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 2026  aprile 19 Domenica calendario

Scene di ordinaria follia contro i fischietti

La violenza contro gli arbitri è cieca e non fa sconti a nessuno, neppure alle donne. Lo scorso marzo, proprio alla vigilia della Festa della donna, una direttrice di gara di 17 anni durante la gara Nuova La Salle-Gioventù Sarroch, campionato under 17 sardo, è stata presa a schiaffi e pugni dal folle dirigente della squadra ospite (tale Guglielmo P.) che ha perso le staffe per la mancata concessione di una rimessa laterale. Una “svista”, ammesso che sia da considerarsi tale, che alla ragazza è costata 45 giorni di prognosi («Ma voglio tornare in campo quanto prima», ha fatto sapere la giovane direttrice di gara) e al dirigente una squalifica di 5 anni. Cornuti & mazziati. La dura vita degli arbitri, titolo del libro, uscito 25 anni fa, opera dell’attento osservatore Rai Luca Cardinalini, rimane dunque la fotografia sempre attuale del triste scenario arbitrale che spesso ha dei risvolti drammatici, specie partendo dal basso. Dei circa 33mila tesserati Aia, solo l’élite dei direttori di gara del professionismo calcistico sono ben tutelati e remunerati, mentre il resto della popolazione arbitrale agisce in regime di semivolontariato, con rimborsi spese irrisori che comprendono minacce serie e violenze reiterate. «Ormai non vi è settimana che la cronaca non riporti un caso di aggressione agli arbitri», ha dichiarato di recente il segretario organizzativo della Uil, Emanuele Ronzoni, inaugurando l’Ufficio per lo sport, e nell’occasione ha fornito quei dati che al momento l’Aia “decapitata” al vertice (il presidente Antonio Zappi condannato anche in secondo grado a tredici mesi di inibizione) non intende discutere con gli organi di informazione come i sottoscritti. «Al 31 gennaio 2026, sono già 479 gli episodi di violenza morale o fisica più o meno gravi, con un incremento, rispetto alla passata stagione, del 26,39%», spiegava Ronzoni nei giorni scorsi. Per comprendere la deriva violenta di cui stiamo parlando si considerino i dati precedenti: nel biennio 2022-2024 quegli episodi analoghi erano stati censiti in 870, dei quali oltre il 50% (579 casi di cui 126 gravi) si erano verificati nei campionati regionali dilettantistici. Prima che scendesse in campo la Uil a difesa della categoria ultravessata dei “fischietti di periferia” c’aveva già pensato l’altro sindacato nazionale dei lavoratori, la Cigl, la quale ha aperto lo sportello della Slc coordinamento arbitri. Otto mesi fa il nuovo ente aveva anche ottenuto un incontro con l’allora presidente della Federcalcio Gabriele Gravina per avviare tavolo d’intesa. «Siamo fermi a quell’incontro, dalla Figc da allora, nonostante un sollecito inascoltato, tutto tace. Ora non ci resta che confidare nel futuro Presidente che uscirà dalle elezioni del prossimo 22 giugno», informa il coordinatore nazionale Slc Cigl Fabio Scurpa chiamando in causa i responsabili del coordinamento arbitri, gli avvocati ed ex direttori di gara Giuseppe Fonisto e Duccio Baglioni. «Nell’incontro con l’ex n.1 della Federcalcio Gravina e l’interlocuzione con il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete, avevamo posto due istanze urgentissime: tutele contrattuali e assicurative per gli arbitri che, anche alla luce della nuova legge sullo sport sono inquadrabili come “lavoratori sportivi” e poi la necessità di interventi strutturali per garantire la sicurezza nel loro ambiente lavorativo». Sul piano delle tutele, la prima iniziativa lanciata da Slc Cgil è l’utilizzo di una “bodycam” e di almeno due bodyguard su ogni campo di gioco a difesa dell’arbitro. «La mia esperienza di cinquant’anni nel mondo arbitrale mi dice che una bodycam presente su ogni campo di calcio