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 2026  aprile 21 Martedì calendario

Roma, calci e pugni in strada per la kippah

Calci e pugni davanti alla moglie. Erano usciti per fare una passeggiata sotto casa: si sono ritrovati all’ospedale San Camillo. Lei al capezzale del marito, un 62enne ebreo romano, vicino alla Comunità della Capitale, ricoverato in osservazione al San Camillo con ferite e soprattutto una lesione a un occhio. Ieri mattina è stato dimesso e si è presentato alla polizia per denunciare quella che è, a tutti gli effetti, un’aggressione antisemita. L’ennesima a Roma. Gli investigatori stanno dando la caccia ad almeno due uomini, presumibilmente nordafricani, che nel tardo pomeriggio di domenica in una traversa di viale Marconi, nella zona sud della città, hanno insultato in arabo e aggredito il 62enne perché indossava la tradizionale kippah, il copricapo che gli ebrei indossano principalmente in preghiera. Dopo essere stata apostrofata la prima volta, passando davanti a un negozio etnico – «ebreo di m....», avrebbero detto i due secondo alcuni testimoni —, la vittima ha reagito: prima un battibecco, poi una colluttazione durante la quale è stata scaraventata a terra e colpita ancora.
La moglie ha iniziato a gridare, una ragazza si è fermata e avrebbe anche cercato di allontanare gli aggressori. Che sono fuggiti prima dell’arrivo della polizia, insieme con la stessa giovane: la sua testimonianza potrebbe essere molto utile per chiarire i contorni della vicenda. Sul posto numerose volanti, le indagini sono seguite dalla Digos e dal commissariato San Paolo. Acquisiti i filmati delle telecamere di sicurezza della zona e non si esclude che già in passato proprio il 62enne sia rimasto vittima di episodi analoghi. Già oggi potrebbe essere inviata un’informativa in Procura. Il reato ipotizzato? Lesioni aggravate dall’odio razziale. «Non è la prima volta in Italia. Un iscritto alla nostra comunità che non voleva rinunciare a indossare la kippah, insultato e aggredito. Denunciamo con forza questo episodio, chiediamo che venga fatta piena luce e i responsabili vengano puniti, e ringraziamo le autorità e le forze dell’ordine per la protezione quotidiana che garantiscono a tutta la nostra comunità, la più antica con i suoi duemila anni di storia», per il presidente degli ebrei romani Victor Fadlun, per il quale «deve essere chiaro a tutti che l’antisemitismo esiste da sempre e dopo il 7 ottobre è aumentato in maniera esponenziale. E che nel momento in cui un ebreo viene insultato e aggredito, in Italia, a Roma, in quanto ebreo, a esser messi in gioco sono i valori fondamentali della Costituzione che appartiene a tutti». Amara la neopresidente delle comunità ebraiche d’Italia, Livia Ottolenghi, che teme «che via via si ridurranno sempre più gli spazi per esprimerci liberamente». È intervenuto anche il sindaco Roberto Gualtieri: «Un episodio inaccettabile di antisemitismo che colpisce i valori più profondi di Roma. Confidiamo nel lavoro delle forze dell’ordine e ribadiamo l’impegno per contrastare ogni forma di discriminazione». E per la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno quanto accaduto «si inserisce in un contesto sempre più allarmante di antisemitismo diffuso».