Oggi/Dagospia, 19 aprile 2026
Ma i vini di oggi sono uguali ai vini di una volta?
Da “Oggi”
Ma i vini di oggi sono uguali a quelli dei secoli scorsi? Risponde Marina Marazza Storica, scrittrice, autrice di “Il rosso del re, della saga dei marchesi di Barolo” (Solferino)
A Valenciennes, in Francia, nel pozzo dei rifiuti di un antico ospedale, è stato rinvenuto un vinacciolo del XV secolo che ha lo stesso Dna del nostro pinot nero contemporaneo.
pressatura del vino
Secondo il paleogenetista Ludovic Orlando, coautore dello studio uscito su Nature Communications, possiamo immaginarci Giovanna d’Arco, che morì nel 1431 a 19 anni, nell’atto di mordere un acino d’uva identico a quelli che mangiamo noi oggi.
Dice Orlando: «I viticoltori hanno capito fin da subito come moltiplicare, o “fotocopiare”, la vite all’infinito, preservando così una varietà apprezzata». Per almeno sei secoli, generazioni di vigneron hanno perpetuato identico il celebre “vitigno dei re” della Borgogna, e viene subito in mente in parallelo il nostro “vino dei re”, il serbevole barolo messo a punto negli anni Trenta dell’Ottocento da Giulia e Tancredi Falletti di Barolo con le uve nebbiolo.
maturazione e affinamento vino
Ma come dice Ernesto Abbona delle Antiche Cantine Marchesi di Barolo, il vino di Giulia si è poi affinato nei secoli seguenti, armonizzando profumi e sapori. Perché, anche se le uve erano simili alle attuali, i metodi di produzione, di invecchiamento e di conservazione hanno subito una inarrestabile evoluzione, incidendo sul gusto del prodotto finito.
Nel corso dei suoi millenni di storia, il vino ha cambiato aspetto, gradazione, densità, colore: da semplice e indispensabile prodotto della terra a simbolo sacro, culturale e territoriale, plasmandosi nel tempo sulle esigenze e le aspettative del consumatore.