Corriere della Sera, 21 aprile 2026
Pupi Avati parla del suo nuovo film
Pupi Avati ha girato un film sulla vulnerabilità. Nel tepore del ballo (dal 30 per Duea con Rai Cinema) è la storia di Gianni Riccio, un celebre personaggio della tv, interpretato da Massimo Ghini, che dopo un tonfo giudiziario cerca di rimettersi in sella, ma in modo sbagliato, cercando di farsi di nuovo amare dal pubblico che gli ha voltato le spalle attraverso la complicità fasulla con l’ex moglie, Isabella Ferrari, costretta a recitare la parte. Cinico lui, cinica la conduttrice, Giuliana De Sio, che in nome dell’Auditel vuol gettare in diretta il presunto ritorno di fiamma.
Pupi, in ogni suo film c’è un pezzetto della sua vita.
«Qui torno a un periodo che mi ha dato tanto, gli anni 70 e 80, quando, uscendo dal branco, ho vissuto il privilegio di sognare un futuro che molti amici di gioventù hanno avuto paura di immaginare. Ho avuto il destino straordinario che forse meritavo e forse no, di poter essere favorito dalla vita. Non dimentico che ho cominciato vendendo surgelati, che il mio primo film fu un fiasco, come la mia tentata carriera musicale. La vita è fatta di desideri, ripensamenti, iperboli».
A cosa sta pensando?
«A un film su Rodolfo Valentino. Incontrai Helmut Berger, l’attore feticcio di Visconti che avrei voluto per la sua ambiguità e notorietà. Con un suo sì il film sarebbe partito. Mentre parlavamo, lui raccolse la mia nuca in una mano e poi, in un lampo, mi mise la lingua in bocca, ammutolendomi con un bacio che mai avevo avuto nella mia intera esistenza. Malgrado quel bacio, rifiutò il mio film».
A chi si è ispirato per il personaggio di Ghini?
«La Bologna provinciale di quegli anni era piena di guasconi come lui. Massimo lo definisce a ragione uno stronzone, che però nell’incontro con l’ex moglie capisce le cose che davvero contano e quanto meritasse la vita».
E lei si ritrova in Riccio?
«Sono stato mille volte peggiore di lui, come padre e come marito. Se sono rimasto al mondo è perché i miei tre figli e mia moglie hanno continuato ad amarmi. La mia colpa? L’assenza. Ho fatto di tutto per il mio ego, non c’era che quello. Resto un goliarda, una persona di una fragilità emotiva estrema, con un modo di autoassolvermi che diventa un modo di vivere puerile».
È migliorato?
«Sì, con la vecchiaia. Il finale più bello nella storia del cinema è Il posto delle fragole di Bergman, quando il protagonista ricorda i genitori, di cui aveva grande nostalgia».
La conduttrice ispirata a Barbara D’Urso?
«…Non vorrei infierire, ma siamo nella zona di programmi dove vincono retorica e volgarità. E si ottengono dei risultati, la gente ne gode, mentre lui, Riccio, è disperatamente attaccato al successo che non riesce a replicare. Giuliana era un po’ fuori dal giro del cinema ed è straordinaria, come lo è Isabella Ferrari, completamente struccata, a cui mancavano da un po’ dei film veri. Sono specializzato in nuove sfide lanciate agli attori. Quanto a me, i vecchi hanno diritto di parola solo se rassegnati a una posizione organica al potere».
A cosa si riferisce?
«Beh, alla premiazione dei David denunciai la crisi dei piccoli indipendenti, esortai la politica a un impegno bipartisan, contro il taglio e i fondi che favoriscono solo i ricchi, o le iniziative estemporanee. La politica è tremenda. Persi un sacco di amici quella sera. Fui molto rimproverato da esponenti di governo».
Lo rifarebbe?
«Sì, è quello che penso».
Peggio la tv o il cinema?
«In una gara, al cinema la qualità è ancora più bassa e modesta: mancano il racconto, le sceneggiature».
E a Cannes hanno invitato tutti tranne…
«Ci sono film dal Costa Rica, Nepal, Nigeria, Sudan, Cipro… Si vede che hanno mantenuto il rapporto con la realtà. Il cinema italiano ha tre filoni: cito Luca Guadagnino con ammirazione e sospetto, fa film con cifre fuori dal mondo in molti casi non commerciali; poi i registi che imitano i film Usa più semplici e spettacolari, non riuscendoci mai; e quelli di buon senso, il budget oggi grava sulle scelte artistiche».
Lei canta fuori dal coro. Ma è un outsider che ha girato 54 film.
«...al prezzo di notevoli sacrifici. Questo era un film che mancava».