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 2026  aprile 18 Sabato calendario

Remigrazione e veleni. FI si schiera contro Salvini

Il 18 maggio 2019, una settimana prima delle Europee che segnarono il risultato migliore nella storia della Lega (sopra il 34%), Matteo Salvini riempiva piazza Duomo invocando «il cuore immacolato di Maria». Un precedente che pesa sulle aspettative – o forse più sull’abitudine a fare paragoni – per la manifestazione convocata oggi in quella stessa piazza, all’ombra della Madonnina. La Lega, però, non ha più il tocco magico di un tempo, i successi da vantare non sono molti e difficilmente riuscirà ad ottenere un bis. Tanto più che “Senza Paura. Padroni a casa nostra” (titolo scelto per l’appuntamento organizzato insieme ai Patrioti europei) ha mandato in tilt gli altri partiti del centrodestra che diserteranno la piazza. In principio era stata concepita come un nuovo “Remigration Summit”, un appuntamento imperniato sui valori del sovranismo internazionale. Contestatissimo da sinistra e da realtà studentesche e centri sociali che hanno annunciato ben tre contromanifestazioni. Nelle ultime settimane, Salvini aveva cambiato registro: meno enfasi sulla parola «remigrazione», più spazio al caro energia e al costo della vita ma soprattutto alle critiche all’Europa. Un modo per allargare il pubblico e abbassare la temperatura politica. Nonostante questo, Forza Italia in Comune a Milano ha votato insieme al Pd l’ordine del giorno contro la manifestazione (beccandosi l’appellativo di «stampella di Sala») e ha organizzato un sit-in con gli immigrati di seconda generazione all’Arco della Pace per stamattina alle 10. Iniziativa benedetta da due pesi massimi azzurri, Letizia Moratti – «è un’importante occasione di ascolto. I nuovi italiani sono una risorsa per il Paese» – e l’ex senatore Marcello Dell’Utri secondo cui «anche Berlusconi avrebbe apprezzato». Fratelli d’Italia non si è esposta: nessun big nazionale ha ritenuto opportuno commentare, mentre in città, i consiglieri meloniani sono usciti dall’aula durante il voto sull’odg. Una linea di cautela che equivale a un disimpegno: lasciare alla Lega la responsabilità della giornata.
È una frattura che si vede. E che rende più complicato il lavoro di Salvini, chiamato a compattare non solo la sua piazza, ma anche la stabilità del governo. A maggior ragione visto che saranno presenti ministri leghisti di peso, quello dell’Economia Giancarlo Giorgetti e quello per l’Autonomia Roberto Calderoli, oltre ai governatori.
Poi c’è il capitolo Roberto Vannacci, ex vicesegretario leghista e fondatore di Futuro Nazionale, pure lui ha fatto sapere che non ci sarà. L’ex generale non ha apprezzato che «il tema della remigrazione sia stato cancellato» perché «una destra seria e pura non si vergogna di fare la destra».
Nella Lega, intanto, si ragiona su come gestire il messaggio. Il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo punta sul pragmatismo: «Vogliamo difendere famiglie e imprese in difficoltà». Il segretario del Carroccio, intervistato al Tg3, prova a spiegare il cambio di registro: «In questa situazione oltre a chiedere sicurezza e controllo dei confini serve chiedere all’Ue di usare i soldi per contrastare il caro energia». Dentro l’organizzazione, però, la preoccupazione è la partecipazione. Per questo la giornata è stata costruita con attenzione: un corteo che raccolga partecipanti da Corso Venezia fino ai piedi del palco, interventi brevi, ritmo serrato e ospiti internazionali. Viktor Orban, dopo la sconfitta elettorale, manderà un videomessaggio. Lo stesso potrebbe decidere il leader del Rassemblement National francese, Jordan Bardella, anche se la sua presenza risulta ancora confermata. Dovrebbero essere a Milano l’olandese del “Partito delle Libertà”, Geert Wilders, e la leader greca di “Voce della ragione”, Afroditi Latinopoulou.
Più che una manifestazione, quello di oggi sarà un esercizio di equilibrio: Salvini dovrà tenere insieme alleanze e aspettative diverse.