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 2026  aprile 19 Domenica calendario

Salvini, brevi le tensioni con gli antagonisti

C’è stato il getto degli idranti a ricacciare indietro l’ala dura. C’è stata poi una breve parentesi in cui il fumo dei lacrimogeni ha reso l’aria irrespirabile. E ci sono stati anche lanci di petardi e bottiglie contro le forze dell’ordine, pochi minuti prima dell’acqua, e poco dopo che dalla cortina di fumogeni rossi sbucasse la pattuglia più determinata a (tentare di) sfondare, rispettando il classico dress code di queste occasioni: cappucci, maschere e caschetto, oltre a un nuovo striscione rinforzato con il polistirolo. Ma per poter affibbiare l’etichetta di scontri a quanto si è registrato ieri pomeriggio in via Borgogna, a due passi da una piazza del Duomo blindata, a Milano, è mancato il «contatto» diretto tra i due schieramenti, che poi è il criterio fondamentale.
Alla fine si è risolto tutto in una manciata di minuti. Le mire antagoniste di raggiungere la piazza si sono infrante su un muro d’acqua sparata a tutta sulle prime file. Gli antifascisti non sono mai riusciti ad avvicinarsi a meno di dieci metri dai mezzi blu posizionati a sbarrare la strada verso Salvini e i suoi «patrioti», riuniti per il loro summit sotto le guglie della cattedrale.
È stato comunque l’unico momento di tensione in una giornata-contro per il resto festosa. A parte qualche scritta lasciata lungo il tragitto: «Salvini appeso», «Celerini lapidati». E qualche intemperanza con fotografi e cronisti (è stato strappato il telefono a una giornalista di Porta a Porta che stava filmando gli attimi più concitati). Con le tre anime della protesta – quella dei centri sociali, quella di associazioni e partiti, e quella dei pro Pal – che poi, dalle parti del Tribunale, si sono riunite per riempire piazza Santo Stefano e le strade attorno all’università Statale.
Sono neanche 500 metri dal Duomo. È il momento in cui le due «piazze» della Milano-divisa sono state più vicine. Proprio mentre, da una parte, l’inizio del comizio del vicepremier faceva alzare cori che invocavano «remigrazione, remigrazione». E dall’altra, gli anti-«patrioti» urlavano compatti «fuori i fascisti da Milano».
Le manifestazioni erano partite divise. Gli ultimi a ricongiungersi sono stati gli «Antifa», un migliaio di antagonisti. In precedenza, lungo un corso Buenos Aires paralizzato, i filo palestinesi si erano già ritrovati con quel cartello di realtà, associazioni e partiti che hanno sfilato dietro lo striscione «Milano è migrante». Nel complesso, oltre 4 mila persone che hanno voluto mostrare l’esistenza di «un’altra Milano» nella città scelta per il summit internazionale promosso dalla Lega.
Tra loro, anche Ilaria Salis. «È importante essere qui perché la remigrazione è una pratica e un’idea neofascista e deve essere osteggiata», ha detto l’eurodeputata sfilando dietro alle bandiere di Avs: «Ci dobbiamo opporre a questo scempio, ci dobbiamo opporre alle discriminazioni».