repubblica.it, 20 aprile 2026
“Struttura di spionaggio parallela": perquisizioni sulla Squadra Fiore
C’è una truffa da cinque milioni di euro dietro i rapporti opachi che alcuni ex vertici dei servizi segreti italiani avrebbero coltivato con imprenditori amici. Una vicenda emersa nell’ambito delle indagini sulla Squadra Fiore. Gli indagati sono undici. Le perquisizioni nei loro confronti sono scattate questa mattina.
Nell’indagine romana si procede per accesso abusivo a un sistema informatico, violazioni relative alla privacy ed esercizio abusivo della professione. Le perquisizioni riguardano anche il filone di indagine dello stesso procedimento in cui si procede per truffa e peculato a carico di ex appartenenti ai servizi.
La figura di Del Deo
Tra gli indagati spicca il nome di Giuseppe Del Deo, con vent’anni di lavoro nei servizi di intelligence alle spalle. Anche lui è tra i perquisiti di oggi.
L’8 aprile 2025 aveva annunciato le sue dimissioni da vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis). In una nota aveva spiegato che la decisione era stata presa “nell’esclusivo intendimento di effettuare nuove esperienze professionali” e che la scelta era stata “sin dall’inizio condivisa con il mio vertice, tecnico e politico”.
Dopo i casi Giambruno e Caputi, i rapporti con una parte del governo si sarebbero incrinati. Qualcuno parla di un decreto ad hoc per prepensionarlo. Il riferimento è a un Dpcm del 28 marzo 2025, pubblicato il 3 aprile in Gazzetta Ufficiale, che stabilisce la possibilità per ex direttori, vicedirettori o dirigenti di prima fascia di presentare un’istanza alla Presidenza del Consiglio per avviare esperienze lavorative con soggetti privati, sia esteri sia italiani.
Del Deo si era così allontanato dalle istituzioni dopo una lunga esperienza tra Aisi e Dis. Adesso emerge un’indagine a suo carico, in concorso con altri.
Secondo i pm, l’ex numero due del Dis in qualità di dirigente del reparto economico finanziario dell’Aisi si è avvalso di “una squadra di collaboratori denominati convenzionalmente ‘I neri’, ai quali dava disposizioni per attività clandestine di tipo para investigativo, utilizzava per fini non istituzionali gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del Sistema di informazione per la sicurezza nazionale”, si legge nel decreto di perquisizione.
L’ipotesi dell’accusa riguarda un peculato da 5 milioni di euro. In pratica, i servizi avrebbero stipulato contratti con una società “amica” – la Sind, che si occupa di programmi di riconoscimento facciale, sistemi biometrici e intercettazioni – gonfiando le spese.
All’epoca dei fatti contestati la Sind era gestita da Enrico Fincati, anche lui indagato. Fari puntati anche su Maticmind, società fondata dall’imprenditore Carmine Saladino, che lo scorso anno ha ceduto le sue quote. Saladino risulta indagato per sottrazione di fondi: il reato contestato è la truffa. La cifra si aggira intorno agli 8 milioni.
La Maticmind
La società Maticmind è rilevante: negli ultimi anni si è aggiudicata importanti commesse nel settore dell’investigazione. “Le indagini – comunicano i carabinieri in una nota – hanno permesso di acquisire elementi, da un lato, circa presunti progetti finalizzati a raccogliere nelle mani di una sola holding l’intera galassia delle aziende attive nel campo delle intercettazioni di conversazioni telefoniche, tra presenti e telematiche, e dall’altro circa rivelazioni dell’esistenza di specifici atti di indagine”.
Indagando sulla Squadra Fiore, i pm sono risaliti a Del Deo. E, lavorando sul suo conto, hanno scoperto i casi di truffa e peculato legati alla Sind.
Entra nel vivo, dunque, l’indagine sulla cosiddetta Squadra Fiore. Le perquisizioni sono scattate questa mattina: i carabinieri stanno cercando documenti, dispositivi informatici e qualsiasi elemento utile a riscontrare le accuse formulate dalla Procura di Roma.
