2025 pari al 3,1% del Pil, secondo l’ultimo dato diffuso dall’Istat, benché provvisorio. Il che lascia pensare che quello definitivo, che verrà comunicato entro le 11 da Istat ed Eurostat, sia atteso dal governo sempre al 3,1%. Ma, in fin dei conti, il governo potrebbe non farne un dramma.
È vero, il superamento del 3% impedirà all’Italia di uscire già quest’anno dalla procedura d’infrazione europea, come auspicato dall’esecutivo, per avere più margini sui conti pubblici attraverso la cosiddetta «clausola di salvaguardia», la stessa necessaria per aumentare le spese per la difesa nel prossimo triennio (fino a 12 miliardi in più). Uno stop, quest’ultimo, che potrebbe anche non dispiacere al governo, vista l’impopolarità del tema mentre la situazione economica peggiora ed è necessario sostenere famiglie e imprese. Non a caso, ieri sera, Giorgia Meloni ha convocato un vertice sul decreto Primo maggio, col quale la premier ha ribadito che bisognerà mandare un segnale chiaro. Si parla di salario «giusto», per non scendere sotto i 9 euro l’ora, ma rafforzando la contrattazione, non fissando minimi di legge. Al vertice è stata chiamata anche la Ragioniera generale Daria Perrotta a caccia di coperture. Il Dfp che verrà approvato oggi conterrà solo il quadro macroeconomico «tendenziale», ovvero a legislatura vigente, data l’estrema incertezza della congiuntura. Il documento prenderà atto del rallentamento dell’economia e la crescita del Pil per il 2026 sarà più bassa delle ultime stime che lo davano allo 0,7%.
Per il resto, con il valzer di oggi la premier chiude la fase turbolenta dopo la sconfitta del referendum sulla Giustizia. Daniela Santanchè al Turismo è stata sostituita da Gianmarco Mazzi: il neo ministro ha lasciato un posto vacante come sottosegretario alla Cultura. Il maggiore indiziato fino a ieri sera (salvo sorprese di questa mattina) resta il deputato di Fratelli d’Italia Alessandro Amorese. L’altra casella da riempire è quella liberata dal dimissionario Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia che ha gettato la spugna per via della società (una bisteccheria) con la figlia diciottenne di Mauro Caroccia, condannato poi per mafia. Per il dopo «Delma», Meloni dice di avere una «carta coperta» che vuole svelare in cdm. «Sarà un uomo», dicono da Via della Scrofa. Si va verso una figura politica. Sempre oggi è destinata a chiudersi la vicenda di Paolo Barelli, uno dei due capigruppo di Forza Italia (l’altro era Maurizio Gasparri) a cui la famiglia del Cavaliere ha imposto un passo indietro e che è destinato a diventare sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento (ha rinunciato ad alcune deleghe da presidente della Federazione nuoto). Un passaggio che ha dato il via a una serie di ricostruzioni sul riposizionamento di Forza Italia. Suggestioni smentite – via Adnkronos – da Marina Berlusconi («FI resta nel centrodestra e la leadership di Antonio Tajani non è in discussione»). Al ministero del Made in Italy la senatrice leghista Mara Bizzotto prende il posto del sottosegretario Massimo Bitonci, diventato assessore in Veneto. Movimenti anche alla Farnesina: Maurizio Lupi ha in mente di rimpiazzare Giorgio Silli con Massimo Dell’Utri, responsabile di Noi moderati in Sicilia.