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 2026  aprile 19 Domenica calendario

Sì alle navi, poi Hormuz richiude. Trump: basta con i ricatti

«Marina dei pasdaran, marina dei pasdaran», chiama l’uomo alla radio. «Mi avevate detto che potevamo passare, il mio nome era il secondo della lista. Ora state sparando, fatemi tornare indietro».
Sono pochi secondi, ma bastano a raccontare tutto. Il comandante della petroliera indiana Samar Herald parla mentre la nave viene sorpresa dal fuoco dei pasdaran nello Stretto di Hormuz. In quel frammento si sente il passaggio tra negoziati e fallimento. È il momento in cui la diplomazia arranca e il mare torna a essere un campo di battaglia.
Nelle stesse ore, secondo le autorità marittime britanniche, almeno quattro navi finiscono nel mirino dei Guardiani della Rivoluzione. Due petroliere e due portacontainer vengono intercettate mentre tentano l’attraversamento. Una viene colpita da proiettili non identificati, un’altra resta danneggiata dopo un’esplosione vicino alla linea di galleggiamento. Il traffico rallenta, si inverte la rotta, l’incertezza prende di nuovo il posto delle regole.
Fino a venerdì sembrava potesse andare diversamente. «Hormuz è riaperto», aveva detto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, lasciando intravedere una tregua fragile ma possibile. Poi è arrivata la correzione da Washington. Donald Trump ha ricordato che il blocco navale contro i porti iraniani sarebbe rimasto in vigore. Per Teheran è una «violazione», per i pasdaran è il segnale che serve.
La risposta è immediata. Si torna indietro alle acque chiuse e sorvegliate, al controllo militare, dicono: «Allo stato precedente». Avvertono i Guardiani: «Nessuna nave deve allontanarsi dal suo ancoraggio nel Golfo Persico e nel Mar d’Oman, e l’avvicinamento allo Stretto di Hormuz sarà considerato una collaborazione con il nemico. Le navi che violeranno tale divieto saranno prese di mira».
Il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale mette tutto nero su bianco. L’Iran è determinato a mantenere il controllo dello Stretto fino alla fine della guerra, qualunque forma essa assuma. Trump replica che Teheran non può ricattare sul passaggio di Hormuz. Intanto il Centcom aggiorna i numeri. Dal 13 aprile sono già ventitré le navi che sono state costrette a invertire la rotta.
Sullo sfondo, torna a farsi ri-leggere la nuova Guida suprema senza volto – dato che nessuno lo ha ancora visto – Mojtaba Khamenei. Che ha affidato ancora una volta le sue parole a Telegram. Il leader della Repubblica islamica ci ha tenuto a far sapere che la Marina iraniana è pronta a infliggere nuove e dure sconfitte ai nemici.
Dall’altra parte Trump insiste però che la stessa è in cenere. Eppure, dietro la retorica che si alza, qualcosa filtra. Da Teheran arrivano segnali cauti sulle nuove proposte americane, passate attraverso il Pakistan, come se il negoziato continuasse a esistere in una dimensione parallela, dietro le quinte. Nonostante sui palchi si dica: «Con queste condizioni, nessun colloquio diretto».
Nel frattempo, la Cnn riporta le voci di alcune fonti informate: l’Iran darà la priorità alle navi disposte a pagare per attraversare lo Stretto. Le altre restano ferme, in attesa. Tornando alla logica del pedaggio.
E mentre Hormuz si restringe, lo scenario si allarga. Il Washington Post racconta che gli Stati Uniti si preparano ad abbordare petroliere legate all’Iran e a sequestrare navi mercantili anche in acque internazionali: l’operazione si estende oltre il Golfo.