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 2026  aprile 21 Martedì calendario

Così la rete di Del Deo «sfruttava gli appalti»

C’è il sospetto di un allarmante intreccio tra dossieraggi e ruberie, dietro l’inchiesta della Procura di Roma che coinvolge un ramo della penultima gestione dei servizi segreti. Che per adesso si limita a voci di corridoio e intercettate (ma non ancora dimostrate) per quanto riguarda la parte probabilmente più inquietante: l’uso «non istituzionale» delle informazioni riservate acquisite attraverso gli apparati; mentre ha trovato fondati riscontri, secondo l’accusa, sul versante degli arricchimenti illeciti. Forse trasferiti anche all’estero.
La trama è sintetizzata nei capi d’accusa mossi all’ex numero due dell’Aisi (l’Agenzia per la sicurezza interna) e già dirigente del reparto economico-finanziario della stessa struttura Giuseppe Del Deo, indagato per accesso abusivo ai sistemi informatici e peculato; in concorso, per questo secondo reato, con l’imprenditore Carmine Saladino, già presidente della società pagata dal Servizio e inquisito a sua volta per una frode legata ad altri presunti guadagni indebiti.
Dalle microspie utilizzate per registrare i dialoghi dei personaggi implicati nell’indagine originaria sulla cosiddetta Squadra Fiore, i carabinieri del Ros hanno sentito parlare in almeno un paio di conversazioni dei «neri di Del Deo», definiti un nucleo di soggetti «a lui legati da un rapporto fiduciario» utilizzati per «condotte infedeli», ricorrendo a «risorse e banche dati in uso all’Agenzia». Il 2 gennaio 2025 due ex dipendenti del Servizio fanno riferimento a un «tale Cucci», carabiniere o ex carabiniere che «effettuerebbe accessi per fini non istituzionali secondo il modus operandi della “cricca di del Deo”». E pochi giorni prima, il 23 dicembre 2024, uno dei due dialoga con Marina Mayer, addetta alla segreteria di un reparto dell’Agenzia, secondo la quale «i neri di Del Deo avrebbero fatto casini dal Vaticano».
In quello e altri colloqui si parla di collegamenti tra l’apparato e Equalize, l’agenzia investigativa di Milano finita al centro di un’altra indagine su dossieraggi. Ma soprattutto di «ammanchi di denaro» sui quali i Servizi avrebbero avviato un’indagine interna. E con linguaggio che gli inquirenti definiscono «prudente, sottinteso e allusivo», discutono di «anomalie riferibili a Del Deo apprese da ex colleghi vicini» all’Aisi. Chiamata a testimoniare a maggio 2025, la segretaria ha ammesso come «fosse notorio, in ambienti dei Servizi, che Del Deo avesse una grande disponibilità di soldi e ampio potere di disposizione di risorse pubbliche», e ha confermato gli «ammanchi di milioni» riferiti da altri dipendenti. Chiamata a farne i nomi, però, ha detto di non ricordarli, «aggiungendo di aver pensato, come altri, che Del Deo portasse i soldi all’estero».
Prima ancora di diventare vicecapo, Del Deo aveva la responsabilità di negoziare con le ditte pagate dall’Agenzia per i servizi forniti, operando sul conto corrente intestato alla presidenza del Consiglio. E una delle operazioni passate al setaccio degli investigatori ha portato all’ipotesi di peculato per almeno 5 milioni di euro. Ricavato da un contratto stipulato tra l’Aisi e la società Sind, di proprietà della Maticmind fondata da Carmine Saladino (che l’ha ceduta un anno fa) e in parte minoritaria degli imprenditori Enrico Fincati e Nicola Franzoso (a loro volta legati a Del Deo) per la fornitura e l’utilizzo di una piattaforma informatica chiamata Nexus. Valutata 10 milioni di euro, da pagare in due tranches: la prima fattura è stata saldata, la seconda no perché, rimosso Del Deo dal vertice, l’Agenzia ha esercitato il diritto di recesso per la sproporzione dell’accordo e contestando l’esecuzione della prestazione.
L’indagine dei pm e del Ros ha accertato che di fatto, fino a quel momento, la presidenza del Consiglio (e dunque l’Aisi) è stata l’unica cliente di Sind, e che fra Fincati, Franzoso e Del Deo «sono emersi forti intrecci di interessi economici a partire dal 2012, che delineano un parallelismo tra la carriera imprenditoriale dei primi due e lo sviluppo del percorso professionale del funzionario pubblico». Secondo l’accusa, non solo Del Deo pagava attraverso l’Aisi gli appalti affidati alla Sind (la fattura per alcuni lavori a casa della ex direttrice del Dis Elisabetta Belloni viene definita nelle intercettazioni «la fattura di Del Deo»), ma ci sarebbero vere e proprie attività comuni. Arrivate all’investimento che ha portato nel 2019 Fincato e Franzoso a comprare il Relais degli Ulivi, in Umbria, sostenuto dai finanziamenti della Sind: un lussuoso resort, rimesso in vendita sei mesi fa, nel quale sono risultati impegnati alcuni stretti collaboratori di Del Deo, tra cui una donna assunta da Del Deo per tre mesi come collaboratrice domestica.
I pm ritengono «con elevata probabilità indiziaria» che «Del Deo possa essere contitolare di fatto dell’agriturismo di proprietà della Sind». Amministrata da Saladino finché possedeva la Maticmind, ceduta a Cvc e Cassa depositi e prestiti per una cifra arricchita da una sorta di bonus pagato in differita sulla base di profitti pregressi che la nuova gestione della società attribuisce a conti truccati: una falsa «fattura della Danimarca», risalente al 2023, che gli avrebbe garantito 8 milioni di euro non dovuti.