la Repubblica, 21 aprile 2026
Commerzbank, Orcel va all’assalto
Sfumata l’ennesima trattativa con i vertici di Commerzbank, verso Pasqua, Unicredit va all’assalto frontale.
E a due settimane dalla pubblicazione del prospetto dell’offerta con cui, entro giugno, intende salire dal 26% a oltre il 30% della banca francofortese, si rivolge direttamente ai suoi azionisti, promettendo loro un modello integrato che accrescerà profitti ed efficienza operativa facendo salire i 4,5 miliardi di profitti attuali a 6 miliardi nel 2030, in un polo unico da 21 miliardi di utili.
«Negli ultimi 18 mesi abbiamo fatto di tutto e anche di più per avere un’interazione significativa con loro – ha premesso il banchiere romano -. Non siamo riusciti ad averla quindi non avevamo altra scelta che fare le nostre valutazioni guardando la banca dal di fuori». Così, basandosi sui dati pubblici della rivale che ha poi fatto girare sui modelli del piano strategico Unicredit Unlocked, Orcel ha dato i suoi numeri e pareri. Non teneri: «La storia di Commerzbank è una storia di underperformance. La crescita è stata debole, specie in Germania, e gli investimenti per la trasformazione sono stati limitati». Orcel ha aggiunto: «Commerz è una banca debole, che oggi ha come priorità la crescita fuori dai mercati primari Germania e Polonia, è troppo legata a scommesse finanziarie rischiose e sopravvalutata sui multipli».
In Germania il rendimento medio del capitale (Roac) di Commerz l’anno scorso è stato solo dell’8%, contro il 17% del settore e del 21% di Unicredit, che gestisce Hvb con tutt’altri numeri nel Paese. Proiettando le stime al 2028, per Orcel la “preda” potrebbe alzare il rendimento dal 15% al 19% annuo nel 2028: salendo al 23% nel 2030 in caso di fusione con Hvb. Un’ipotesi che, per Unicredit, porterebbe a circa 7.500 esuberi, la metà dei 15 mila tagli stimati da più fonti tedesche.
Orcel ha illustrato due scenari ben distinti dopo l’Ops: «Nel primo Unicredit rimane sotto la soglia di controllo, con un rendimento netto sopra il 20% e protezione in caso di ribassi in Borsa». Il “controllo” arriva al 50% del capitale, ma anche a meno, in area 40%, livello che consente di controllare l’assemblea straordinaria. Nel secondo scenario, Unicredit «sale a una quota che assicura ritorni superiori al suo costo del capitale, e avvia una transazione strategicamente e industrialmente valida», che il banchiere vede terminare tra fine 2028 e inizio 2029 con la piena integrazione. Le tappe intermedie sono così stimate: a metà 2026 fine dell’Ops, a metà 2027 ottenimento delle autorizzazioni dalle tante autorità tedesche, poi un anno e mezzo per allineare processi e standard dei due marchi. «Entrambi gli scenari sono una vittoria per noi, e nella nostra opinione gli azionisti di Commerz aderiranno all’offerta», ha aggiunto Orcel. Uno dei problemi, a parte la contrarietà del governo tedesco che è anche il secondo maggiore azionista, è che Unicredit ha limitato al 4% il premio pagato sui prezzi del 15, al lancio dell’Ops. Ieri il mercato s’è mosso come se quel premio non bastasse, incorporando nuove attese speculative: Commerz è salita di un altro 1,16%, mentre Unicredit cedeva il 3%, anche gravata dallo stacco cedolare.
Orcel non ha escluso «un lieve ritocco del premio, che dipenderà dal livello dell’adesione, e da una maggior trasparenza da parte di Commerzbank». E ha ribadito che il premio vero è già incorporato nella corsa dell’azione tedesca, raddoppiata dal settembre 2024, quando il primo 9,9% divenne italiano. A quei tempi Commerz aveva un rapporto tra prezzo e utili a sconto del 22% sul settore bancario, oramai azzerato. Nemmeno leggendo i commenti degli analisti di settore, tuttavia, è facile capire quale sarà il “prezzo giusto” che Orcel dovrà offrire per convincere gli azionisti di Commerz a consegnare i titoli: e uno dei motivi principali è che l’operazione, si annuncia lunga, complessa e soggetta a interferenze politiche.