la Repubblica, 19 aprile 2026
Le influencer russe contro Putin: fai paura a tutti
In molti la conoscevano per la sua partecipazione al reality show Dom-2 e ad altri programmi televisivi o per la sua insolita protesta contro i marchi dell’alta moda che avevano abbandonato la Russia per protestare contro il conflitto in Ucraina. Nel 2022, la modella e influencer russa Victoria Bonja aveva tagliato a forbiciate una borsa Chanel, salvo poi volare a Cannes per il Festival del Cinema e sfilare sul tappeto rosso in un abito di un’altra maison francese.
Stavolta la nota complottista ha deciso, a sorpresa, di passare dalla moda alla politica. Lo scorso 14 aprile si è rivolta niente di meno che al presidente russo Vladimir Putin in persona. Lo ha fatto con un video pubblicato sul suo profilo da quasi 13 milioni di follower su Instagram, app vietata in Russia, ma che molti nella Federazione riescono ancora a visualizzare tramite Reti virtuali privale (Vpn).
“Putin, la gente ha paura di lei”
«Vladimir Vladimirovich, hanno paura di lei. La gente ha paura di lei; i blogger, gli artisti hanno paura di lei; i governatori hanno paura di lei. C’è un grande muro tra la gente e lei. Ma lei è il presidente del nostro Paese. Non credo che dovremmo avere paura di lei», ha detto raggiungendo rapidamente 20 milioni di visualizzazioni e oltre un milione di “Mi piace”.
Nel filmato da 18 minuti è stata però attenta a evitare critiche dirette al leader del Cremlino, insistendo sul fatto che i funzionari non gli stessero dicendo la verità sui problemi reali del Paese. E li ha elencati: le inondazioni nel Daghestan, l’inquinamento sulla costa del Mar Nero, l’uccisione di animali in via di estinzione, l’abbattimento di capi di bestiame in Siberia, e, infine, il blocco di Internet mobile, delle app o dei social media. Per concludere che, sotto la pressione di funzionari corrotti, il popolo russo sarebbe potuto preso esplodere. «Sa qual è il rischio? Che la gente smetta di avere paura e si senta come una molla compressa e che un giorno quella molla esploda». Curiosamente, quasi subito dopo, Forbes ha annunciato che le autorità avevano deciso di allentare il blocco su Telegram. Tanto che i fan di Bonja hanno iniziato a ringraziarla definendola “il nostro elefante”.
Una critica non isolata. Ajza, un’altra influencer da 4 milioni di follower, che risiede a Bali, ci è andata giù ancora più pensate: la Russia, ha detto, soffre di «giornalismo morto, giurisprudenza morta e umorismo morto, perché le battute sono punite severamente nel nostro Paese». Attacchi che arrivano mentre l’indice di gradimento di Putin, è sceso al 67,8%, il livello più basso dal febbraio 2022.
I media contro e l’ammissione del Cremlino
I media russi se la sono subito presi con Banja. «A lei non importano minimamente i problemi della Russia: vive a Monaco da sedici anni. La blogger dipende dalla Germania, potrebbe benissimo lavorare per conto dei servizi segreti occidentali», ha ad esempio osservato Life.ru ricordando anche che il suo ex marito, Aleks Smurfit, “membro di una dinastia di miliardari britannici”, aveva lasciato la Russia nel marzo 2022 e ora sosterrebbe gli ucraini.
Anche il primo vicepresidente della Commissione Cultura della Duma di Stato, Aleksandr Sholokhov, l’aveva criticata: «Per cento like, “blogger principianti” sono disposte a mettere a rischio non solo la vita degli altri, ma anche la propria».
Il Cremlino, invece, è stato più conciliante. Ha riconosciuto di essere «a conoscenza» dell’appello di Bonja. «È piuttosto popolare». E ha ammesso che l’influencer ha «affrontato molti argomenti» su cui «si sta lavorando molto» e «sono coinvolte numerose persone». «Nulla è stato trascurato», ha insistito il portavoce Dmitrij Peskov.
L’insolita ammissione ha sollevato il sospetto che l’appello fosse stato coordinato con le autorità per far sentire alla gente che i loro problemi vengono presi in considerazione in vista delle elezioni parlamentari di settembre. L’idea dello “zar buono” mal informato dai “boiardi cattivi” non è nuova.
Del resto, le autorità non sono state così tenere con altri blogger che hanno osato criticare la gestione della campagna militare russa. Il 13 aprile Aleksandr Vaskovskij è stato arrestato per “aver screditato l’esercito” dopo aver pubblicato un post sulla corruzione all’interno delle autorità della regione ucraina annessa di Donetsk. Il giorno successivo è stato rilasciato, ma dovrà affrontare un processo. Ilja Remeslo, esuberante sostenitore del Cremlino, invece, è stato internato in un ospedale psichiatrico dopo aver definito Putin un “criminale di guerra”.
Pur al sicuro a Monaco, Bonja si è giustificata. il 15 aprile ha pubblicato un secondo video in cui rifiutava tutte le richieste di intervista e aggiungeva: «Non ho altro da dire. Non sono una figura di opposizione. Non lo sono mai stata e non ho intenzione di diventarlo». Salvo poi intervenire di nuovo il 16 aprile per dire ai suoi seguaci che Peskov aveva commentato il suo video. Tratteneva a stento le lacrime.