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 2026  aprile 19 Domenica calendario

L’atletica delle spie: una cimice nella sede della Fidal

Corri, qualcuno ti sta spiando. C’è una nuova spy story nel mondo dell’atletica: una cimice è stata trovata nella stanza del segretario generale della Fidal, Alessandro Londi. Anche per questo il presidente Stefano Mei ha convocato d’urgenza un consiglio federale, che si è tenuto ieri in videoconferenza. Non è esclusa un’uscita consensuale di Londi dalla Federatletica a breve. «Motivo per cui per il momento preferisco non parlare», dice il segretario generale a Repubblica.
Il precedente
Ma al di là di quello che accadrà, resta ciò che è successo. Dopo il caso Equalize, con Giacomo Tortu – fratello del campione olimpico Filippo – che rischia il processo per aver fatto spiare illegalmente Marcell Jacobs, oro nei 100 metri e nella 4x100 a Tokyo cinque anni fa, attraverso un’agenzia investigativa milanese alla ricerca di presunte prove di doping, un nuovo episodio di spionaggio scuote la Federazione.
La polizia nella sede Fidal
Nei giorni scorsi, nella sede romana di via Flaminia nuova, è arrivata la polizia. A chiamarla sarebbero stati alcuni dipendenti: nella stanza del segretario generale era stata trovata una microspia, peraltro non particolarmente ben nascosta. Non è escluso che si tratti di un dispositivo installato dall’autorità giudiziaria, visto che da tempo all’interno della Federazione si registrano tensioni e verifiche. Ma proprio quel clima rende plausibile anche un’altra ipotesi: uno spionaggio interno costruito su sospetti, ricatti incrociati e regolamenti di conti. Di certo la situazione è deflagrata. E nelle prossime ore potrebbe consumarsi la separazione tra Londi e Mei, che lavorano insieme dal 2021, anno dell’elezione del presidente. La Federazione, almeno formalmente, non risulta coinvolta: i suoi vertici non hanno presentato denunce né chiamato le forze dell’ordine. «Lo abbiamo saputo perché abbiamo visto i poliziotti nel palazzo», racconta un dirigente Fidal. Mei, ex mezzofondista e campione europeo nel 1986, oggi poliziotto, conosce bene la delicatezza del momento: «Preferisco non fare alcun commento».
Il caso Equalize
Ma è evidente che un episodio del genere rischia di diventare un detonatore in un ambiente già scosso. Il riferimento è al caso Equalize. A Giacomo Tortu viene contestato di essersi rivolto a una rete di investigazione illegale – la società milanese Equalize, appunto – per ottenere informazioni riservate su Jacobs e sul suo entourage, utilizzando dati provenienti da banche dati protette e accessi abusivi. In sostanza, secondo l’accusa, avrebbe commissionato dossieraggi illeciti, pagando almeno 10mila euro per acquisire notizie coperte da segreto, senza alcun titolo legittimo. Cercava chat e documenti che potessero dimostrare un presunto uso di doping da parte di Jacobs. Una brutta vicenda che avrà conseguenze giudiziarie: il campione olimpico si è anche costituito parte civile. E che avrà inevitabilmente effetti anche dentro la Federazione, dove il nuovo caso della microspia aggiunge un ulteriore livello di tensione in un sistema già attraversato da diffidenze e guerre interne. Perché, alle volte, non basta saper correre per non farsi ascoltare.