la Repubblica, 20 aprile 2026
Bulgaria, Radev nuovo premier
La Bulgaria può diventare la nuova Ungheria. Almeno nel ruolo di spina nel fianco dell’Ue e come “Quinta colonna” di Putin. Alle elezioni politiche, infatti, ha vinto Rumen Radev, leader del neo partito “Bulgaria Progressista”, di chiara impronta sovranista e filorussa. Schierato fin dall’inizio della campagna su una posizione anti-Ucraina.
E quindi se Radev riuscirà a formare un governo, il rischio più concreto, che sta mettendo in allarme l’Unione, è che diventi l’“uomo dei veti”, esattamente come Orban. Basti pensare che l’ex premier magiaro di recente aveva tenuto in stallo i 27 bloccando il prestito di 90 miliardi a Kiev. E paralizzando molte delle scelte di Bruxelles.
Il capo di “Bulgaria Progressista” ha ottenuto circa il 39 per cento, seguito dai Conservatori di Boyko Borissov, partito che aveva dominato il Paese negli ultimi dieci anni e che adesso è crollato al secondo posto con il 15 per cento. Il Partito Liberale si attesta al 13 per cento, il “Dps-Nuovo Inizio” che rappresenta la minoranza turca ha raggiunto il 7,5, quindi i Nazionalisti il 5. E i Socialisti sono in bilico: sono intorno alla soglia di sbarramento del 4 per cento, incerto il loro ingresso in Parlamento.
In questo quadro, dunque, la formazione di Radev che fino a poco fa era addirittura il presidente della Repubblica e che con una scelta senza precedenti si è dimesso per candidarsi alle politiche con slogan populisti e demagogici («distruggere il modello oligarchico e combattere la mafia infiltratasi in tutti i livelli di governo del Paese»), potrebbe ottenere una maggioranza assoluta rispetto ai 240 seggi. I conti si faranno a fine spoglio, ma secondo i risultati parziali la probabile esclusione socialista favorirebbe il partito Radev.
Bisogna tenere presente che la Bulgaria è arrivata al voto in una situazione disastrosa. Queste sono le ottave elezioni anticipate in cinque anni con un quadro politico molto frammentato. L’ingresso nell’euro all’inizio dell’anno è stato poi considerato dal fronte antieuropeista di aver depresso ulteriormente una situazione economica già critica. Non è un caso che Radev si fosse dichiarato contro l’adozione della moneta unica. Prova che la linea lungo la quale si muoverà sarà proprio quella dell’antieuropeismo. Senza contare che nei mesi scorsi si sono svolte diverse manifestazioni contro la corruzione al governo. Proteste che il nuovo partito sovranista ha cavalcato fino a questa tornata elettorale.
Il punto centrale, dunque, è che la Bulgaria pure essendo un Paese piccolo all’interno dell’Ue (meno di sette milioni di abitanti) può trasformarsi in un nuovo “blocco” tra gli ingranaggi di Bruxelles. Proprio Radev ha annunciato di non voler aiutare l’Ucraina né dal punto di vista militare né economico. Dichiarazione che fanno prospettare l’intenzione di porre il veto agli aiuti già concordati al governo di Zelensky.
Il tutto avviene mentre la Commissione europea, proprio la scorsa settimana, si è recata a Budapest per trattare con il nuovo governo lo “sblocco” dei fondi riservati all’Ungheria e il via libera da parte del futuro premier Magyar al prestito deliberato a favore di Kyev. Un cambio netto di strategia rispetto a Orbàn. Insomma una volta superato un ostacolo, è possibile che se ne formi un altro. Soprattutto che il Cremlino utilizzi Sofia come nuovo grimaldello per mettere in difficoltà l’Europa. E non è escluso che Donald Trump si appoggi su Radev come ha fatto finora con Orban, per assestare i suoi colpi all’Ue e alla Nato. La Bulgaria, paese che si affaccia sul Mar Nero, può dunque trasformarsi nell’inedito ventre molle d’Europa.