Corriere della Sera, 19 aprile 2026
Premi agli avvocati per i rimpatri. Nuovo scontro sul decreto Sicurezza
Il Consiglio nazionale forense si dissocia. L’organismo congressuale forense proclama lo stato di agitazione. I penalisti denunciano un’idea di «avvocatura servente subordinata agli obiettivi del potere». L’Associazione nazionale magistrati esprime «sconcerto: si collega il premio all’insuccesso della strategia difensiva». E le opposizioni parlano di «attacco al diritto di difesa».
La bufera sul decreto Sicurezza soffia sempre più forte. Era stato contestato sonoramente venerdì, in Aula, durante la votazione finale al Senato. Ma era sfuggito ai più un emendamento sui rimpatri. Ieri su quella modifica all’articolo 30 bis, che prevede di assegnare 650 euro «all’esito» di un rimpatrio volontario al difensore del migrante, le polemiche sono esplose. Proprio in concomitanza con il rilancio della strategia sull’immigrazione di Fratelli d’Italia. Domani i gruppi di Camera e Senato saranno nei centri di Albania per «smentire una narrazione distorta». E annunciano che quel modello sarà replicato in Africa dove sorgeranno Cpr, nell’ambito del Piano Mattei.
Intanto il decreto Sicurezza accelera. Domani approda alla Camera in Commissione Affari costituzionali con 1.231 emendamenti già proposti. La maggioranza vuole convertirlo in legge entro il 25 aprile. Quindi torna a farsi esile lo spazio di modifica. Ma quella sull’emendamento all’articolo 30 bis viene richiesta da avvocatura e magistratura. Perché? Il testo prevede che «al rappresentante legale che ha fornito assistenza al cittadino nella fase di presentazione della richiesta a un rimpatrio volontario assistito, è riconosciuto all’esito della partenza dello straniero un compenso». E che alla «corresponsione ai rappresentanti legali» provveda il Cnf. L’opposizione attacca. «Distorce il diritto di difesa prevedendo una sorta di collaborazione del legale e del Cnf al rimpatrio e un compenso subordinato all’esito», accusa la dem Anna Rossomando. Riccardo Magi di +Europa chiede un incontro al capo dello Stato: «Taglia da far west, siamo a un passo dall’Ice». E la M5S Alessandra Maiorino rincara: «Si mina la libertà dell’avvocatura». Il Cnf assicura di non essere «mai stato informato del coinvolgimento che non rientra nei propri compiti istituzionali» e chiede al Parlamento «di intervenire». Per l’Ucpi si «trasforma il difensore in strumento delle politiche di remigrazione». Anche l’Anm condivide la preoccupazione «per l’attacco al diritto di difesa che non deve essere piegato a logiche diverse». Mentre «il riconoscimento di incentivi all’esito della procedura e le limitazioni all’accesso al patrocinio a spese dello Stato in caso di impugnazione mettono a rischio l’effettività della giurisdizione».