Avvenire, 19 aprile 2026
Wall Street ancora da record. Il “toro” batte guerre e paure
La guerra in Iran non ferma il rally di Wall Street. Anzi, è bastato il fragile cessate il fuoco (in scadenza mercoledì prossimo) per innescare una carrellata di nuovi massimi storici su tutti i principali listini americani. Il Nasdaq in particolare ha chiuso in rialzo per ben 13 sedute di fila, mettendo a segno una serie positiva che sul paniere di titoli tecnologici non si vedeva dal 1992. Tutto ciò mentre le armi tacciono a stento. E anche il petrolio, nonostante la brusca correzione di venerdì, tratta ancora su livelli ben più elevati rispetto alle quotazioni pre-guerra. Il mercato del greggio si sta infatti comportando in modo più razionale: solo fino a pochi giorni fa i principali benchmark, il Brent europeo e il Wti americano, trattavano intorno alla soglia psicologica dei 100 dollari, peraltro livelli fin troppo ottimistici secondo alcuni operatori, visto il caos nello Stretto di Hormuz, dove transita un quinto dei consumi globali di energia, e i prezzi praticati sul mercato fisico per alcune qualità che hanno comodamente raggiunto i 150 dollari al barile.
Le Borse, a fronte dei medesimi segnali, hanno invece cavalcato l’ottimismo per un potenziale accordo di pace in Medio Oriente, con ripetuti massimi storici per S&P 500 e Nasdaq, mentre venerdì si è aggiunto anche il Dow Jones, l’indice delle blue chip più legato all’economia tradizionale. Eppure l’incertezza è da sempre considerata il nemico numero 1 dei mercati. Cosa succede? In molti se lo chiedono, soprattutto da quando negli ultimi mesi è caduta un’altra certezza per gli investitori: l’oro, un tempo considerato il bene rifugio per eccellenza, si muove ormai all’unisono con gli asset di rischio. E infatti questa settimana il metallo giallo ha ripreso a salire. Tornando alle Borse, secondo gli analisti il rally si “autoalimenta”. Tra i fattori che hanno spinto le azioni americane, c’è anche le sicurezza energetica degli Stati Uniti, a differenza dell’Europa che è importatore netto. Inoltre non è da sottovalutare la garanzia di liquidità da parte della Fed, che non pare al momento intenzionata ad alzare i di interesse, mentre addirittura mantiene la previsione di un taglio nel corso di quest’anno, promettendo in questo modo sostegno e liquidità. «La FOMO (Fear Of Missing Out, paura di perdere l’occasione) ha spinto i mercati azionari a nuovi massimi, nonostante la maggiore cautela mostrata dai mercati petroliferi e dei tassi d’interesse – commentano gli analisti di Barclays -. Gran parte delle speranze di pace sembra già scontata, ma gli acquisti sistematici potrebbero comunque spingere i titoli azionari oltre i limiti previsti. I primi utili del primo trimestre confermano la nostra preferenza per gli Stati Uniti rispetto all’Europa, dove si stanno manifestando segnali di pressione sui consumatori». Nell’ultima settimana anche Piazza Affari ha festeggiato i segnali di distensione geopolitica, con un rialzo del 2,65% nelle cinque sedute, mentre lo Stoxx 600 europeo è salito dell’1,9%. A Wall Street l’indice generale S&P 500 ha guadagnato il 4,5%, il Nasdaq Composite un +6,5%, il Dow Jones +3,2% Secondo Anthony Saglimbene, chief market strategist di Ameriprise Financial., interpellato ieri dalla Cnbc americana, gli investitori ora «stanno guardando oltre questo conflitto.
Credo che il mercato abbia ridimensionato gli scenari peggiori e veda una via d’uscita per gli Stati Uniti e l’Iran per porre fine al conflitto e per mantenere aperto lo Stretto di Hormuz. Finché questa rimarrà la strada più probabile, i mercati la sconteranno». Tuttavia, secondo lo strategist, «la parte più facile di questo rally è probabilmente alle nostre spalle. Guardando al futuro, soprattutto per il settore tecnologico, non solo Sì dovremmo accertare che gli utili siano in linea con le stime degli ana-listi, ma anche che le prospettive siano solide».