di provincia e di periferia, dove si arrivano a disputare fino a 10-15 partite alla settimana, sarebbe un deterrente efficacissimo. È un problema di costi? Non scherziamo, basta andare su Internet e si vedrà che parliamo di un investimento di 20 euro. I bodyguard volontari non hanno funzionato e quindi dobbiamo puntare a degli steward formati professionalmente in grado di gestire le situazioni violente che da noi, rispetto all’Inghilterra, data la tradizionale zona grigia e di impunità che imperversa, non si limitano alla violenza verbale ma trascendono come abbiamo visto e denunciato al danno fisico e materiale». Fonisto parla da uomo di diritto e con l’emotività dell’arbitro che quei danni li ha vissuti sulla propria pelle. «Da ragazzo a Torre Annunziata in una gara di Seconda categoria un giocatore mi ammollò un calcione. Ho subito inseguimenti e minacce pesanti in Calabria. Ad Africo portai a casa la pelle per miracolo. A minacciarmi furono due miei clienti che entrarono nello spogliatoio pistole alla mano e stavano per passare alle vie di fatto quando uno dei due disse in dia-letto: “Fermo, è l’avvocato nostro!” simile». Un far west che si rinnova ed è sempre più difficile da arginare ai giorni nostri, anche per una certa inerzia da parte delle istituzioni. «Quando ero presidente della sezione arbitri di Napoli – continua l’avvocato Fonisto – a seguito dei tanti casi di violenza accaduti agli inizi del 2003 chiesi al prefetto Carlo Ferrigno di intervenire, e quello prontamente con ordinanza prefettizia sospese per una settimana tutti i campionati provinciali. Sono rimedi estremi lo so, ma l’attualità imporrebbe almeno una riflessione in tal senso». E la Calabria ha ascoltato l’appello di Fonisto: i Presidenti delle Sezioni e del Comitato Regionale dell’Aia calabrese dopo l’aggressione all’arbitro avvenuta nella gara Sporting Ceramida – ASD Sinopolese, valida per il campionato di Terza Categoria, la giornata del 7-8 marzo hanno sospeso le designazioni in tutti i gironi della Terza Categoria. Un altro giovane arbitro della sezione di Locri alla fine di una gara Under 19, Cittanovese-Gioiosa Jonica, è stato colpito da un pugno scagliato da un genitore di un calciatore che gli ha provocato la frattura del setto nasale (21 giorni di prognosi). Ad assistere alla scena a bordo campo c’era il padre dell’arbitro, un agente delle forze dell’ordine. “Clamoroso al Cibali” si tramuta in “assurdo nella Locride”: l’aggressore sarebbe un ex sindaco di un paese della zona ed ex consigliere provinciale. La Campania, come insegna l’avvocato Fonisto, è da sempre un campo di battaglia per i poveri arbitri davvero tristi e solitari nella loro “missione” settimanale. Da Nord a Sud Isole comprese, la piaga si allarga e non conosce turni di sosta. In Lombardia il 18enne arbitro “reo” di aver decretato un rigore contro la Virtus Cesano Boscone si è visto costretto a sospendere la partita ma non ha evitato l’ospedale in cui è arrivato in stato di choc. Referti che sembrano bollettini di guerra, e per questo l’Aia del Friuli Venezia Giulia, dopo il secondo episodio stagionale (il 6° in tre anni), lo scorso weekend ha protestato posticipando di 5 minuti il fischio d’inizio di tutte le gare dei campionati dilettantistici e leggendo un comunicato che suona un po’ come quello divulgato in Emilia dall’ex presidente Aia sezione di Modena e attuale componente del comitato nazionale Aia, Pierpaolo Perrone: «Il fenomeno delle aggressioni agli arbitri non può più essere tollerato chi si macchia di queste violenze deve capire che rischia le medesime pene, carcere compreso, di chi aggredisce gli agenti di pubblica sicurezza». Sottoscriviamo in pieno, ma intanto, il triplice fischio a questa partita al massacro contro il povero arbitro tarda ad arrivare.