Corriere della Sera, 20 aprile 2026
Libano: villaggi distrutti, Israele consolida la zona cuscinetto
Il giorno dopo l’uccisione del soldato francese dell’Unifil e mentre l’esercito israeliano rade al suolo i villaggi vicini al confine, in Libano va comunque in scena la «tregua». Così la chiamano. Ma anche a voler vedere il bicchiere mezzo pieno si può parlare al massimo di quasi-tregua. E il «quasi» fa la differenza fra un cessate il fuoco vero e una situazione di alta tensione come quella di questi giorni, con attacchi mai sospesi del tutto e con il dito sempre pronto sul grilletto, dall’una e dall’altra parte (cioè fra Hezbollah e le Forze di difesa israeliane). In mezzo c’è la popolazione civile e ci sono le scene già viste mille e mille volte a Gaza, con la gente che cerca di tornare a casa dove (spesso) non è rimasto che un cumulo di macerie o dove i soldati di Netanyahu hanno piazzato le loro postazioni difensive e quindi è vietato avvicinarsi. Dunque è fragile, per usare un eufemismo, la tregua fra Israele e i vicini libanesi, anche se i raid e gli scontri a terra sono ridotti al minimo in confronto alle fasi più dure di questa nuova offensiva israeliana, cominciata il 2 marzo (tre giorni dopo lo scoppio della guerra Usa-Israele contro l’Iran). Del resto è stato lo stesso ministro della Difesa Israel Katz ad annunciare che l’esercito ha ricevuto l’ordine di ricorrere alla «piena forza» in Libano – anche durante l’attuale cessate il fuoco – in caso le truppe «dovessero trovarsi di fronte a qualsiasi minaccia». E ai media del suo Paese Katz ha confermato: l’Idf ha avuto l’ordine di «demolire le case nei villaggi in prima linea vicino al confine che fungevano a tutti gli effetti da avamposti terroristici di Hezbollah». Demolizioni che stanno avvenendo in modo massiccio in questi ultimi giorni e che, secondo la Cnn, sarebbero l’anticamera della realizzazione di un’area (che oggi comprende oltre 50 villaggi) dove i residenti non potranno più tornare perché sarà una sorta di avamposto contro i miliziani di Hezbollah, il nemico sostenuto dall’Iran che Israele vuole costringere al disarmo. Ieri per la prima volta l’esercito israeliano ha pubblicato una mappa della sua nuova linea di schieramento all’interno del Libano, che mostra – appunto – decine di villaggi libanesi costretti allo sgombero con l’avanzare dell’occupazione militare. La linea di dispiegamento sulla mappa si estende da est a ovest e si addentra per 5-10 km nel territorio libanese, partendo dal confine con Israele. Quest’area è quella in cui Israele ha dichiarato di voler creare una «zona cuscinetto» (così riporta Al Jazeera). La linea blu dell’Onu stravolta a favore di una nuova linea di difesa avanzata ribattezzata «linea gialla». Questo l’annuncio ufficiale che accompagna la mappa: «Cinque divisioni, insieme alle forze della Marina israeliana, stanno operando simultaneamente a sud della linea di difesa avanzata nel Libano meridionale, al fine di smantellare le infrastrutture terroristiche di Hezbollah e prevenire minacce dirette alle comunità nel nord di Israele». E mentre le ruspe dello Stato ebraico sono al lavoro, si infiamma la politica libanese e cresce la tensione fra il movimento sciita filo iraniano e il capo dello Stato Joseph Aoun. All’indomani del cessate il fuoco (dichiarato venerdì sera dal presidente Trump) Hezbollah ha criticato duramente la linea istituzionale di Aoun, che si è espresso per la necessità di privilegiare il percorso diplomatico nel conflitto in corso con Israele. Tutto questo nelle stesse ore in cui l’intelligence delle Forze di Difesa conferma: è stata «una cellula terroristica di Hezbollah» ad aprire il fuoco contro le forze Unifil e a uccidere, due giorni fa, il soldato francese.