La Lettura, 19 aprile 2026
Donne sapiens e uomini di Neanderthal
Che Homo sapiens, uscito dall’Africa in diverse occasioni – l’ultima 60 mila anni fa – avesse incontrato in Eurasia altre specie, Neanderthal e Denisova, e si fosse ibridato con loro dando alla luce cuccioli fertili, è ormai ben noto. Tanto è vero che nel Dna di tutti i popoli che abitano la terra, al di fuori dell’Africa si capisce, c’è fino al 4 per cento di Dna di Neanderthal (nelle Filippine la percentuale di Dna che viene da Denisova è ancora più alta); i dettagli di quegli incontri, però, sono sempre rimasti un mistero.
Chi si accoppiava con chi? Per anni non c’è stato modo di rispondere a questa domanda, salvo che uno studio di ricercatori svizzeri del 2004 aveva già fatto vedere come in popolazioni euroasiatiche non vi sia traccia di Dna mitocondriale di Neanderthal, che viene trasmesso soltanto dalle madri a tutti i figli, maschi e femmine. Era un primo indizio del fatto che fossero gli uomini di Neanderthal e le donne Sapiens ad accoppiarsi tra loro e a dare vita ai piccoli, piuttosto che il contrario, almeno nella fase finale della loro storia.
Adesso c’è qualcosa di nuovo, di molto nuovo. Un lavoro da poco pubblicato su «Science» fa pensare che la maggior parte di quegli accoppiamenti implicassero, in effetti, maschi neanderthaliani che si univano con femmine Sapiens. Come lo sappiamo? Il materiale genetico di Neanderthal nel genoma di Homo sapiens non è distribuito uniformemente: ci sono parti del genoma di noi Sapiens che mancano completamente di tracce genetiche attribuibili ai Neanderthal, e questo è particolarmente vero per il cromosoma X. Gli scienziati dell’evoluzione hanno chiamato queste zone Neanderthal deserts, come se fossero aree desertiche nelle quali dei nostri incontri con i Neanderthal non c’è traccia. Il cromosoma X viene sempre dalla madre se il figlio è maschio, mentre se è femmina eredita un X dalla madre e un X dal padre. A questo punto ci dobbiamo chiedere perché c’è deserto di Neanderthal proprio lì e non in molti altri cromosomi. Era perché le femmine di Sapiens erano più attratte dai Neanderthal che dagli uomini della loro stessa specie? O perché i maschi di Neanderthal preferivano femmine di Sapiens? Le due cose non si escludono... Anzi, potrebbero essere vere entrambe.
Ma andiamo con ordine. Quando il gruppo più consistente e meglio organizzato della specie Homo sapiens è arrivato in Eurasia c’erano sulla Terra almeno altre 4 specie umane diverse (oltre a Neanderthal e Denisova in Estremo Oriente esistevano due specie pigmee d’origine antica sull’isola indonesiana di Flores e su quella filippina di Luzon), e quei migranti nostri antenati hanno incontrato i Neanderthal, che erano già lì da millenni, prima in Medio Oriente, poi in Asia centrale e pure in Europa orientale. Ce ne furono anche di molto più antichi ma gli ultimi accoppiamenti tra Neanderthal e Sapiens, quelli che hanno lasciato più tracce perché più vicini nel tempo, si sono avuti fra 49 e 45 mila anni fa. Tuttavia, se si cercano tracce di Dna di Neanderthal nel nostro cromosoma X, non se ne trovano. In quelli che i medici chiamano autosomi invece (sono 22 al di fuori dei cromosomi del sesso) Dna di Neanderthal se ne trova sempre, sparso qua e là.
Come si spiega che nel cromosoma X non ce ne sia affatto? Deve esserci stata una qualche asimmetria tra i due sessi. Forse i cuccioli ibridi maschi, portatori dell’X della mamma Neanderthal, non sopravvivevano o non erano capaci di riprodursi, al contrario dei loro simili con l’X della mamma Sapiens. Quindi la selezione naturale avrebbe rimosso le varianti neanderthaliane dal nostro cromosoma X. Sappiamo per esempio che alcune malattie legate a mutazioni genetiche sul cromosoma X colpiscono di più i maschi, perché non hanno il secondo cromosoma X omologo che può compensare geneticamente la patologia. Ma perché il problema riguardava solo il cromosoma X ereditato dalla mamma neanderthaliana e non da quella Sapiens?
Questa spiegazione non convince del tutto gli scienziati, perché di solito l’incompatibilità genetica tra due specie è simmetrica. A riprova di questo, per tutti gli altri «deserti neanderthaliani» nel Dna Sapiens, si trova un corrispondente «deserto Sapiens» nel genoma di Neanderthal. In quelle regioni genetiche, le ibridazioni evidentemente davano effetti deleteri e la selezione naturale le ha ripulite. Per il cromosoma X, no. Strano.
