il Fatto Quotidiano, 21 aprile 2026
Le università inglesi facevano spiare gli studenti pro-Pal
Almeno dodici università d’élite del Regno Unito hanno speso oltre 443.943 sterline (circa 587.000 dollari) tra il 2022 e il 2025 per monitorare sui social gli studenti e gli accademici impegnati nelle proteste pro Palestina. Lo rivela un’inchiesta esclusiva di Al Jazeera e Liberty Investigates. Gli atenei (fra cui Oxford, Imperial College London, UCL, King’s College London, Sheffield, Leicester, Nottingham) hanno affidato il compito alla società Horus Security Consultancy, fondata da ex ufficiali dell’intelligence militare britannica. Horus ha fornito report quotidiani sugli accampamenti pro-Gaza, analisi di migliaia di post su X, Instagram e Facebook, e valutazioni di rischio “contro-terrorismo”, usando anche l’IA. Fra gli esempi documentati, il monitoraggio di una dottoranda della LSE e un dossier su una docente palestinese-americana prima di una conferenza sulla Nakba. Gli atenei hanno giustificato l’operazione di sorveglianza su ampia scala con la necessità di garantire sicurezza e rispettare il programma di prevenzione di attività di radicalizzazione a fini terroristici. Studenti e attivisti denunciano una pratica di “sorveglianza sistematica” a senso unico. Jo Grady, segretaria del sindacato Ucu, l’ha definita “vergognosa”. Per la relatrice speciale dell’Onu Gina Romero, l’uso dell’IA per raccogliere dati degli studenti solleva “profonde preoccupazioni giuridiche” e contribuisce a creare uno “stato di terrore” tra gli attivisti. Horus non ha risposto ad Al Jazeera.