Le accuse
Nell’indagine romana si procede per accesso abusivo a un sistema informatico, violazioni relative alla privacy, esercizio abusivo della professione, truffa e peculato. Accuse che delineano il perimetro entro cui si muoveva la centrale di spionaggio operativa nella Capitale, con uffici a New York, sede legale in Florida e collegamenti che si estendono dagli Stati Uniti al quartiere romano dei Parioli. Secondo l’accusa, gli appartenenti al gruppo accedevano abusivamente a sistemi informatici, violando la privacy dei cittadini e acquisendo informazioni relative alla loro sfera personale. Attività svolte senza titolo, come suggerirebbe anche l’ipotesi di esercizio abusivo della professione. Secondo i pm gli indagati si sarebbero “associati tra loro e con persone da identificare, allo scopo di commettere una pluralità di reati di accesso abusivo a sistemi informatici di interesse per l’ordine e la sicurezza pubblica, di captazione fraudolenta di comunicazioni informatiche e telematiche e interruzione di comunicazioni relative a sistemi informatici o telematici”.
Le indagini
L’indagine è in corso da quando ha iniziato a parlare Samuele Calamucci, consulente di Equalize, società di investigazione privata finita nel mirino della Procura di Milano per presunti traffici di informazioni. Calamucci è stato arrestato e le sue dichiarazioni sulla Squadra Fiore sono ora al vaglio dei pm romani, che indagano sulla possibile esistenza di una rete parallela a quella già smantellata in Lombardia. Il sospetto degli investigatori, che hanno delegato gli accertamenti alla polizia postale, è che il gruppo attivo anche a Roma operasse su commissione, anche dall’estero.
I sospetti
Tutto avrebbe origine dal contatto tra Calamucci e Leonardo Maria Del Vecchio. L’erede del gruppo EssilorLuxottica sospettava di essere spiato. Calamucci si reca sotto la sua abitazione e, il giorno successivo, viene contattato da un conoscente: un militare esperto informatico in servizio presso l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, che sostiene di lavorare proprio su Del Vecchio. Da quel momento, Calamucci apprende dell’esistenza della Squadra Fiore. Il caso esplode a Milano, quindi a Roma. I pm Stefano Pesci e Vittori Bonfanti indagano coordinando i carabinieri del Ros. Da qui le perquisizioni di questa mattina.
Le intercettazioni e l’ammanco di 7-8 milioni
Gli inquirenti che indagano sulla Squadra Fiore sono venuti a conoscenza dei fatti anche grazie ad intercettazioni telefoniche. In particolare, in base a quanto emerge dal decreto di perquisizione, in un colloquio carpito nel gennaio del 2025 si fa riferimento ad un “un ammanco di denaro di circa 7-8 milioni, che si sarebbe verificato nell’epoca in cui Giuseppe Del Deo era a capo del reparto economico finanziario dell’Aisi e la cui sparizione sarebbe a lui riferibile”. È emerso inoltre che un intercettato avrebbe visto “Carmine (presumibilmente Gallo coinvolto nell’indagine di Milano·sulla Equalize) – si legge nell’atto – che andava a trovare Del Deo”.
Notizie riservate in cambio di denaro
"Gli interessati avrebbero acquisito e commercializzato in cambio di remunerazione mensile o per singoli contratti – anche su commissione di imprenditori, professionisti ed intermediari finanziari – informazioni riservate illecitamente” ed “estrapolate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza, realizzando dossier con la profilazione di persone fisiche e giuridiche”. Avrebbero inoltre eseguito, dietro compenso corrisposto per ogni singolo intervento, attività di fraudolenta interruzione di intercettazioni telefoniche e telematiche e di installazione di dispositivi per la captazione fraudolenta di conversazioni private”.
Inoltre Del Deo, “avrebbe utilizzato, per fini non istituzionali, gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del comparto”.
Perquisito anche l’ex capo della security Telecom Tavaroli
Tra gli undici indagati, perquisiti dai Ros nell’ambito dell’inchiesta sulla squadra Fiore, c’è anche Giuliano Tavaroli, ex capo della Security di Pirelli-Telecom coinvolto in passato nello scandalo Telecom-Sismi. Insieme ad altri tre indagati avrebbe costituito e gestito “un gruppo criminoso, con base logistica a Roma, che acquisiva e commercializzava informazioni riservate illecitamente esfiltrate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza, avvalendosi di strumenti informatici e operativi analoghi a quelli in uso alle forze dell’ordine (dispositivi elettronici per la captazione di conversazioni private e per l’individuazione e inibizione della captazione, punti di accesso alle banche dati protette da sistemi di sicurezza). In particolare, utilizzavano apparecchi di comunicazione protetti, definiti ‘citofoni’, utenze con intestatari fittizi, si avvalevano di consulenti e committenti esteri”.
Diversi i nomi di copertura utilizzati: “l’americano, naufrago, mezzochilo, corazziere, legno, legnetto, naufrago, juventino”.