Corriere della Sera, 20 aprile 2026
I finti elettori trumpiani creati dall’IA
«Se supporti Trump, ti sei appena fatto un amico». Viene ripetuto sui social migliaia di volte: su Instagram, TikTok, Youtube, Facebook, centinaia di volti differenti – uomini, donne, bianchi, neri, giovani, anziani, capelli corti, capelli rossi – dicono la stessa frase, guardando in camera con un sorriso e lo sguardo ammiccante.
Nessuno di loro è una persona reale: sono avatar creati con l’intelligenza artificiale. Una campagna politica, verosimilmente in vista delle elezioni di midterm negli Stati Uniti, che da qualche mese sta martellando le piattaforme. Il New York Times ne ha fatto un’inchiesta e – con l’aiuto dei ricercatori della Purdue University – ha censito 304 profili social attivi nel diffondere slogan pro-Maga attraverso non-persone americane.
Nella descrizione degli account non si fa alcun accenno al fatto di essere prodotti AI. Ma nella realtà sono quella che negli Usa viene definita «AI Slop», letteralmente la «sbobba» della AI, prodotti qualitativamente bassi che basano tutto il loro effetto sulla quantità, appunto migliaia di video – costati un paio di dollari l’uno – postati in poche settimane.
E poco importa se i messaggi sono sempre gli stessi, e a volte l’effetto visivo suona evidentemente falso: leggendo i commenti ai vari filmati, si capisce bene come il «popolo del web» nella stragrande maggioranza non capisce di avere davanti un simulacro digitale. Bensì un fiero americano che, a seconda del «copy» del momento, supporta il presidente, attacca la sinistra, sposa l’America First e chiama a raccolta i veri patrioti.
A volte questi influencer algoritmici si occupano anche di diffondere vere e proprie notizie false, tutte ben studiate, che si tratti di attaccare il governatore «ribelle» della California Newsom, oppure tranquillizzare sull’andamento della guerra in Iran.
Non è chiaro se questa ondata di propaganda artificiale sia una campagna organizzata, e nel caso da chi. Fatto sta che dopo l’inchiesta del quotidiano americano, diversi di questi profili sono stati chiusi oppure sono in via di sparizione, come confermato anche da TikTok. Dove almeno uno di questi avatar pro-Trump – @perezfernandaus – continua indefesso il proprio lavoro da macchina del fango contro gli oppositori del presidente. Un account ben conosciuto, perché è stato Trump stesso, lo scorso gennaio, a ripostare uno dei suoi video su Truth. Consapevole che si trattasse di «sbobba AI» o meno.
Ammesso – e decisamente non concesso – che dietro a questa campagna ci sia la Casa Bianca, non sarebbe la prima volta che gli uomini del presidente utilizzano l’intelligenza artificiale e una retorica – a vari livelli – grossolana per sostenere le politiche di Trump.
Dai volti degli immigrati arrestati dall’Ice, resi con l’AI disperati o al contrario «fumettosi» – a seconda del messaggio da mandare al momento —, alle carte Pokémon pubblicate dal dipartimento per la Sicurezza Nazionale per identificare i criminali ricercati, con tanto di slogan «Gotta catch’em all» («Acchiappali tutti»). Fino alla narrazione epica della campagna in Iran, accompagnata da filmati di super-eroismo, che fanno apparire la guerra reale come una sorta di videogioco.
Prima di questa nuova ondata di supporter artificiali – che lascia anche il dubbio che inizino a scarseggiare quelli reali —, il culmine della propaganda AI la destra americana l’aveva raggiunto con Jessica Foster. Bionda, bellissima, e sempre sorridente, si tratta di una supposta soldata americana, giovanissima ma già con un grande credito: in alcuni video parlava in pubblico al fianco del presidente Trump. Abbiamo usato il passato perché Jessica era finta, un bel prodotto AI smascherato dal Washington Post, la cui inchiesta ha portato alla chiusura dell’account Instagram da oltre un milione di follower. Che, nella maggior parte dei casi, la ritenevano una persona reale. E questo, come detto, è il vero problema.