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 2026  aprile 21 Martedì calendario

Intervista alla sindaca di Lecce che si è tatuata Msi

Solare come sem­pre. Una vita vis­suta con amore per le sue idee. A quasi 83 anni si prende le sue sod­di­sfa­zioni poli­ti­che. Altri­menti oggi Adriana Poli Bor­tone non farebbe il sin­daco a Lecce, dove è amata. Ha fatto “scan­dalo” per un tatuag­gio dav­vero pic­colo con la scritta Msi sul polso. E che sarà mai. Schia­mazzi a sini­stra, l’ex sin­daco Sal­ve­mini (Pd) che gioca a fare l’indi­gnato, bec­can­dosi lo sfottò dei mili­tanti di Gio­ventù Nazio­nale del ter­ri­to­rio che in una vignetta gli aprono le porte dell’uffi­cio patenti di demo­cra­zia…
E dicono del gesto della Poli Bor­tone: «Osten­tiamo con orgo­glio il tatuag­gio dedi­cato al Movi­mento Sociale Ita­liano. Osten­tiamo con orgo­glio il voler fis­sare per sem­pre, sulla pro­pria pelle, la ragione di un impe­gno poli­tico che ha avuto come lea­der del tempo Gior­gio Almi­rante e Pino Rauti. Rispet­tiamo il signi­fi­cato sto­rico di quella sigla che il sin­daco ha deciso di inci­dere sulla sua pelle».
Ma non solo ed è impor­tante che a dirlo siano gio­vani: «Par­late di demo­cra­zia e Costi­tu­zione e dimen­ti­cate che l’Msi fece la chiara scelta di inse­rirsi nella vita demo­cra­tica della Repub­blica». Adriana – come la chia­mano tutti – ha pre­di­cato bene nella sua vita.
Ma che mi hai com­bi­nato?
«Vera­mente penso di aver fatto una cosa ovvia e natu­rale. Mi avvio alla fase finale della mia vita e ho voluto deci­dere di por­tare nell’aldilà anche ciò che ho fatto all’ini­zio della mia esi­stenza».
Con un tatuag­gio che ti invi­dio…
«Sai, non era la prima volta che andavo al Tatoo Fest nella mia città. E appena mi hanno rivi­sta mi hanno chie­sto se volessi un’inci­sione. Esi­tavo per timore del dolore, e invece tutto è andato più che bene. È un tatuag­gio pic­colo un cen­ti­me­tro, sul polso, e c’è scritto Msi». (Anche se al tele­fono si avverte che le bril­lano gli occhi, le batte il cuore).
E i tatua­tori come hanno rea­gito?
«La verità? Ho visto gran sor­risi, erano tutti con­tenti e felici».
Eppure oggi basta un tatuag­gio con la scritta “Msi” per aprire un caso poli­tico-media­tico di dimen­sioni incre­di­bili…
«No, stanno solo esa­ge­rando, è il solito richiamo alla mia sto­ria per­so­nale e poli­tica».
Che vuoi dire Adriana?
«È gente che non si rende conto che siamo quasi pre­ci­pi­tando nella terza guerra mon­diale e stril­lano per un mini tatuag­gio. Ma io so di aver mili­tato in un par­tito non ever­sivo. Almi­rante ci insegnò il rispetto della dignità e della libertà di pen­siero delle per­sone. E la demo­cra­zia non dovrebbe cono­scere cen­sure».
Quindi il pro­blema non è il gesto, ma chi lo inter­preta come uno scan­dalo?
«Certo, è invo­lu­zione cul­tu­rale vera. Si devono cono­scere real­mente le cose, io l’ho vis­suto quel par­tito e non c’era nulla di strano nel suo vivere in demo­cra­zia».
Una volta si invo­cava il taglio delle mani ai ladri… oggi basta un tatuag­gio per il tri­bu­nale social?
«Appunto, anche se voglio spe­rare non fisi­ca­mente. Ma non si illu­dano per­ché pure io ho la mia quota resi­stenza. Fisica…».
