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 2026  aprile 21 Martedì calendario

Eni e Repsol puntano a esportare gas dal Venezuela dal 2031

C’è una data, 2031. E un partner, Repsol. Eni e la compagnia spagnola prevedono di avviare le esportazioni di gas naturale dal Venezuela entro la fine del 2031, dopo aver raggiunto un accordo con Caracas per accelerare lo sfruttamento del giacimento di gas la Perla, uno dei maggiori siti offshore dell’America Latina, a lungo rimasto in stallo.
Verso l’esportazione del Gnl di la Perla
Situato nel Golfo del Venezuela, a circa 50 chilometri dalla costa, Perla è parte della licenza Cardón IV, operata da un’omonima società, di cui Eni e Repsol detengono il 50% ciascuna. La produzione attuale si attesta a 580 milioni di piedi cubi di gas al giorno (pari a 16,4 milioni di metri cubi), ma si stima che il giacimento contenga riserve per 17 trilioni di piedi cubi. Ora l’accordo con la presidente ad interim Delcy Rodríguez – e che coinvolge direttamente la compagnia di Stato Petróleos de Venezuela (Pdvsa) – consentirà alle società europee di più che raddoppiare la produzione nel giacimento e, secondo quanto riporta Bloomberg, esportare il combustibile sotto forma di gas naturale liquefatto da un terminale galleggiante. A patto che la distribuzione sulla rete locale abbia raggiunto i 645 milioni di piedi cubi al giorno. In ogni caso, è ancora presto per presumere che alcuni carichi possano raggiungere l’Italia o l’Europa.
Secondo quanto risulta a Bloomberg, le due compagnie intendono presentare entro giugno un piano di sviluppo definitivo a Pdvsa, comprensivo dell’installazione di due nuove piattaforme entro il 2028 e l’avvio delle esportazioni una volta raggiunti 1,2 miliardi di piedi cubi di produzione giornaliera. L’accordo, prosegue l’agenzia, estende la concessione operativa del giacimento dal 2036 fino al 2051. Un portavoce Eni ha confermato che sono in corso discussioni con Repsol ‌e Pdvsa “⁠sul potenziale ‌e sulle condizioni ⁠per le esportazioni di gas dal progetto Cardón IV”, precisando che non commentano “dettagli che non sono stati ‌ancora finalizzati tra le parti”.
La svolta in Venezuela
Dopo decenni di mancati ammodernamenti, il primo Paese al mondo per riserve di greggio (303 miliardi di barili) ha cambiato atteggiamento il settore petrolifero. L’intesa di Eni e Repsol è stata possibile grazie alle nuove leggi sugli idrocarburi adottate a gennaio da Caracas – sotto l’invito di Washington – che hanno reso più allettanti gli investimenti dei privati. Nelle stesse settimane, gli Usa hanno concesso licenze generali alle europee Eni, Bp, Shell e Repsol e all’americana Chevron per operare nell’oil&gas venezuelano.
Un tema annoso era quello legato al pagamento dei crediti maturati in passato dalle compagnie estere e mai pagati per via delle sanzioni statunitensi sul Paese. Crediti che per Eni ammontano a 3 miliardi di dollari. A lungo la scarsa produzione locale non ha consentito neanche di effettuare i pagamenti in barili di petrolio. Ma le nuove licenze stanno imprimendo un cambio di basso e così già a marzo, alla firma dell’accordo con Repsol e Pdvsa, il Cane a sei zampe aveva lasciato intendere che questa volta i pagamenti sarebbero stati garantiti.