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 2026  aprile 19 Domenica calendario

Alice Bellandi parla della sua carriera

Salta meno in alto ma colpisce più forte, non schiaccia ma afferra. Nello sport italiano hanno vinto un oro alle Olimpiadi di Parigi e al Mondiale successivo solo le regine del volley di Julio Velasco e una judoka: Alice Bellandi. Bresciana di Roncadelle (come la capitana del volley Anna Danesi), campionessa dei 78 chili in uno degli sport più globali. Alice cerca oggi agli Europei di Tbilisi un Triplete mai visto.
Alice Bellandi, come si fa a rimanere sul tetto del mondo?
"Bisogna concedersi del tempo, riposare, dedicarsi a se stesse, staccare dal proprio mondo, nel mio caso dal judo. Prendere un po’ di fiato e cercare di capire se si è ancora disposti a fare questo nella vita. Ci vogliono mesi”.
Ha fatto nuove esperienze?
"Lo spirito del guerriero che è in me mi ha spinto a cercare qualcosa di diverso ma anche molto simile a quel che pratico tutti i giorni. Mi sono data al pugilato, alla kickboxing, alle arti marziali miste. Nel judo sei in guardia in una posizione opposta rispetto alla boxe: mi è piaciuto mettermi in gioco in un ambiente in cui io ero completamente negata. Riscoprire cosa significa non essere nessuno, imparare dopo un oro ai Giochi”.
Cosa cerca in questo Europeo?
"L’anno scorso guardai quella gara e capii che non volevo più essere una spettatrice: la fiammella della passione non si era spenta. L’Europeo è qualcosa che mi manca, e non ho mai vinto. Come il campionato italiano: sarebbe buffo ritirarsi dopo aver vinto Olimpiadi, Mondiali, ma non gli Assoluti”.
A Parigi parlò di depressione e disturbi alimentari.
"Ringrazio il mio oro olimpico per avermi dato la possibilità di dar voce a chi non ce l’ha, ho potuto parlare del mio percorso e non lo rinnego, fa parte di me. Volevo vincere un’Olimpiade, il mio obiettivo mi ha aiutato a uscir fuori da tutto questo”.
È stato un periodo molto lungo?
"Ero ancora una ragazzina, in quei momenti, quando ci sei dentro, non pensi che stai soffrendo. Sai che qualcosa non va, non te ne rendi conto pienamente e nemmeno vuoi mettere in mostra i tuoi problemi. Di chili ne ho persi anche venti per partecipare a un Europeo, e se dovessi fare la somma di tutto quello che ho perso in questi anni arriverei a duecento chili”.
Si fa fatica a credere.
"La verità è che lo sport è anche questo, la vita è anche questo, e non c’è niente di male. In una vita fatta di oscillazioni ci sono persone eccezionali che ti possono aiutare ad attraversare queste fasi. Nel mio caso, la psicologa Laura Pasqua”.
Sente di essere famosa ora?
"Mah, dopo Parigi sento ancora persone che mi dicono “ah, il judo, quello che in cui tiri calci e pugni”, e per me è una sconfitta. Questo è uno degli sport con più nazioni alle Olimpiadi, da italiana ci rimango male perché questa cultura dovrebbe nascere nelle scuole. Il judo è disciplina sportiva ma anche difesa personale, insegna a un bambino a cadere, a percepire il contatto che si è perduto in un mondo di social. Se penso alla Nazionale di Velasco, dico che abbiamo fatto tutte una grande impresa: però di me si è sentito parlare veramente poco”.