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 2026  aprile 18 Sabato calendario

Dai macchinari ai pc: crescono i noleggi

Ha ancora senso possedere un bene strumentale, quando la tecnologia invecchia così velocemente? Per molte piccole e medie imprese italiane la risposta è sempre più spesso no. L’alternativa è il noleggio operativo strumentale, una formula che consente alle aziende di utilizzare macchinari e tecnologia pagando un canone mensile, senza acquistarli. Nel 2025 il mercato in Italia vale 1,464 miliardi di euro: sostanzialmente stabile nel valore ma in crescita nel numero dei contratti (+4,17%). «Noi noleggiamo tutto quello che serve a un’impresa per lavorare, tranne i mezzi su strada», sintetizza Aurelio Agnusdei, country manager Italia di Grenke. Tradotto: computer, telefoni, software ma anche macchinari per officine, attrezzature mediche, cucine professionali, arredi, impianti fotovoltaici. «Il filo che lega tutto è la dimensione: il nostro cliente è la piccola e media impresa». Grenke, filiale italiana del gruppo tedesco quotato a Francoforte, è oggi il principale operatore in questo segmento: nel 2025 ha generato 416 milioni di euro di nuovo business (+2,2% sull’anno precedente), con una quota di mercato del 28,46% a valore e del 46,3% per numero di contratti. «C’è ancora chi pensa che il bene debba essere di sua proprietà ma è una mentalità che sta cambiando. Anche perché non ha senso immobilizzare capitale in strumenti che diventano rapidamente obsoleti». Vale soprattutto per l’IT, dove i cicli di vita sono sempre più brevi, ma non solo. «È una questione di gestione finanziaria: il noleggio ti permette di non bloccare liquidità, di avere costi certi e non doversi preccupare della manutenzione». «Siamo indipendenti dai produttori», spiega Agnusdei, «e lavoriamo con una rete di circa 6-7mila rivenditori convenzionati». Spesso è il rivenditore stesso a proporre il noleggio operativo come alternativa all’acquisto. A quel punto Grenke entra nella parte finanziaria dell’operazione: struttura il contratto, solitamente tra i due e i cinque anni, definisce il canone e resta proprietaria del bene per tutta la durata. In alcuni casi il rapporto si allarga: invece di finanziare un singolo acquisto, si costruisce un contratto quadro che copre tutti i beni necessari nell’arco di un anno, con fornitori diversi. Accanto a questo canale, che resta il principale, c’è anche una relazione diretta con il cliente finale – attraverso la rete commerciale o il canale bancario – e la possibilità di scegliere il prodotto da un catalogo online di migliaia di articoli.
Un modello che, paradossalmente, funziona anche nelle fasi più incerte. «Il nostro è un business anticiclico», osserva Agnusdei. «Quando la liquidità si riduce, cresce l’attenzione verso formule alternative al credito tradizionale». Non a caso, nei primi mesi del 2026, mentre il mercato resta fermo, Grenke cresce a ritmi più sostenuti. A spingere è anche la partnership con Intesa Sanpaolo, da cui è nata Grenke Italia Spa. La banca ha acquisito il 17% e conferito RentForYou, aprendo l’accesso potenziale a oltre un milione di clienti e mettendo a disposizione risorse per 2 miliardi di euro nei prossimi tre anni. «Sta arrivando anche clientela di dimensione più grande», ammette Agnusdei. «Ma il nostro riferimento resta la Pmi». La direzione verso cui guarda Grenke è sempre più improntata all’economia circolare e a un uso più flessibile dei beni strumentali: «Il passo successivo è il pay per use, e poi la subscription economy», dice Agnusdei. «Un canone mensile dentro cui far rientrare tutto ciò che serve, con una sostituzione periodica dei beni. Un modello che ricorda quello già diffuso nelle flotte aziendali».