corriere.it, 20 aprile 2026
Renzi-Vannacci, duello al podcast di Fedez
Ospite da Fedez, c’è Roberto Vannacci che esordisce con un’allerta a Giorgia Meloni: «Ho tracciato delle linee rosse, da destra pura…». E Matteo Renzi prova subito a infilzarlo: «Generale, sei un doroteo. Anzi: un paraculo. La verità è che se vai da solo la destra perde». Vannacci ribatte: «Vedi? Hai capito». E l’ex premier replica: «Sembro scemo, ma non sono mica come tutti quelli che frequenti te!». E scoppiano tutti a ridere.
Non è un talk show, non è un comizio. Non è nemmeno davvero un’intervista. È un ring (digitale) dove la politica prova a parlare la lingua dei social. Sul palco di Pulp, il format YouTube di Fedez e Mr Marra, si affrontano due mondi che più lontani non potrebbero essere: Vannacci, eurodeputato di estrema destra, e Renzi, ex premier e paladino del riformismo.
Il risultato è un duello a metà tra politica e spettacolo, costruito per diventare virale. Ritmi serrati, battute, provocazioni. E soprattutto clip: quelle che finiscono su Instagram e TikTok, dove la politica oggi si gioca una fetta crescente di consenso. Ma ai due conduttori di Pulp – dove pure Giorgia Meloni si è fatta intervistare per la volata (fallita) del referendum – come è venuto in mente di mettere insieme il diavolo e l’acqua santa? Il motivo è semplice: sia Renzi sia Vannacci, ospitati singolarmente in passato, avevano incassato visualizzazioni da capogiro. Ospitarli insieme era quindi una ghiottissima occasione.
Fedez ha telefonato ai duellanti, che hanno subito accettato, anche perché Renzi lamenta da sempre che «nessuno del centrodestra vuole mai confrontarsi con me». I temi: energia, immigrazione, sicurezza, politica estera, sovranismo. «O Vannacci molla la destra e la destra perde le elezioni. O Vannacci sta con la destra e Vannacci perde la faccia», attacca Renzi. Così il generale (in pensione) abbandona le cautele iniziali e sferza: «Io voglio far vincere la destra, ma bisogna riportare la barra dritta – incalza ricordando le promesse non mantenute dal governo sulla chiusura dei porti ai migranti illegali —. O sono d’accordo con me o me ne vado da solo».
Vannacci resta fedele al personaggio: diretto, spigoloso, spesso provocatorio. Renzi risponde con l’arma che conosce meglio: il ritmo, l’ironia. Da una parte la narrazione identitaria, dall’altra il tentativo di smontarla pezzo per pezzo, con dati e battute. Ci sono momenti di tensione vera, altri di leggerezza quasi surreale. I conduttori non vestono i panni degli arbitri tradizionali: incalzano, provocano, spingono verso lo scontro. È il linguaggio dei social, dove il tempo è breve e l’attenzione va conquistata secondo per secondo. E ancora meglio se c’è la provocazione: è così che il reel incassa milioni di visualizzazioni.
Ma sotto la superficie pop, il duello lascia intravedere qualcosa di più profondo: la difficoltà della politica tradizionale di adattarsi ai nuovi spazi del dibattito pubblico. Il vero vincitore, però, non è né l’uno né l’altro. È il format. Milioni di visualizzazioni, frammenti condivisi, discussioni rilanciate. La politica, ancora una volta, si piega alle regole dell’algoritmo. E il confronto, più che convincere, serve a farsi vedere.
Per mettere d’accordo i duellanti serve però la più potente energia al mondo: quella nucleare. Entrambi si dicono infatti favorevoli «al cento per cento» alla costruzione di nuove centrali atomiche, per rendere l’Italia energeticamente indipendente.