Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 20 Lunedì calendario

Giuseppe Del Deo, l’uomo dell’intelligence indagato per peculato

C’è una traiettoria che nei servizi segreti italiani resta quasi sempre invisibile, fatta di passaggi interni, promozioni silenziose, incarichi che non lasciano traccia pubblica. E poi ci sono le eccezioni. Giuseppe Del Deo è una di queste. Ufficiale dell’esercito, formazione classica, Del Deo entra nell’intelligence e ci resta per oltre trent’anni. La sua è una carriera costruita lontano dai riflettori ma dentro i gangli più sensibili della sicurezza nazionale, in particolare nell’area economico-finanziaria, uno dei settori più delicati per chi deve leggere flussi, poteri, vulnerabilità.
È all’interno dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna che consolida il suo profilo: analista, dirigente, fino ai vertici operativi. Ma soprattutto conoscitore dei segreti più delicati del Paese: il suo comparto, quello dell’analisi finanziaria, studia per anni – e dunque ne conosce tutti i dettagli – il mondo della finanza. Banche, grandi industrie, difesa: non c’è angolo che Del Deo non conosca.
La carriera
Nel 2023 arriva la nomina a vicedirettore dell’Aisi. La sua sembra una carriera già scritta. Piaceva al centrosinistra, o almeno a pezzi. Piace al centrodestra, o almeno a pezzi. Di lui raccontano che fosse uno dei pochi a non dover bussare per entrare nelle stanze di Giorgia Meloni, quando arriva a Palazzo Chigi. Vicino a Guido Crosetto, la premier lo stima per i suoi anni di lavoro. Piace meno alla Lega e anche al sottosegretario Alfredo Mantovano, che mantiene una certa distanza. Fin quando scoppia il caso della macchina di Andrea Giambruno, allora compagno della premier, controllato chissà da chi e chissà perché proprio mentre era sotto casa della presidente del Consiglio. È lì che cambia lo scenario. Ancora non è chiaro cosa è effettivamente successo. Ma da quel momento si rompe il rapporto di fiducia tra l’uomo dell’intelligence e Chigi. Del Deo lascia l’Aisi e viene chiamato al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, la struttura di coordinamento che tiene insieme le diverse anime dei servizi.
Il pensionamento anticipato
Sembra una promozione. Ma non lo è. È una maniera per allontanarlo dai luoghi che contano, dagli incarichi operativi. E così, nel giro di pochi mesi, nel 2025, Del Deo esce di scena. Pensionamento anticipato, poco più che cinquantenne: una decisione che sorprende dentro e fuori gli apparati. Le motivazioni ufficiali restano sullo sfondo, come spesso accade in questo mondo. Ma è chiaro che non si tratta di un’uscita ordinaria, anche perché non sono ordinarie le cifre, molto elevate, del pensionamento. Intorno, dinamiche interne, equilibri politici, tensioni che raramente emergono ma che, quando lo fanno, lasciano segni netti.
Il nuovo incarico
Del Deo non fatica, chiaramente, a trovare un nuovo lavoro. Va a lavorare per un uomo che conosce bene, e su cui inevitabilmente ha anche lavorato ai tempi del Dis, quando vigilava sull’economia italiana: Andrea Pignataro, l’uomo più ricco d’Italia, il matematico che fa soldi a valanga con la finanza senza però voler mai apparire. È lui che lo vuole accanto a sé in Cerved (né Pignataro né Cerved sono coinvolti nell’inchiesta), società che valuta l’affidabilità delle imprese, tra credit scoring e informazioni commerciali. Con Del Deo la direzione diventa più ambiziosa: analisi predittiva dei rischi geopolitici, cybersecurity. Restando però sempre nell’ombra, come impone il marchio di casa.