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 2026  aprile 20 Lunedì calendario

Silicon Valley, Palantir: armare gli Usa è “dovere morale”

L’account ufficiale X di Palantir – società americana specializzata in analisi dei dati, nota per il suo sostegno tecnologico a operazioni militari e di intelligence del governo Usa – ha pubblicato un lungo post che riassume, in 22 punti, il contenuto di un libro firmato dal CEO e co-fondatore dell’azienda, Alex Karp, con la collaborazione di Nicholas W. Zamiska, responsabile degli affari societari.
La Repubblica Tecnologica: come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente è stato pubblicato nel 2025. Perché Palantir pubblica una sintesi del volume proprio ora?
“Ce lo chiedete spesso”, scrive l’azienda ai suoi follower su X, quasi 400mila, per introdurre il riassunto di un libro che il New Yorker, a suo tempo, ha definito “la guida di Palantir alla salvezza dell’anima americana”.
Il post è stato pubblicato due giorni dopo che alcuni legislatori hanno chiesto chiarimenti sugli strumenti sviluppati da Palantir per l’ICE, l’agenzia federale degli Stati Uniti criticata per i suoi metodi di controllo dell’immigrazione, in particolare per le operazioni di detenzione e deportazione oggetto di contestazioni da parte di organizzazioni per i diritti civili.
Così un libro diventa dottrina
In breve tempo, i 22 punti proposti da Palantir sono stati letti da oltre venti milioni di persone e hanno avuto un impatto sul dibattito pubblico molto più ampio rispetto a quello generato, un anno fa, dall’uscita del saggio stesso [pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore].
La lunga lista condivisa sui social, di fatto un manifesto dell’azienda statunitense che ha avuto un ruolo attivo anche nel recente conflitto tra Usa e Iran, propone una rilettura del rapporto tra tecnologia, potere e società, sostenendo che l’innovazione non possa restare confinata al consumo e debba tornare a incidere su sicurezza, crescita e assetti geopolitici.
Se il post su X voleva essere un riassunto, in realtà ha fatto molto di più mettendo nero su bianco una dottrina. E ha fornito, a chi osserva il rapporto tra tecnologia e potere, un documento raro di un’azienda molto influente che racconta, senza mediazioni, chi crede di essere e cosa pensa che il mondo dovrebbe diventare.
Cos’è Palantir e chi è Alexander Karp
Palantir Technologies, fondata nel 2003 da Peter Thiel, Alex Karp e altri tre soci, prende il nome dalle “pietre veggenti” di Tolkien: un riferimento letterario che descrive bene la sua missione, cioè vedere e connettere enormi quantità di dati.
Quotata al New York Stock Exchange dal settembre 2020, l’azienda oggi vale circa 350 miliardi di dollari di capitalizzazione ed è uno dei fornitori più importanti di software di analisi dati e intelligenza artificiale per agenzie governative, intelligence, difesa e polizia: tra i suoi clienti figurano l’esercito statunitense, l’ICE (l’agenzia federale per l’immigrazione), la NYPD e vari governi alleati.
Non è, quindi, un’azienda qualsiasi che esprime un’opinione su X. Palantir è un attore centrale dell’apparato di sicurezza occidentale, e i 22 punti del manifesto coincidono in modo non casuale con le linee di business che le portano ricavi. Nel suo bilancio annuale relativo al 2025 si legge che il 54% dei ricavi proviene da clienti governativi e il 74% dagli Stati Uniti.
Il fondatore Peter Thiel, miliardario libertario e storico sostenitore di J.D. Vance e Donald Trump, è una delle figure più influenti della destra tech americana.
Alex Karp ha un profilo più eterodosso: nato a New York nel 1967 da padre ebreo e madre afroamericana, dottorato in filosofia all’Università di Francoforte sotto la guida dell’allievo di Jürgen Habermas, si è definito più volte un “progressista” e ha dichiarato di aver votato per Kamala Harris nel 2024. Insomma Karp non ama Trump ma sogna comunque un’America più muscolare.
Il dovere morale della Silicon Valley
Al centro del manifesto promosso da Palantir c’è l’idea che la Silicon Valley abbia un “dovere morale” verso lo Stato che ne ha reso possibile la crescita, con un coinvolgimento diretto anche nella difesa nazionale.
Il manifesto si apre, al punto 1, con una chiamata alle armi indirizzata ai CEO tech: “La Silicon Valley ha un debito morale verso il Paese che ha reso possibile la sua ascesa. L’élite ingegneristica della Silicon Valley ha l’obbligo affermativo di partecipare alla difesa della nazione”.
Palantir rivolge questo messaggio a un settore che negli ultimi anni si è internamente diviso sulla partecipazione a contratti militari: dalle proteste dei dipendenti Google contro il Project Maven fino al dibattito interno a Microsoft, OpenAI e Anthropic sulle applicazioni militari della loro IA. Karp sta dicendo, in sostanza, che chi si tira indietro sta tradendo un dovere civile.
Poi viene criticata la cultura tecnologica recente, giudicata troppo concentrata su prodotti e applicazioni di consumo e poco orientata a progetti strategici, sicurezza e sviluppo economico. “L’iPhone è la nostra più grande creazione, se non addirittura il culmine della nostra civiltà? – si legge al punto 2 – Questo oggetto ha cambiato le nostre vite, ma oggi potrebbe anche limitare e restringere il nostro senso del possibile”.
