il Fatto Quotidiano, 20 aprile 2026
Ma mi faccia il piacere
Assunzioni. “Cinzia Monteverdi spiega che la casa editrice de Il Fatto è ‘in continua crescita’ e quindi non ci sono problemi di liquidità, di indebitamento esagerato e di performance economica e finanziaria e che tutto ciò è stato certificato da Kpmg… Grazie dunque per la risposta che assumiamo essere consapevole e ponderata” (Carlo Calenda, Azione, X, 18.5). “Ma assumi uno psichiatra, Carlo” (Alessandro Robecchi, X, 18.5).
Lady Cia. “Il Rutto quotidiano, con le pezze al culo, ancora pontifica a favore di Putin. Chiede elemosina?” (Anselma Dell’Olio in Ferrara, X, 18.4). No, genio, quello è tuo marito che prendeva i soldi dalla Cia per fare la spia, prima che alle elemosine al Foglio provvedesse lo Stato.
Brrr. “Chi ha paura di Salis? Di certo Travaglio” (Dubbio, 18.4). Ma per via del martello?
Urbi et orbi. “Una Carta miope e presbite. La Costituzione deve vedere lontano, diceva Calamandrei. Ma è anche miope: non riconosce i segni di crisi del parlamentarismo” (Sabino Cassese, Foglio, 13.4). Oppure sei tu che sei guercio.
La mosca cocchiera. “Tajani: ‘Agli Stati Uniti lo spiegheremo: essere alleati serve anche a voi’” (Corriere della sera, 16.4). Ci parla lui.
Giornalismo anglosassone. “Lei è un pacifico netturbino o un assassino spietato che ha massacrato un’intera famiglia?” (Bruno Vespa a Olindo Romano, Porta a Porta, Rai1, 16.4). “Il Teatro Massimo è grande quanto la Scala?”, “Palermo è una destinazione di turismo sempre più popolare?”, “Lei dirige il Teatro Massimo?”, “Quanti sono i musicisti?”, “Lei dirige anche concerti sinfonici?”, “Ama il suo lavoro?” (Alain Elkann ad Alvise Casellati, Stampa, 5.4). Mah, guardi, così su due piedi, non saprei.
Slurp. “È un bene che Matteo Renzi si sia riacceso. Sicuramente, tra i leader dell’opposizione, è il più bravo a parlare ‘a braccio’, che è una componente del carisma… Renzi sa usare l’ironia, l’invettiva e adesso anche l’autoironia che lo riscatta” (Francesco Merlo, Repubblica, 11.4). Infatti, alle parole “leader” e “opposizione”, è scappato da ridere persino a lui.
L’Uomo del Golfo. “Conte nel suo libro si racconta come vittima di queste persone. Nella realtà ci governa insieme” (Luigi Di Maio, 13.4). Ma quindi è già partito il Conte 3?
Il carceriere. “Con la scusa della guerra ci riprovano col lockdown. Uno scenario non sgradito a Conte, il quale con la vittoria del No sogna di tornare a rinchiuderci a colpi di Dpcm” (Verità, 8.4). Uahahahahah.
Un pesce di nome Zanda. “Zanda: ‘Conte è piuttosto di destra’” (Foglio, 8.4). Mica come il Pd sinistrissimo di Zanda che governava con Berlusconi nei governi Monti e Letta.
Siamo salvi. “Lo scudo di Zelensky è il miglior asset possibile per la sicurezza dell’Europa”, “L’Italia vuole i droni di Kyiv”, “I generali che dicono che Kyiv ci insegna a combattere” (Foglio, 15, 16 e 18.4). Ma soprattutto a perdere.
Il gasista. “L’alternativa non è comprare il gas da un criminale come Putin” (Massimo Giannini, Venerdì-Repubblica, 17.4). Giusto: è comprarne di più dai criminali di Algeria, Azerbaigian, Egitto, Algeria, Angola, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Congo.
Molinahvi. “Pahlavi: ‘Contatti con l’Iran, sono pronto a tornare per l’assalto finale al regime’” (Maurizio Molinari, Repubblica, 16.,4). Così gli iraniani non noteranno neppure la differenza.
Fessino. “Fassino: ‘Gas e benzina… ma le vite umane?’. Nessuno vede più quegli impiccati a Teheran” (Riformista, 10.4). Ora vediamo gli sterminati da Usa e Israele.
Piercasinando. “L’attacco di Trump al Papa segno di nervosismo. Asse della blasfemia con Putin” (Pierferdinando Casini, senatore Pd, Messaggero, 14.4). Ah ecco, ti pareva: ha stato Putin.
The Genius. “Il colpo di Trump: riapre Hormuz e pace a un passo. È la vittoria di Donald”, “Noi parliamo, lui agisce” (Tommaso Cerno, Giornale, 18.4). Se non fosse che, prima della guerra, la pace c’era già e Hormuz era già aperto, sarebbe proprio un mago.
Una garanzia. “L’eredità Malagò: 290 milioni di buco per Milano-Cortina. I veri conti delle Olimpiadi gestite dal candidato alla Presidenza Figc” (Fatto quotidiano, 18.4). “Malagò: ‘Al calcio porto credibilità e affidabilità’” (Giornale, 15.4). Il talento va premiato.
Dio li fa… “Luciano Violante pubblica un nuovo libro con Marta Cartabia” (Stampa, 18.4). Uno non bastava: meglio due.
Il titolo della settimana/1. “Claudio Scajola: ‘Dobbiamo aprirci verso l’esterno’” (Stampa, 11.4). Tipo con un attico vista Colosseo.
I titoli della settimana/2. “Le tre condizioni per un regime change in Iran. Intervista”, “Il Nobel Aghion: ‘Lo choc energetico di Hormuz non è una catastrofe” (Foglio, 15.4). Altre cazzate?
Il titolo della settimana/3. “La solitudine di Putin” (Anna Zafesova, Stampa, 14.4). A parte la Cina, l’India e tre quarti dell’Asia, dell’Africa e del Sudamerica, è solo al mondo.
Il titolo della settimana/4. “Smartphone, prescrizione e poco altro. Cosa resta dell’agenda Nordio” (Foglio, 14.4). Oh no, e adesso come facciamo?
Il titolo della settimana/5. “Se gli ebrei italiani si sentono più a a loro agio con gli ex missini” (Riformista, 14.4). Forse dovrebbero farsi qualche domanda.
Il titolo della settimana/6. “Quante sciocchezze feroci, la grazia a Minetti è un’opportunità da cogliere” (Unità, 18.4). Diamoci dentro: tutti a reclutare mignotte e a rubare fondi regionali.