Corriere della Sera, 19 aprile 2026
Il Papa: Non è nel mio interesse dibattere con Trump
Villette tra i palmizi sul lungomare, grattacieli che riflettono il crepuscolo, comprensori di condomini per notabili locali e stranieri protetti da alte mura e, di là dal centro, il sottosuolo dei miserabili che vivono tra discariche e canali di scolo colmi di immondizia.
Leone XIV arriva in Angola, esempio di «un modello di sviluppo che a ogni latitudine discrimina ed esclude, ma ancora pretende di imporsi come l’unico possibile», e si capisce che abbia altro a cui pensare, rispetto agli attacchi di Trump: «Non è affatto nel mio interesse dibattere con il presidente degli Stati Uniti», ha spiegato sorridendo ai giornalisti sull’aereo che ieri pomeriggio lo ha portato a Luanda dal Camerun.
Il Papa cerca di abbassare, almeno da parte sua, la tensione di questi giorni: «Si è diffusa una certa narrazione, non del tutto accurata, a causa della situazione politica che si è creata quando, il primo giorno del viaggio, il presidente degli Stati Uniti ha rilasciato alcune dichiarazioni su di me. Gran parte di ciò che è stato scritto da allora non è altro che un commento su un altro commento, nel tentativo di interpretare quanto è stato detto».
Prevost si è presentato per un saluto, «buon pomeriggio a tutti», e sapeva già cosa dire, senza bisogno di domande: in particolare, «soltanto un piccolo esempio», si riferisce al suo intervento di giovedì a Bamenda, la regione anglofona del Camerun in guerra civile, quando ha detto che «il mondo è distrutto da una manciata di tiranni» e denunciato i «signori della guerra», parole che hanno fatto il giro del pianeta. Adesso spiega: «Il discorso all’incontro di preghiera per la pace era stato preparato due settimane prima, ben prima che quel presidente facesse commenti su di me e sul messaggio di pace che sto promuovendo. Eppure, è stato interpretato come se stessi cercando di dibattere nuovamente con il presidente, cosa che non è affatto nel mio interesse».
Leone XIV è arrivato a metà del viaggio iniziato lunedì in Algeria, dopo l’Angola visiterà pure la Guinea Equatoriale, e chiarisce: «Io vengo in Africa principalmente come pastore, come capo della Chiesa cattolica, per stare con, per celebrare con, per incoraggiare e accompagnare tutti i cattolici africani. Proseguiamo quindi il nostro cammino, continuiamo a proclamare il messaggio del Vangelo, a cercare modi per promuovere la fraternità, la giustizia e la pace nel nostro mondo».
Del resto nell’ultima messa in Camerun, celebrata ieri mattina nell’aeroporto militare di Yaoundé, il Papa ha fatto notare che «la fede non separa lo spirituale dal sociale» e anzi «dà la forza» per affrontare «le sfide legate a povertà e giustizia».
Davanti a duecentomila fedeli, ha commentato il racconto evangelico della tempesta sedata: «In ogni bufera, Gesù ci raggiunge e ci ripete: “Io sono qui con te: non aver paura”. Per questo ci rialziamo da ogni caduta e non ci lasciamo fermare da nessuna tempesta ma andiamo avanti, con coraggio e fiducia, sempre».
Così, arrivato in Angola, ha parlato delle «ricchezze materiali su cui prepotenti interessi mettono le mani, anche nel vostro Paese», rivolto alle autorità: «Quanta sofferenza, quante morti, quante catastrofi sociali e ambientali porta con sé questa logica estrattivistica!». E ha invitato i giovani africani al «dissenso», nel caso: «Despoti e tiranni del corpo e dello spirito vogliono rendere le anime passive e le passioni tristi, inclini all’inerzia, docili e asservite al potere».