Corriere della Sera, 21 aprile 2026
Fed: Powell resiste, un fronte anti Warsh. Dazi, via ai rimborsi
Oggi è il giorno di Kevin Warsh. L’uomo scelto da Donald Trump per raccogliere l’eredità di Jerome Powell si siede davanti alla commissione Banche del Senato per l’audizione di conferma alla presidenza della Federal Reserve, in un momento di straordinaria tensione istituzionale attorno alla banca centrale più influente del mondo.
Cinquantasei anni, laureato a Stanford e poi alla Harvard Law School, Warsh è stato governatore della Fed tra il 2006 e il 2011 (il più giovane della storia, nominato da Bush). Uomo di Wall Street, già gestore di investimenti in venture capital tecnologico per il finanziere Stanley Druckenmiller, avrebbe un patrimonio di oltre 200 milioni di dollari stando alla dichiarazione finanziaria di 69 pagine depositata al Senato. Senza contare quello della moglie, Jane Lauder, erede del gruppo cosmetico Estée Lauder. La sua linea politica monetaria, che critica il «mandato troppo ampio» della Banca Centrale, punta a una Fed più snella, concentrata sulla stabilità dei prezzi e meno incline a interventi massicci come il Quantitative easing. Paradossalmente, Trump lo ha scelto sperando in tassi più bassi per pompare l’economia. Ma le posizioni storiche di Warsh suggeriscono un rigore che potrebbe portarlo, esattamente come Powell, a scontrarsi con i desiderata della Casa Bianca. Un equilibrio ancora più precario se si considera che l’Amministrazione ha appena lanciato un portale per avviare il rimborso record di 166 miliardi di dollari di dazi bocciati dalla Corte Suprema: una massa di liquidità che tornerà a 330 mila importatori (tra cui colossi come FedEx e Costco) proprio mentre la Fed cerca di domare i prezzi.
Il vero nodo dell’audizione, però, è politico e giudiziario. Da un lato, undici senatori democratici hanno chiesto di rinviare l’esame di Warsh, sollevando dubbi sui suoi enormi interessi finanziari. Dall’altro, la resistenza interna ai repubblicani: il senatore Thom Tillis guida un gruppetto di ribelli nella commissione Banche che minaccia di bloccare la conferma finché non si farà chiarezza sull’indagine del Dipartimento di Giustizia (DoJ), che coinvolge proprio Jerome Powell. Il mandato di Powell scade il 15 maggio, ma la legge gli consente di restare nel board fino al 2028. Powell sembra intenzionato a non lasciare l’istituzione finché l’inchiesta non sarà chiusa.
Alla Bce Christine Lagarde fa i conti con la crisi iraniana. Ieri la presidente ha detto che lo shock energetico «è enorme», ma «finora non abbiamo visto un rialzo sufficiente dei prezzi energetici da metterci sullo scenario avverso». La «doppia incertezza, su durata dello shock e ampiezza delle ripercussioni, richiede di raccogliere più informazioni prima di trarre conclusioni di politica monetaria». Intanto la corsa alla sua poltrona è già partita. Secondo un sondaggio del think tank Omfif tra esperti di politica monetaria, il candidato più qualificato è lo spagnolo Pablo Hernández de Cos, che ha superato nelle preferenze i falchi Joachim Nagel (Bundesbank) e Klaas Knot, oltre al francese Villeroy de Galhau.