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 2026  aprile 21 Martedì calendario

Stretta sulle feste di laurea. Ogni città ha i suoi divieti

Il lancio in aria del tocco sì, quello di coriandoli assolutamente no. Una scatola di biscotti della nonna sì, il buffet con panini e prosecco invece no. La corona d’alloro in testa sì, baci, abbracci e hip hip hurrà pure, ma con moderazione. Cori, striscioni e declamazione del papiro anche no. Farina, uova, schiuma, fumogeni e fuochi d’artificio? Nemmeno a parlarne. Anche le feste di laurea, nei viali universitari e cittadini, hanno le loro regole. E da Venezia a Bari è una pioggia di decaloghi per normare i party.
In Laguna, ad esempio, tradizione vuole che tutti i laureati della triennale si riuniscano in piazza San Marco: erano ottocento martedì scorso. Per questo Ca’ Foscari ha bandito bombolette spray, trombette da stadio, fumogeni, bottiglie di vetro, coriandoli e panini. Stavolta, dopo un decennio di polemiche, anche l’associazione dei commercianti di piazza San Marco ha stilato il suo decalogo per rispettare caffè, ristoranti, boutique, monumenti, gradinate. E la tranquillità dei piccioni. Niente più schiuma, farina e coriandoli, basta rifiuti, plastiche e lattine abbandonati sulla pavimentazione di fine Settecento. Ecco gli slogan: “Festeggia con stile, la gioia non ha bisogno di urlare”, “brinda con misura”, “lascia stare i piccioni”, “evita scherzi fuori luogo”. Ok la festa, ma «questo è un luogo dove entrare in punta di piedi», ha detto il presidente dell’associazione, Gianluca Bisol.
Così anche a Bari, dove l’università e il Comune stanno scrivendo un regolamento plastic free per ridurre l’impatto ambientale delle celebrazioni. In piazza Battisti, tra l’ateneo e Giurisprudenza, erano stati schierati persino gli agenti in borghese per multare chi sparava coriandoli. «Non vogliamo impedire i festeggiamenti – ha chiarito il rettore Roberto Bellotti – ma chiediamo che vengano vissuti in maniera più rispettosa dell’ambiente, della sicurezza e della dignità dell’istituzione universitaria».
A Padova l’università ha puntato tutto su una campagna informativa: “Festeggia la laurea, rispetta la città” è il claim che mette al bando uova, farina e stelle filanti, soprattutto di plastica. “Bombe di carta che non fan male”, scriveva Gianni Rodari, eppure ci mettono centinaia di anni a decomporsi. L’alternativa? Festeggiare a impatto zero: «Un telo da stendere a terra su cui lanciare le uova e non sporcare – consiglia l’ateneo – o coriandoli biodegradabili di semi di fiori». Tra un cicchetto e l’altro, per chi si laurea nel dipartimento di Filosofia meglio evitare «canti, applausi, grida, letture del papiro, travestimenti e bevute». Comprensibile l’entusiasmo ma è pur sempre una sede istituzionale, spiegano in ateneo, e c’è chi nel frattempo studia, lavora o abita nei dintorni.
Da dimenticare cori e canzoni a Uninsubria, dove il divieto si estende a «materiale pirotecnico, fiamme libere, materiale incendiario o esplosivo». Possibile? Fumogeni, petardi e bombe carta non sono così rare per chi frequenta le sedute di laurea. Via anche le «trombette» all’università delle Marche. Tre regole a Verona, dove lo slogan è “prendi a cuore il tuo ateneo”: smaltire i cartoni perché di bidoni traboccanti non se ne può più, usare borracce e piatti riciclabili per banchettare, fare affidamento al car poolling o ai mezzi pubblici per andarsi a laureare.
La tendenza eco ha preso piede anche a Torino: il Politecnico ha distribuito bolle di sapone con packaging in bioplastica al posto dei coriandoli e promosso party a base di biscotti portati da casa. E se è vietatissimo dappertutto presentarsi come fotografi e videomaker per immortalare a pagamento i 110 e lode, guai, a Parma come altrove, anche ad appendere volantini e manifesti sulle mura o sugli alberi. Feste di laurea adelante, ma con juicio.