Corriere della Sera, 20 aprile 2026
Bolloré attacca gli scrittori: «Una casta»
Vincent Bolloré (sotto, nella prima foto) contrattacca, dopo giorni di polemiche e di accuse nei suoi confronti. La straordinaria mobilitazione del mondo editoriale francese in difesa di Olivier Nora (seconda foto), stimatissimo direttore della casa editrice Grasset licenziato in tronco per volere di Bolloré, ha visto l’immediato addio di 230 autori che pubblicavano per Grasset; il presidente Emmanuel Macron è intervenuto per difendere il pluralismo e la democrazia, e altri 300 scrittori di diverse case editrici solidali con Nora e gli autori ex Grasset – da Emmanuel Carrère a Leïla Slimani, da Maylis de Kerangal a Hervé Le Tellier – invocano ora una «clausola di coscienza» da inserire nei contratti per tutelare gli scrittori che non vogliono collaborare con un progetto politico di estrema destra, più che editoriale, come sembra essere quello di Bolloré.
Ma intanto ieri il proprietario di Vivendi e di Hachette (primo gruppo editoriale francese, che comprende Grasset) ha criticato Nora e i suoi numerosi simpatizzanti, e lo ha fatto parlando di soldi: «Il fatturato di Grasset che nel 2024 era pari a 16,5 milioni di euro è sceso a 12 milioni nel 2025 (...). Nello stesso periodo, la retribuzione annuale di Olivier Nora è passata da 830 mila euro a 1,017 milioni di euro».
Olivier Nora ha guidato Grasset per 26 anni contribuendo a rafforzarla come una delle case editrici più prestigiose di Francia grazie all’amore per la letteratura e all’atteggiamento mai ideologico, che ha attratto scrittori di ogni sensibilità politica. Sembra ingeneroso attribuire a lui una flessione dei risultati che riguarda tutto il settore. Il miliardario Vincent Bolloré – con una fortuna di 9,8 miliardi di dollari secondo la lista «Forbes» del 2026 – tenta di minare la popolarità di Nora rivelandone la remunerazione, e accusando una «piccola casta che si crede al di sopra di tutto». Sul «Journal du Dimanche», settimanale di cui Bolloré si è impadronito tra le polemiche nel 2023, l’uomo d’affari gioca la carta del populismo e si chiede «come è possibile che questo caso possa fare tanto rumore, mentre la situazione di milioni di francesi è preoccupante sul serio».
Bolloré nega di volere mettere Grasset al servizio di una «ideologia»: «Sono un cristiano democratico e i dirigenti di Hachette continueranno a pubblicare tutti gli autori che vogliono». Ma allo stesso tempo Bolloré conferma che la cacciata di Nora è avvenuta perché il direttore avrebbe preferito rimandare a dicembre la pubblicazione, prevista per il 6 giugno, del nuovo libro di Boualem Sansal, lo scrittore appena tornato dalla prigionia in Algeria, subito passato da Gallimard a Grasset, e diventato un eroe dell’estrema destra. È indubbio che l’impero mediatico di Bolloré – la rete tv CNews, la radio Europe 1, il «Journal du Dimanche», la casa editrice Fayard e ormai pure Grasset (gioiello del gruppo Hachette) – sia al servizio delle idee di estrema destra, a un anno delle presidenziali. Trecento scrittori chiedono allora la «clausola di coscienza» che già esiste per i giornalisti, cioè la possibilità di lasciare una casa editrice «in caso di cambiamento radicale nella linea editoriale». Gli scrittori dicono di non volere «rendere più fragili le case editrici, ma ristabilire un equilibrio elementare tra la libertà d’impresa e la libertà di non servire ciò che si disapprova».