Quando hai deciso di farti inci­dere quel Msi sulla pelle non hai pen­sato alle rea­zioni?
«L’ho fatto con­vin­ta­mente, senza pre­oc­cu­parmi delle rea­zioni. Anche per­ché nella mia vita ho sem­pre rispet­tato le opi­nioni altrui e pre­tendo che lo si fac­cia anche con me. Diciamo che alcune rea­zioni sono state spro­por­zio­nate, segno di un clima cul­tu­rale intol­le­rante».
Intol­le­rante verso il gesto o verso il fatto che quella sto­ria non sia stata rimossa?
«Per un cen­ti­me­tro? La realtà è che la sto­ria non vogliono rimuo­verla, altri­menti di che par­lano, pove­retti, di anti­fa­sci­smo e basta? Da que­ste cose si vede quanto la cul­tura di sini­stra abbia un oriz­zonte molto limi­tato. Ormai soprav­vi­vono e basta…».
Quindi niente 25 aprile sabato pros­simo?
«E per­ché? Dovrebbe essere una gior­nata di paci­fi­ca­zione nazio­nale. Esi­ste­vano le ragioni e pur­troppo i morti dall’una e dall’altra parte. Sono sem­pre andata a mani­fe­sta­zioni isti­tu­zio­nali e con­ti­nuerò a farlo».
Il 25 aprile la festa di tutti? E la Costi­tu­zione è di tutti?
«Par­te­cipo rego­lar­mente. Non entro nel pen­siero dell’Anpi, del resto non mi sono mai nasco­sta con la mia sto­ria e dovrei farlo ora?».
Ma chi ti cri­tica oggi sa che il Msi è stato un pezzo della sto­ria poli­tica ita­liana?
«Non lo vogliono sapere. La sto­ria scritta da una parte non è mai pia­ciuta. Come se il Msi non avesse dato un apporto note­vole alla demo­cra­zia, accet­tando il metodo demo­cra­tico, ripor­tando pro­prio alla demo­cra­zia quei vec­chi com­bat­tenti di allora che pre­fe­ri­rono la lotta poli­tica con i comizi e non con il fucile».
Sem­bra incre­di­bile...
«Lo sanno benis­simo, ma fanno finta di dimen­ti­carlo. Un pro­blema loro, più psi­co­lo­gico che poli­tico. Del resto non sono mai andati al governo con il voto demo­cra­tico. Ma solo con gli accordi di Palazzo e fuori dal Par­la­mento. Fam­melo dire: l’ele­zione diretta dei sin­daci la inven­tammo noi; e ricordo ancora Almi­rante a quei fune­rali e Pajetta a quelli del nostro lea­der. Altra sto­ria».
E quando nel ‘94 diven­ta­sti mini­stro del Msi come la pre­sero?
«E fui anche il primo mini­stro di quel governo – unica donna – ad andare in Gre­cia. “Chissà che suc­cede”, mi dis­sero. Tor­nai carica di regali…».
È la tua bio­gra­fia che oggi torna nel dibat­tito pub­blico?
«Non lo so. Certo è che un dibat­tito da per­di­tempo, con tutto quel che c’è da fare pure nei comuni».
Quanta gente hai reso felice con quel gesto?
«Tanta. Scri­vono, mi abbrac­ciano...».
E che scri­vono?
«Evviva il corag­gio, evviva l’appar­te­nenza».
I gio­vani della destra di oggi come hanno letto que­sta pole­mica?
«Con orgo­glio, hanno anche pub­bli­cato una vignetta sull’ex sin­daco, spe­den­dolo ideal­mente all’uffi­cio patenti di demo­cra­zia…».
Quale morale ricavi da que­sta pole­mica?
«Quella che dovrei rin­gra­ziarli, gli avver­sari poli­tici. Mi hanno fatto il regalo di poter ripar­lare di un periodo glo­rioso come quello del Msi e di una figura straor­di­na­ria come Gior­gio Almi­rante».