Gli autori escludono inoltre che possa essere un effetto casuale dovuto alle dimensioni più piccole dei gruppi di Neanderthal. E allora ecco un’altra spiegazione, che fra l’altro risponderebbe alla domanda che ci siamo fatti all’inizio, e cioè se negli accoppiamenti fra Neanderthal e Sapiens il partner dei maschi Neanderthal fosse spesso una femmina Sapiens.
Come venirne a capo? Forse è più logico pensare che i maschi Neanderthal fossero davvero attratti soprattutto dalle femmine Sapiens? In questo il Dna del nostro cromosoma X non ci aiuta: per arrivarci bisognerebbe guardare all’altra faccia della medaglia. C’è del Dna di Homo sapiens nei Neanderthal? Alexander Platt, un genetista dell’evoluzione dell’università della Pennsylvania, ha trovato il Dna di una femmina di Neanderthal vissuta nei monti Altai in Siberia meridionale 122 mila anni fa. Nel cromosoma X di questa donna c’era una volta e mezza il Dna di Sapiens che si poteva trovare negli altri cromosomi, e lo stesso nel Dna dell’X di altri due Neanderthal risalenti rispettivamente a 80 mila (dalla grotta di Chagyrskaya, sempre negli Altai, dove nel 2022 fu sequenziato il Dna di un intero gruppo familiare neanderthaliano di 11 individui) e a 50 mila anni fa (dalla grotta di Vindija in Croazia). Adesso si trattava di spiegare come fosse arrivato tutto quel Dna di Sapiens proprio nel cromosoma X dei Neanderthal.
Una possibilità era che, nel corso delle migrazioni che si sono succedute, il gruppo di Sapiens arrivato fino alle terre dei Neanderthal, in Eurasia, avesse un’organizzazione sociale (detta patrilocale) in cui era più probabile che fossero le femmine a trasferirsi nella popolazione di origine del compagno. Ma questo gli scienziati, contando su modelli matematici che hanno consentito simulazioni estremamente sofisticate, sono arrivati ad escluderlo. L’eccesso di Dna di Sapiens nel cromosoma X di quei Neanderthal arriva all’1,6 per cento rispetto a quanto si trova negli altri cromosomi (si tratta in media del 62 per cento in più di Dna Sapiens nell’X rispetto agli altri): troppo, anche immaginando che fossero le femmine Sapiens a traslocare ed essere integrate nei gruppi di Neanderthal. In queste circostanze si può arrivare, secondo quei modelli matematici, a giustificare un eccesso di Dna di Sapiens di 1,3 per cento; più non ce ne può essere. La presenza di Dna di Sapiens nei cugini Neanderthal, peraltro, non conferiva alcun vantaggio perché la maggior parte di queste sequenze si trova in parti del genoma che non codificano per proteine.
A questo punto Platt e i suoi colleghi suggeriscono che questo surplus di Dna dipenda non tanto da dinamiche demografiche, quanto da un accoppiamento asimmetrico tale per cui i maschi con ascendenti Neanderthal si accoppiavano soprattutto con femmine con ascendenti Sapiens. Questa secondo loro è l’ipotesi più parsimoniosa, cioè più semplice. Se l’ibrido che nasceva era maschio, portava con sé il cromosoma X di Homo sapiens e quello di Neanderthal si estingueva. Se era femmina portava con sé un cromosoma X di Neanderthal e uno di Sapiens, ma se poi costei si accoppiava a sua volta con un maschio Neanderthal la probabilità di trasmettere l’X di Neanderthal diminuiva rapidamente.
Non chiedeteci se ci fosse una ragione perché le donne Sapiens si accoppiassero preferibilmente con i maschi Neanderthal o perché gli uomini Neanderthal preferissero le donne Sapiens. Non lo sappiamo, non lo sa nessuno. Può essere dovuto a una scelta da parte delle femmine o alla disponibilità ad accoppiarsi. O possono esserci altri fattori, culturali e sociali, chi lo sa. Fatto sta che questi accoppiamenti asimmetrici andarono avanti per quasi 200 mila anni. Sarah Tishkoff, genetista dell’Università della Pennsylvania e co-autrice dello studio, ritiene poco probabili scenari violenti, come incursioni di uomini di Neanderthal per rapire donne di Homo sapiens. Per quanto ne sappiamo, le interazioni potrebbero essere state pacifiche.
Ci vorrebbe la macchina del tempo per tornare a quel periodo e osservare cosa accadeva, tra quelle due forme di umanità, così simili e al contempo diverse, quando si incontravano negli spazi sterminati dell’Eurasia e condividevano territori e risorse. Resta il fatto che i genetisti e gli scienziati dell’evoluzione avevano sempre trattato questo argomento come se i Neanderthal e i nostri antenati semplicemente si fossero incontrati e avessero cominciato ad accoppiarsi. La realtà probabilmente fu più complessa e andando avanti con le conoscenze si aggiungeranno altri elementi. Tuttavia, il lavoro di «Science» apre una prospettiva nuova per cominciare a capire come si è arrivati, di generazione in generazione, a forgiare il genoma dell’uomo moderno. Un genoma che non è puramente nostro, ma porta con sé le tracce di altre umanità.