Corriere della Sera, 19 aprile 2026
Salvini: «Unione europea e Fmi una coppia malefica»
Unione europea e Fondo monetario una coppia malefica. Il Patto di Stabilità da superare. Il Green deal da buttare. Gli immigrati clandestini da rimandare a casa. Matteo Salvini spara ad alzo zero contro bersagli vecchi e nuovi per rilanciare una Lega che tra diaspore (l’addio di Roberto Vannacci), sconfitte referendarie, disfatte di amici (Viktor Orbán), prese di distanza da «amici» diventati ingombranti (Donald Trump) ha bisogno di trovare un nuovo spazio di manovra. E allora, cosa c’è di meglio che rispolverare uno slogan caro già a Umberto Bossi («Padroni a casa nostra») e lanciarsi contro il Moloch europeo che con le sue rigide regole di bilancio impedisce al governo italiano di destinare risorse ai bisogni dei cittadini alle prese con una sempre più incombente crisi economica?
Affiancato dai rappresentanti dei partiti sovranisti alleati nel gruppo dei Patrioti, qualcuno presente sul palco di piazza Duomo (come Jordan Bardella e Geert Wilders) e altri in collegamento (Santiago Abascal), il leader della Lega lancia un ultimatum a Bruxelles: bisogna «sospendere le regole del Patto di stabilità e permettere di usare i soldi degli italiani per aiutare gli italiani in difficoltà». Salvini dice che la deroga al Patto di Stabilità deve arrivare entro pochi giorni perché altrimenti «faremo da soli». Con buona pace anche di quel Fondo monetario che ha avuto da ridire sul taglio delle accise (il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è presente ma non interviene).
Per scaldare la piazza non c’è nemmeno bisogno di alzare troppo i toni perché il sole picchia forte e mostra presenze abbondanti (circa 5 mila persone) ma non quante ne dichiarano gli organizzatori (il doppio). Chi si scalda sono i centri sociali che manifestano nelle vie intorno ma che, a parte qualche scontro con le forze dell’ordine, non creano problemi più di tanto. Così come scivola via senza impensierire i leghisti la contromanifestazione di immigrati di seconda generazione promossa da Forza Italia (poco partecipata).
Salvini affonda i colpi soprattutto su due temi. Il primo è il Green deal. Il vicepremier lo considera «un mostro ideologico» che va fermato al più presto. Il secondo è l’immigrazione. E qui è gioco facile chiamare l’urlo della piazza invocando la «remigrazione». «Non significa mandare a casa tutti quelli che incontri per strada: il permesso di soggiorno e di cittadinanza sono un atto di fiducia, tutti sono i benvenuti ma se commetti degli errori torni a casa tua». «Non ti abbiamo dato fiducia all’infinito» la tesi del vicepremier che lancia anche il permesso di soggiorno a punti.
Ma c’è anche una crisi economica dovuta al conflitto in Medio Oriente da affrontare. Salvini guarda a Bruxelles e profetizza: «La genialata di Ursula von der Leyen è un nuovo lockdown. No, abbiamo già dato, non abbiamo nessuna intenzione di chiudere le scuole e le fabbriche, vogliamo vivere, studiare e lavorare». La ricetta leghista è fatta di acquisto di gas russo, in barba all’opinione contraria di Giorgia Meloni, e di ritorno al nucleare. Due obiettivi non proprio a portata di mano.