Corriere della Sera, 20 aprile 2026
Veti e tensioni sulle nomine alle partecipate
Liti, veti e minacce di azioni legali. Si infiamma la partita delle nomine. Ieri la tensione è arrivata fino al ministero dell’Economia e Finanze (Mef), registrando la dura presa di posizione del ministro Giorgetti nello scontro aperto dall’ad uscente di Terna, Giuseppina Di Foggia. Indicata dal governo alla presidenza dell’Eni, la manager non intende rinunciare alla «severance» da 7,3 milioni di euro. In una nota di fuoco di via XX settembre, ieri, la risposta: «Dal 2023 il Mef, nella sua azione di efficientamento e contenimento dei costi, ha dato specifiche direttive, in qualità di socio, affinché nelle società partecipate dovessero essere esclusi o rigorosamente delimitati i casi e l’entità delle indennità e degli emolumenti, comunque denominati, da corrispondere a fine mandato. In modo da generare una prassi diretta ad escludere che siano corrisposti a chi esaurisce per naturale scadenza o per dimissioni volontarie il mandato da amministratore».
La contrarietà per la richiesta della manager, che nel confronto avrebbe ventilato l’ipotesi di azioni legali, potrebbe a questo punto far sfumare la presidenza di Eni. Tanto che la minoranza interna al nuovo Cda potrebbe provare a imporre il nome di Emma Marcegaglia.
Se ne discuterà mercoledì al Consiglio dei ministri, dove il vicepremier Antonio Tajani esprimerà contrarietà alla nomina a presidente della Consob di Federico Freni (Lega). Sulla opportunità di una nomina che poteva essere letta come un esempio di «porta girevole», visto che Freni è gia al secondo mandato da sottosegretario al Mef, già circolavano dubbi a Palazzo Chigi. Ma ora Tajani sarebbe intenzionato a porre un vero e proprio veto. Uno stop che riapre la partita delle nomine. La poltrona Consob «pesa» come due posti da sottosegretario.
E sono ancora molte le aspirazioni. Inclusa quella di Claudio Durigon che auspicava lo «shift» con Freni. E inclusa soprattutto quella dell’ex capogruppo di Forza Italia, Paolo Barelli.
Forza Italia ne discuterà oggi in una riunione, dove si potrebbe materializzare anche lo spettro di una nuova sostituzione: quella di capo delegazione a Bruxelles di Fulvio Martusciello, fedelissimo di Tajani, con Massimiliano Salini apprezzato dall’ala del «rinnovamento» dei ministri Elisabetta Alberti Casellati e Paolo Zangrillo. Barelli dovrebbe comunque essere nominato sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento in aggiunta alla sottosegretaria azzurra Matilde Siracusano. Per lei si è parlato anche di uno spostamento – non auspicato da lei né dal ministro Ciriani – al ministero della Cultura, come sottosegretario al posto del neoministro del Turismo Gianmarco Mazzi.
Ma per quell’incarico si parla sempre più insistentemente di Francesca Caruso, culturalmente vicina a Ignazio La Russa, e assessore alla Cultura in Regione Lombardia.