Corriere della Sera, 21 aprile 2026
Tim Cook lascia Apple. Al suo posto arriva John Ternus
Tim Cook lascia la guida operativa di Apple. Dal 1° settembre l’uomo che ha trasformato il fenomeno culturale dell’iPhone nella più imponente macchina da profitti della storia non sarà più l’amministratore delegato. Al suo posto salirà John Ternus, l’ingegnere che nell’ultimo decennio ha progettato i processori e l’hardware di Mac e iPad. È un cambio di guardia che chiude una stagione irripetibile: dopo quindici anni dominati dall’efficienza finanziaria, la parola torna ai tecnici per affrontare la sfida dell’intelligenza artificiale, campo in cui la Mela insegue.
Cook non uscirà di scena, ma resterà come presidente esecutivo. Ma l’addio al ruolo operativo segna la fine di un’epoca. Cook è stato il manager capace di coordinare una macchina produttiva globale senza precedenti. Se Jobs era il visionario che aveva inventato il futuro mobile, Cook è stato il genio dell’organizzazione e dei bilanci, portando il valore dell’azienda da 350 miliardi a sfiorare i 4 mila miliardi di dollari di capitalizzazione. Ma quella macchina, oggi, deve affrontare un mondo che corre molto più velocemente. John Ternus, 51 anni, eredita una sfida che non si vince più solo con l’ottimizzazione dei costi. Entrato a far parte di Apple nel 2001 nel team di product design, è diventato vice president dell’Hardware Engineering nel 2013. Dal 2021 siede nel team esecutivo come senior vice president, con responsabilità sull’ingegneria hardware di tutti i principali prodotti dell’azienda: iPad, AirPods, iPhone, Mac e Apple Watch. Ternus è l’uomo che ha guidato la rivoluzione dei chip «Apple Silicon», portando l’azienda a produrre in casa i propri processori e integrando i sistemi neurali necessari per far girare l’intelligenza artificiale generativa direttamente sui dispositivi, senza passare per i server esterni. In un momento in cui Google e Microsoft sembrano aver preso il sopravvento nell’AI, la sua nomina indica che Apple voglia tornare a scommettere tutto sulla superiorità del prodotto fisico. Come dire: la prossima battaglia non si combatterà solo nel cloud, ma nella potenza dei chip che portiamo in tasca.
Le sfide per Ternus non mancano. C’è il nodo della Cina, un tempo fabbrica del mondo e oggi mercato difficile e rischioso, da cui Cook ha iniziato a fuggire spostando la produzione in India e Vietnam. C’è la pressione dell’Europa, che con le sue norme antitrust sta scardinando il sistema chiuso dell’iPhone, obbligando Apple ad aprirsi a store esterni e minando la sua redditività storica. E c’è, soprattutto, la necessità di trovare una nuova rivoluzione: Cook ha creato ricchezza immensa con i servizi e gli accessori, ma non ha mai lanciato un prodotto che cambiasse il costume sociale come fece l’iPhone nel 2007. Dal 1° settembre, mentre Cook gestirà i rapporti diplomatici con i governi e il nuovo protezionismo, Ternus dovrà dimostrare che Apple sa ancora inventare il futuro e non solo gestirlo. La fine dell’era Cook è l’inizio di una scommessa: quella di un ritorno alle origini, dove l’ingegnere conta più del finanziere.