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 2026  aprile 19 Domenica calendario

App e social, dove nasce oggi l’amore

Ma è possibile che in una città inquieta e fibrillante come Milano, dove le possibilità di incontro sono infinite, la maggior parte dei giovani riesca a vedersi, parlarsi, innamorarsi solo attraverso una app? Negli ultimi 12 mesi le app di incontri hanno fatto registrare un grande balzo in avanti e oggi sarebbero circa 140mila coloro che cercano un nuovo partner via web, cioè quasi il 70 per cento delle persone fino a 30 anni. Nulla di diverso però rispetto a quanto succede nelle altre città del mondo occidentale. L’ultima ricerca sul tema arriva dall’Università di Standford e spiega che nel 2024 le coppie che si sono conosciute in rete superano il 60 per cento del totale. Soltanto dieci anni fa erano il 33,11, mentre oggi la conoscenza on line è la modalità più diffusa. Al secondo posto, ma staccata di una decina di punti, c’è – sempre secondo Standford – la cerchia di amici, poi il lavoro (circa l’8 per cento si sono conosciuti in ufficio), quindi bar, ristoranti, conoscenze di famiglia. E, più staccate, scuola, università, ambienti ecclesiali. La supremazia della rete come luogo magico dove trovare l’anima gemella si è consolidata nel periodo del Covid e non è venuta meno neppure negli anni successivi. Tanto che i tradizionali siti di incontri si sono moltiplicati e, accanto al classico Tinder – considerato troppo generico e affollato – sono apparsi altri canali, ciascuno con la sua specificità.
L’arcipelago dei cuori solitari
Ormai tra i “ragazzi”, definizione che può essere applicata senza destare sorprese tra i 15 e 40 anni, il nome della app a cui si fa riferimento basta per segnalare il proposito, più o meno serio, da cui si è animati. Su Meetic si cerca una relazione stabile, Ourtime e Singles 50 sono dedicati alle persone più mature, Hinge e Amore30 sono pensate per chi, oltre i trent’anni, ha deciso che è arrivato il momento del “per sempre”, CDate si presenta come spazio per chi è aperto alle novità, Bumble riserva la prima mossa solo a lei, nella prospettiva di un neofemminismo d’assalto, Hapnn permette di incontrare chi incroci per caso e ti colpisce particolarmente, Inner Circle permette un dating (appuntamenti mirati) più selezionato attraverso una verifica attenta degli utenti. Ma l’elenco sarebbe lunghissimo. Ci sono anche app dedicate al mondo Lgbt, altre di ispirazione etnica, altre ancora per obiettivi meno lodevoli e di cui non parleremo. Di tutto il resto invece vogliamo riflettere perché la grande questione dell’amore che nasce e diventa progetto di futuro non può lasciare indifferente nessuno che dica di avere a cuore il destino della famiglia. Se quindi l’amore sboccia sempre più spesso grazie alle app, abbiamo il dovere di guardare a questo mondo senza pregiudizi e senza toni giudicanti, cercando di capire qual è la strada più opportuna per rendere, se possibile, più autentico e più vero questo nuovo strumento.
«Ma posso scrivere che voglio sposarmi?»
