repubblica.it, 21 aprile 2026
Anac, affidamenti diretti ormai al 95%
L’esplosione degli affidamenti diretti per servizi, forniture e consulenze, arrivati ormai al 95% delle acquisizioni totali. La disparità di genere negli appalti Pnrr, nonostante le norme a tutela di donne e giovani: meno dell’8% delle procedure Pnrr hanno previsto clausole per incentivare la parità generazionale e di genere, appena 7.000 procedure su 96.000. La distrazione dei fondi dell’Unione europea, in crescita del 35% rispetto al 2024. Sono le segnalazioni più gravi che emergono dalla Relazione Annuale dell’Anac, l’Autorità Anticorruzione, presentata oggi dal presidente Giuseppe Busia alla Camera dei Deputati, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Il fenomeno della corruzione “si è fatto più insidioso e sfuggente, per insinuarsi in ogni interstizio della vita pubblica”, è scritto nella relazione. “Non più soltanto le tradizionali tangenti – rileva l’Autorità – ma una costellazione di condotte subdole: dalle consulenze fittizie alle sponsorizzazioni opache, dai concorsi inquinati alla distrazione dei fondi dell’Unione (in crescita del 35% lo scorso anno, secondo la Procura europea). A volte, arriva addirittura a lambire i livelli istituzionali più alti: non si limita a violare le regole, ma punta a riscriverle, privatizzando la sovranità”.
Segnali negativi che descrivono un Paese che non funziona come dovrebbe: in apertura della relazione Busia cita l’affresco dell’Allegoria del Cattivo governo di Ambrogio Lorenzetti, che «già nel Trecento, ci offriva il desolante quadro di ciò che accade quando l’interesse privato soffoca il bene comune: città in rovina, campagne devastate, paura dilagante (Palazzo Pubblico di Siena, 1338). Non una rappresentazione immaginifica, ma lo specchio della realtà: ieri come oggi, la corruzione distrugge risorse, vanifica l’impegno, minaccia la sicurezza, talvolta uccide le persone. E, intanto, corrode lentamente le fondamenta stesse della convivenza civile. Un fenomeno che nel tempo si è fatto più insidioso e sfuggente, per insinuarsi in ogni interstizio della vita pubblica».
La sicurezza sul lavoro
Busia si sofferma anche sulla sicurezza sul lavoro, ricordando che «negli appalti pubblici – anche più che altrove – servono tutele stringenti: controlli rafforzati, responsabilità di filiera, cantieri digitali, tracciabilità dei flussi di manodopera, formazione obbligatoria. I rischi maggiori si annidano nei subappalti, soprattutto quando si moltiplicano a cascata, erodendo trasparenza e responsabilità».
«Quando il subappalto non nasce da esigenze tecniche reali, – afferma il presidente Anac – ma da un errato dimensionamento della gara, perdono tutti: i piccoli operatori, costretti a sacrificare margini di profitto nei confronti dell’appaltatore principale; i lavoratori, depauperati di garanzie fondamentali; la collettività, privata di servizi di qualità».
Per questo, Busia chiede di «integrare le banche dati Anac con la patente a punti e gli altri strumenti digitali usati nel settore, così da evitare costose duplicazioni e rendere più efficaci le tutele», e di «impedire che contratti fantasma, firmati da soggetti non rappresentativi, falsino la concorrenza a detrimento dei lavoratori».
L’abuso d’ufficio
Il presidente dell’Anac torna a segnalare i vuoti di tutela lasciati dall’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e «il parallelo ridimensionamento del traffico di influenze illecite». «Per compensare l’arretramento del diritto penale, – afferma – si sarebbero dovute rafforzare almeno le garanzie amministrative. Purtroppo, è avvenuto il contrario».
Per l’Autorità, «una serie di modifiche puntuali ha fatto venir meno i limiti al passaggio diretto dalle cariche politiche, verso quelle nelle società partecipate e i vertici dell’amministrazione, sia a livello locale che regionale. Ciò, col rischio, fra l’altro, di incentivare la nascita di nuove società partecipate non funzionali all’interesse pubblico. Parallelamente si è indebolita, con scelte disomogenee, la disciplina sulle incompatibilità successive per i dipendenti pubblici – il cosiddetto divieto di pantouflage – che avrebbe invece richiesto, come da noi segnalato, un intervento deciso per garantirne l’effettiva applicabilità, soprattutto nei confronti dei gruppi societari più influenti».
Appalti in aumento
Nel 2025 il valore complessivo degli appalti pubblici in Italia è stato di 309,7 miliardi di euro, spiega Busia, di cui circa 20,8 miliardi dovuti ad appalti effettuati e finanziati con le risorse del Pnrr. «Il numero complessivo degli appalti è, invece, pari a 287.421, – rileva il presidente dell’Anac – in aumento rispetto al 2024 sia per numero di procedure, con +7,6%, che per il loro importo totale con un incremento del +13,9%.I settori in forte crescita in termini di importo sono il settore delle forniture e quello dei servizi, rispettivamente con +25,2% e +15,9% rispetto al precedente anno. In flessione il settore dei lavori con un -10,6%. Le tipologie di forniture maggiormente acquistate nel 2025 sono quelle relative ai prodotti farmaceutici, la cui spesa aumenta rispetto al precedente anno del 65,4% e quelle relative alle apparecchiature mediche, che fanno registrare un incremento di spesa del 10,1% rispetto al 2024».
La riduzione delle stazioni appaltanti
La relazione si sofferma anche sulla riduzione e qualificazione delle stazioni appaltanti, obiettivo al quale il Pnrr ha dato una grossa spinta. La riduzione è stata ottenuta, «in due anni siamo passati da oltre 20.000 a circa 4.000», dice Busia, aggiungendo però che l’obiettivo «non è solo ridurre il numero degli enti qualificati, ma renderli più forti, più efficienti, più capaci di offrire servizi migliori anche ai soggetti meno strutturati. Tutto ciò mette in rete le eccellenze presenti nell’amministrazione, genera sinergie, produce economie di scala, diffonde buone pratiche, accelera le procedure. Rappresenta, nel complesso, una riforma profonda dell’architettura amministrativa del Paese, un modello da estendere anche ad altri settori dello Stato e capace di lasciare tracce tangibili: amministrazioni più produttive, cooperazione fra enti, scambio di informazioni, crescita condivisa».