corriere.it, 21 aprile 2026
Faida tra gli uomini di Putin: Kirienko contro Belousov.
Non gliene va bene una, in questa fase, a Sergei Kirienko, numero due dell’Amministrazione presidenziale russa, ma soprattutto vero stratega elettorale di Vladimir Putin e uomo degli incarichi più delicati.
Rispondeva direttamente a lui, infatti, la Social Design Agency, la speciale cellula «politico-tecnologica» creata al Cremlino per influenzare segretamente le elezioni ungheresi in favore di Viktor Orbán, autodefinitosi fedele «servitore» di Putin dentro l’Unione europea. Tutto è stato inutile. Non sono serviti a impedire la sconfitta del satrapo di Budapest, le decine di migliaia di messaggi concepiti in Russia e postati sui social network da ungheresi influenti, che lo accreditavano come l’unico candidato in grado di mantenere l’Ungheria sovrana, «un leader forte con amici globali», mentre il suo rivale Peter Magyar veniva descritto come «un pupazzo di Bruxelles senza appoggi nel mondo».
Ma come se non bastasse, Kirienko si ritrova adesso coinvolto in una lotta interna al potere russo, che lo mette in aperto conflitto con il ministro della difesa, Andreij Belousov, astro nascente del patriottismo ultranazionalista. Una brutta gatta da pelare per lo Zar, che non ha ancora deciso con chi schierarsi.
Succede questo, secondo quanto rivelato da Mikhail Zygar, giornalista e scrittore dissidente che dal 2022 ha lasciato la Russia e vive a Berlino. In vista delle elezioni per la Duma del prossimo settembre, Putin aveva promesso a Belousov una generosa regalia politica per i soldati: 150 veterani della guerra in Ucraina sarebbero stati infatti piazzati nella lista elettorale di Russia Unita per il Parlamento. Seggi sicuri, con tutti i privilegi della carica, come ricompensa per il servizio reso alla patria.
Accade però che sia Kirienko a compilare le liste elettorali. E quando in una riunione a porte chiuse, egli ha presentato i nomi prescelti, Belousov si è accorto che non si trattava di veri combattenti, ma soprattutto di burocrati che avevano speso solo pochi mesi nei ranghi dell’esercito per formalità e soprattutto ben lontani dal fronte. A quel punto il ministro della Difesa, inviperito, si è offerto di compilare lui la lista dei 150. Ma Kirienko si è opposto, argomentando che portare i veterani nella Duma è un rischio, perché potrebbero sfuggire al controllo e ribellarsi allo Zar. L’esempio addotto è quello di Evgenji Prigozhin, il celebre «cuoco di Putin», oligarca e capo della milizia Wagner, che dopo aver combattuto per mesi in Ucraina, nel giugno 2023 si mise a capo di un ammutinamento contro vertici dell’esercito, poi rientrato. Pochi mesi dopo egli morì (anche se i servizi ucraini mettono in dubbio la sua morte) in un incidente aereo durante un volo tra Mosca e San Pietroburgo, di cui non sono mai state accertate le cause.
Lo scontro dentro il Cremlino è un caso senza precedenti. «Per la prima volta – spiega Zygar – una figura che non ha mai avuto a che fare con la strategia elettorale e la composizione delle liste, vuole intervenire nel processo, sfruttando la sua crescente popolarità». In effetti l’ascesa di Belousov come figura politica è stata inaspettata. Vi hanno contribuito le azioni penali che ha avviato contro i collaboratori del suo predecessore, l’ex ministro della Difesa Sergei Shoigu, accusati di corruzione nelle commesse militari. Per molti Shoigu ha finito per incarnare le umiliazioni subite dall’Armata russa in Ucraina, mentre Belousov è l’eroe che lotta per la vittoria. Inoltre, la sua immagine di uomo profondamente religioso e devoto, alcuni dicono fanatico, lo rende un beniamino della Chiesa Ortodossa, uno dei pilastri del potere di Putin.
Non è chiaro come si risolverà la lotta nell’Amministrazione presidenziale. Putin ha bisogno di Kirienko per un processo elettorale come sempre pilotato e privo di sorprese, ma sanzionare Belousov sulla questione dei veterani in Parlamento potrebbe rivelarsi un boomerang e comunque influire negativamente sul morale delle truppe.
Di certo, il Cremlino mostra segni di nervosismo. Zygar fa notare il caso del blogger Ilya Remesio, che fino a poco tempo era considerato una longa manus dell’Amministrazione presidenziale, specializzato soprattutto nel diffondere materiale negativo contro lo scomparso leader dell’opposizione Alexej Navalny. Ma poche settimane fa, dopo la pubblicazione di un post dove accusava Putin di essere responsabile della situazione del Paese e alcune interviste critiche del potere a testate russe in esilio, Remesio è stato internato in un ospedale psichiatrico. Quando l’opposizione esterna non esiste più, il pericolo per un sistema autoritario viene dai conflitti interni.