Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 19 Domenica calendario

Bergamo, duplice omicidio al tempio sikh

Una dozzina di colpi di pistola sparati a sangue freddo, davanti a telecamere e testimoni. Due cadaveri sull’asfalto. Quattro persone in fuga. Dietro al duplice omicidio di venerdì sera, a Covo, nella profonda pianura bergamasca, ci sarebbe una vendetta tra sikh per la gestione del centro culturale davanti ai cui cancelli, adesso, restano i segni dei bossoli e le macchie lasciate dal sangue.
Il killer ha ucciso lì, dove ogni settimana si radunano tra le 600 e le 700 persone dei paesi vicini, tutti ad alta concentrazione di famiglie indiane. Proprio ieri si sarebbe dovuta tenere la festa più importante dell’anno, il corteo che celebra l’anniversario della nascita della religione sikh. Rajinder Singh, 47 anni, e Gurmit Singh, 48, entrambi del Punjab e padri di tre figli, il primo di Covo e l’altro di Agnadello, in provincia di Cremona, si trovavano al tempio per gli ultimi preparativi. Attorno a mezzanotte ne stavano discutendo all’esterno con un gruppetto di persone.
L’assassino è arrivato in auto: «È venuto verso di noi – racconta Gurdeep Singh, 52 anni, autista —, ci ha superato e si è chinato davanti al tempio. Subito dopo è tornato indietro, ha alzato il braccio e ha sparato cinque o sei volte contro Rajinder e altre due contro Gurmit». Entrambi sono stati colpiti alla testa e sono morti in pochi minuti, mentre il killer spariva con tre complici, che erano a poca distanza. Sarebbero tutti di Antegnate, paese confinante dove i carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo e della compagnia di Treviglio hanno già perquisito appartamenti e sequestrato filmati. Le ricerche, fino a ieri sera, erano in corso.
Al momento, l’ipotesi è di uno scontro legato alla gestione del centro culturale, per via di liti risalenti all’autunno scorso, anche sfociate in denunce, tra Rajinder Singh, ex presidente del tempio, e il suo precedessore, che è tra i fuggitivi. Una guerra di potere, se così si può dire.