il Fatto Quotidiano, 21 aprile 2026
Tutte le paghe dei manager pubblici
A 71 anni Claudio Descalzi non veleggia verso la pensione, ma verso un favoloso aumento di stipendio del 73% che potrebbe portare i suoi compensi fino a 15,4 milioni lordi annui. Il governo ha deciso di confermare il manager milanese alla guida dell’Eni per un quinto, sfidante mandato triennale. Il proxy advisor Iss però ha consigliato agli azionisti di votare contro la proposta di aumentare la retribuzione per il 2026. Dopo nove anni senza aumenti, ha fatto notare Iss, Eni ha in programma di aumentare la remunerazione di Descalzi fino a un massimo di 15,4 milioni in caso di overperformance.
Tutto parte dalla proposta, approvata dal Cda, di aumentare la remunerazione fissa da 1,6 a 1,97 milioni all’anno, +23% per l’inflazione. Su questa base si calcolano i bonus annuali e di lungo termine. “Sebbene un certo aumento potesse essere comprensibile, il livello appare eccessivo”, afferma Iss. Sarà l’assemblea del 6 maggio a decidere. Descalzi nel 2025 ha percepito quasi 8,87 milioni tra compensi monetari e controvalore delle azioni gratuite maturate (2,62 milioni). Un po’ meno degli 8,98 milioni del 2024, quando si era confermato con ampio margine il più pagato tra i manager di società pubbliche quotate italiane.
L’anno scorso però è stato superato da Flavio Cattaneo, ad e dg dell’Enel, anch’egli confermato in questa tornata di nomine dal governo Meloni. I suoi compensi sono quasi triplicati, da 3,51 a 10,14 milioni lordi, incluse le azioni gratuite maturate (4,22 milioni).
Il terzo più pagato dei pubblici è Matteo Del Fante, ad di Poste, 5,13 milioni, un milione in più dell’anno precedente. Quindi Pierroberto Folgiero, ad e dg di Fincantieri, passato da 2,61 a 4,8 milioni. L’ad di Italgas, Paolo Gallo, con 4,26 milioni precede Giuseppina Di Foggia: l’ad e dg Terna che ha fatto scoppiare il caso buonuscita ha visto i suoi guadagni salire da 2,88 a 3,89 milioni.
Distaccato l’altro manager che il governo ha deciso di non confermare, Roberto Cingolani, ad e dg di Leonardo, 2,17 milioni nel gruppo delle armi rispetto agli 1,89 milioni nel 2024. Cingolani però ha già maturato il diritto a ricevere 51.675 azioni gratuite, che ora valgono 3 milioni.
La relazione sulla remunerazione di Leonardo rivela la buonuscita accordata il 26 maggio 2025 ad Alessandra Genco, l’ex capo della finanza (Cfo) uscita in rotta con Cingolani, con un’indennità complessiva di 5,41 milioni, “corrispondente a 24 mensilità della retribuzione, tenuto conto dell’anzianità aziendale”.
Tra le buonuscite recenti nella galassia pubblica i 3,36 milioni erogati a Stefano Venier, che il 14 maggio 2025 ha lasciato la guida di Snam dopo tre anni. Inoltre ha ricevuto 405.704 azioni gratuite che, al prezzo attuale, valgono 2,69 milioni. Nel 2022 Marco Alverà aveva lasciato Snam dopo sei anni con 5,56 milioni. Più consistente la buonuscita di Mauro Moretti, durato tre anni in Finmeccanica, uscito nel 2017 con 9,44 milioni.
Si segnalano anche le buonuscite pagate nel 2014 quando Matteo Renzi decise di sostituire i manager che avevano fatto tre mandati: Cattaneo ricevette 9,58 milioni da Terna, Paolo Scaroni 8,36 milioni dall’Eni, Fulvio Conti 4,5 milioni dall’Enel. Tutti battuti dal meno conosciuto Andrea Brentan, che lasciò Endesa (Enel) con 11 milioni. Scaroni aveva avuto una buonuscita anche quando nel 2005 traslocò da Enel a Eni, per volontà di Berlusconi: 10,9 milioni. Ora è presidente di Enel a 500mila euro l’anno.