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 2026  aprile 21 Martedì calendario

Libano, nuovi colloqui. Minacce da Hezbollah sulla «zona cuscinetto»

Tel Aviv Israele e Libano terranno un nuovo ciclo di negoziati giovedì. Per la seconda volta – la prima da quando è in corso la tregua di 10 giorni partita venerdì scorso – le delegazioni dei due Paesi in guerra si incontreranno a Washington con l’obiettivo di arrivare a un cessate il fuoco permanente, o quantomeno per estendere quello in corso e dare più tempo alle trattative.
Il secondo round si terrà al dipartimento di Stato, come hanno annunciato i media israeliani ripresi poi dal Wall Street Journal che cita anche un portavoce dello stesso dipartimento: «Continueremo a facilitare trattative dirette e in buona fede fra i due governi».
All’incontro, che quindi si terrà sotto la stretta osservazione e patrocinio degli Stati Uniti, parteciperanno l’ambasciatore israeliano negli Usa e l’ex ambasciatore libanese a Washington, l’avvocato Simon Karam, scelto come capo delegazione dalla presidenza libanese che ne ha diffuso il nome con una nota ufficiale.
Il presidente della Repubblica Joseph Aoun ha dichiarato che questi negoziati con Tel Aviv «hanno l’obiettivo di fermare le ostilità, porre fine all’occupazione israeliana in alcune regioni del Sud del Libano e dispiegare l’esercito nei confini riconosciuti dalla comunità internazionale».
Stavolta, fa sapere il capo dello Stato, i negoziati «sono diversi da qualsiasi altro» perché il Paese si trova davanti a due scelte: o continuare la guerra, «con tutte le conseguenze umanitarie, sociali, economiche e sovrane», oppure terminarla «e realizzare una stabilità duratura. Io – è la sua conclusione – ho scelto il negoziato e sono pieno di speranza che riusciremo a salvare il Libano».
Hezbollah, il gruppo sciita filo-iraniano le cui milizie da molto tempo Israele vorrebbe disarmare e ridurre ai minimi termini, risponde a tutto questo con un’intervista all’Afp del suo deputato Hassan Fadallah. «Qualsiasi zona cuscinetto o linea difensiva istituita dall’esercito israeliano sarà abbattuta», promette, precisando che «nessuno in Libano sarà in grado di disarmare la resistenza». Altre richieste: che la tregua continui, che il presidente Aoun abbandoni i negoziati diretti con Israele e che le Forze di difesa israeliane si ritirino dal Libano meridionale.
Quando parla di «linea difensiva» il deputato dell’organizzazione islamista si riferisce alla «linea gialla» tracciata nella mappa che l’esercito israeliano ha pubblicato domenica. È una cartina che ridisegna i confini fra Israele e Libano, fin qui stabiliti dalla linea blu dalle Nazioni Unite nel 2000 per separare i due Paesi.
L’Idf ora impone la sua presenza con quella che definisce «linea di difesa avanzata», che si estende dal confine fra Libano e Siria, a est, fino al Mediterraneo, a ovest. Ed è nello specchio di mare davanti a Israele e Libano che si trova il giacimento di gas di Qana che, secondo il disegno della nuova cartina, finisce di fatto sotto il controllo israeliano. Questo malgrado i diritti del Libano, su quelle risorse energetiche offshore, definiti da un accordo firmato nel 2022 con la mediazione degli Stati Uniti. Quell’accordo concesse al Libano i diritti esclusivi di sviluppo di Qana che, secondo le stime di allora, valeva circa 100 miliardi di metri cubi di gas naturale. Il vicino giacimento di Kerish, invece, finì già nel 2022 interamente nella zona israeliana com’è rimasto fino a oggi.
Davanti alla cartina Hezbollah grida all’annessione illegittima di territori libanesi e Fadallah giura: «Spazzeremo via questa linea gialla con la resistenza».
Giovedì riprenderanno i negoziati ma la pace, per ora, non si vede all’orizzonte.