Dalla deterrenza nucleare alla superiorità del codice
Il nucleo centrale del manifesto di Palantir si fonda sulla fine dell’era della deterrenza atomica. Secondo la visione dell’azienda, e del suo co-fondatore, l’equilibrio mondiale non è più garantito solo dalle testate nucleari, ma dalla qualità degli algoritmi capaci di guidare sistemi d’arma autonomi.
Karp sostiene che il software sia diventato il fattore decisivo nei conflitti moderni e che l’Occidente debba accelerare lo sviluppo di armi basate sull’intelligenza artificiale per mantenere un vantaggio strategico sui propri avversari.
“La questione non è se le armi con IA verranno costruite – si afferma al punto 5 – è chi le costruirà e per quale scopo. I nostri avversari non si fermeranno per indulgere in dibattiti teatrali sui meriti dello sviluppo di tecnologie con applicazioni critiche militari e di sicurezza nazionale. Procederanno”.
Il problema, osservano i critici, è che chi usa questo argomento è al tempo stesso chi venderà il prodotto. Come ha scritto Eliot Higgins, fondatore di Bellingcat, “Palantir vende software operativo ad agenzie di difesa, intelligence, immigrazione e polizia. Questi 22 punti non sono filosofia che fluttua nello spazio, sono l’ideologia pubblica di un’azienda i cui ricavi dipendono dalla politica che sostiene”.
Germania, Giappone e il riarmo
Un passaggio particolarmente controverso del documento riguarda il ruolo geopolitico di nazioni come la Germania e il Giappone.
Karp critica apertamente i limiti strategici imposti a questi paesi dopo la Seconda Guerra Mondiale, definendoli un eccesso correttivo che oggi indebolisce il fronte delle democrazie liberali. “La disarticolazione militare della Germania è stata una correzione eccessiva per cui l’Europa sta oggi pagando un prezzo elevato – si legge al punto 15 -. Un analogo e altamente teatrale impegno al pacifismo giapponese, se mantenuto, minaccerà anche di spostare l’equilibrio di potere in Asia”.
La tesi proposta è che queste potenze debbano abbandonare la loro storica reticenza militare per contribuire attivamente al riarmo tecnologico occidentale. Questa posizione riflette l’approccio di Palantir verso un realismo politico che considera il pacifismo istituzionalizzato come una vulnerabilità pericolosa. Rivali più autoritari, sostiene Palantir, non mostrano alcuna esitazione nell’integrare l’intelligenza artificiale nelle proprie macchine belliche.
Questa visione viene condivisa in un momento storico in cui l’Europa sta effettivamente rivedendo i propri budget militari e in Giappone il governo sta progressivamente allentando i vincoli dell’articolo 9 della Costituzione [che dopo la Seconda guerra mondiale ha imposto al Paese di rinunciare alla guerra come diritto sovrano e all’uso della forza per risolvere le controversie internazionali].
Un’Europa e un’Asia che si riarmano tecnologicamente sono, ovviamente, mercati enormi per un’azienda come Palantir.
La sorveglianza di massa in tempo di guerra è un male necessario. Ma chi dice che siamo in guerra?
L’attacco al pluralismo e la gerarchia tra culture
La parte finale del manifesto sposta il bersaglio dall’esterno all’interno, attaccando quella che Karp chiama la cultura dell’inclusività.
“Alcune culture hanno prodotto progressi vitali; altre restano disfunzionali e regressive. Tutte le culture sono ora uguali – lamenta Palantir al punto 21 -. La critica e i giudizi di valore sono vietati. Eppure questo nuovo dogma glissa sul fatto che certe culture e certe subculture hanno prodotto meraviglie. Altre si sono rivelate mediocri, e peggio ancora, regressive e dannose”.
E dunque, sostiene l’azienda sulla base della visione del suo leader, Alex Karp, “dobbiamo resistere alla tentazione superficiale di un pluralismo vuoto e cavo. Noi, in America e più in generale in Occidente, negli ultimi cinquant’anni abbiamo resistito all’idea di definire culture nazionali in nome dell’inclusività” [punto 22].
Il ragionamento con cui si chiude il manifesto, per alcuni, è il più inquietante. Un’azienda che costruisce l’infrastruttura tecnologica su cui si basano decisioni di polizia, immigrazione e guerra sta dichiarando pubblicamente una gerarchia tra culture e una diffidenza verso il pluralismo. Quali garanzie esistono che questo orientamento ideologico non si traduca nella progettazione degli strumenti, nei criteri di targeting, nelle soglie di allarme degli algoritmi?
Il ruolo di Palantir nello Stato-nazione
Il manifesto definisce infine una nuova forma di collaborazione tra il settore privato e l’apparato governativo.
Palantir non si considera un semplice fornitore di software, ma un attore politico integrato nella missione dello Stato.
Karp esorta i leader tecnologici a giurare fedeltà alle istituzioni democratiche e a orientare i propri profitti verso il rafforzamento della potenza nazionale.
In questo modello di repubblica tecnologica, il confine tra mercato e difesa si dissolve.
In molti sottolineano come il tentativo di Palantir di ridurre la democrazia a una questione di efficienza bellica rischi di erodere proprio quelle libertà che si intendono proteggere. Ma per Karp a quanto pare il tempo delle discussioni etiche è un ostacolo alla sopravvivenza. “I limiti del soft power, della sola retorica altisonante, sono stati smascherati – si legge al punto 4 del manifesto -. La capacità delle società libere e democratiche di prevalere richiede qualcosa di più del semplice appello morale. Richiede hard power, e in questo secolo l’hard power si baserà sul software”.