Le app a cui abbiamo accennato non hanno alcun esplicito orientamento valoriale, anche se si può parlare di tutto e non è vietato inserire tra le proprie prerogative il desiderio di sposarsi e anche i temi legati alla fede. Non sarebbe opportuno, allora, contare su app in cui l’amore viene declinato, senza troppe incertezze, secondo i valori del Vangelo? In realtà le app cattoliche per incontri esistono, alcune diffuse anche a livello internazionale, con milioni di utenti (almeno sulla carta). La più vasta è Salt, ma su affidabilità, reali opportunità di incontri, convenienza le opinioni sono discordanti. Per iscriversi è necessario superare una sorta di esame di catechismo, e la versione base, che non prevede costi, offre scarse possibilità di contatti. Per allargare il giro bisogna pagare. C’è anche una versione premium annuale, che può arrivare a 150 euro. La tariffa varia però da Paese a Paese e, secondo chi l’ha provata, gli utenti davvero disponibili in Italia non sarebbero poi così numerosi. Problema che riguarda in realtà anche le altre app orientate cristianamente, come CatholichMatch, dove gli utenti, che non fanno mistero di puntare esplicitamente al matrimonio sarebbero quasi 1,5 milioni nel mondo. Quasi tutti però negli Usa. E anche qui il rigore dottrinale non fa sconti. Stessa impostazione e stesse riserve per Catholic Chemistry, Valo, Heaven, tutte realtà con obiettivi lodevoli, ma un peso identitario che rischia di sconcertare chi si avvicina in punta di piedi e, come capita sempre più spesso da noi, dopo la Cresima ha chiuso ogni rapporto con la comunità ecclesiale. Lo confermano le chat di queste app, dove gli utenti raccontano le loro disavventure amorose: «Sono un pompiere di 1,87 m in forma. Non ci sono molte donne attivamente online e solo pochi ragazzi ottengono risultati. Scommetto che il rapporto è di 10 a 1 tra utenti attivi. Il problema non è che gli uomini non siano belli. È il rapporto tra gli utenti. Non ho successo, quasi nessun ragazzo lo ha su Cm (CatholicMatch)», racconta Rusty 69. Risponde Alice: «Un altro problema è il modo in cui è progettata l’app. Nella versione gratuita non puoi vedere chi ti piace. Devi aspettare 9 giorni per sbloccare un messaggio. A quel punto ti sei già dimenticato chi sia la persona. La base di utenti dell’app è troppo piccola per giustificare il costo dell’abbonamento». Ma ci sono anche ragazze che accusano gli uomini di pubblicare foto in cui appaiono trasandati, sporchi e poco attraenti, come se l’etichetta di cattolicità prevedesse un po’ di trascuratezza. E la risposta maschile non si fa attendere, con l’accusa alle ragazze di aver coltivato a lungo la promiscuità sessuale e di essersi scoperte ferventi cattoliche solo per potersi sposare.
Il dilemma tra cercarsi online o onlife
Niente di nuovo ma, come detto, il dibattito tocca solo marginalmente gli utenti italiani. In assenza di app costruite per la nostra sensibilità, lo spazio web più consultato rimane il portale Single cattolici Italia che, tra le altre proposte, mette in fila gli incontri di formazione organizzati da Nord a Sud da varie realtà – Assisi, San Giovanni Rotondo, Basilica di Sant’Antonio a Padova, Santa Casa di Loreto – con percorsi già più volte approfonditi su queste pagine. Iniziative come le Dodici ceste, Incontri intorno al pozzo, I cinque portici, Cuori puri, L’anello d’oro e tante altre sono state raccontate nelle dieci e più puntate firmate dalla teologa Chiara Bertoglio. Un lavoro poi confluito nel libro Né carne né pesce. Vivere da single cattolici (Effatà 2024). Ma, come detto, percorsi di formazione, incontri di preghiera e di approfondimento o, a maggior ragione, corsi per fidanzati e appuntamenti vocazionali proposti anche da tanti uffici pastorali diocesani con contenuti importanti, rappresentano un livello superiore, a cui accede solo una ridotta percentuale di giovani, quelli già convinti di voler percorrere una strada ben definita. Le app invece potrebbero rappresentare una porta d’accesso più agevole per chi, dopo anni di incertezza e di dispersione, con delusioni annesse, avverte che è necessario tornare a guardare verso il mondo ecclesiale, ma non sa da dove cominciare, teme di non essere accolto, guarda con perplessità alla compattezza identitaria che trasuda dalle proposte di alcuni movimenti. Ci vorrebbe, parlando di app per incontri e di altre proposte web, una porta d’ingresso più sorridente e più inclusiva, capace di suggerire proposte e valori senza apparire una sbarra di dogana. Ma non c’è. Davvero le realtà, quelle serie, che si occupano di famiglia, di giovani, di formazione all’affettività non avvertono l’esigenza di colmare questo vuoto? Forse sarebbe il caso di pensarci se non vogliamo che i giovani continuino a bussare ad altre porte.