La Stampa, 18 aprile 2026
Sala: "Avanti con Tel Aviv". Tensione in maggioranza.
Nessuna sospensione: Milano e Tel Aviv resteranno gemellate. Il sindaco del capoluogo lombardo Beppe Sala non interromperà il patto che lega le due città dal 1994. La decisione arriva dopo una telefonata avuta con il suo omologo israeliano Ron Huldai. «Tel Aviv ci chiede di mantenere vivo uno spazio di dialogo e riflessione rispetto ad una situazione particolarmente critica», ha spiegato Sala. Pur ribadendo una ferma condanna al governo di Benjamin Netanyahu, il primo cittadino milanese non vuole porre fine alle «interlocuzioni con chi in Israele è critico verso ciò che sta accadendo». E allo stesso tempo si pone l’obiettivo «di rinforzare il sostegno e gli aiuti alle persone e alle comunità che sono martoriate dalle aggressive politiche del governo israeliano». Huldai ha anche scritto a Milano: «In Israele oggi, stiamo affrontando dibattiti difficili – C’è dolore, c’è protesta e c’è una lotta per il carattere stesso della nostra società. Tel Aviv è al centro di questa lotta non contro il suo Paese, ma per la sua anima democratica».
Ma le parole di Sala raccontano soprattutto di una scollatura tra la giunta e maggioranza in consiglio comunale. La decisione del sindaco arriva dopo giorni di pressioni da parte del Pd milanese per dare attuazione all’ordine del giorno approvato a ottobre dal Consiglio comunale con cui veniva richiesta la sospensione del gemellaggio. A proporlo era stata la capogruppo dem Beatrice Uguccioni, sostenuta dal consigliere regionale Pierfrancesco Majorino e del segretario metropolitano Alessandro Capelli. Proprio Uguccioni spiega che il Pd «prende atto con rammarico» della scelta di Sala: «Faremo le nostre valutazioni e vedremo come comportarci nei prossimi mesi», ha aggiunto la capogruppo secondo cui «la situazione a Gaza non è cambiata con la tregua e la nostra era un’iniziativa per distaccarci dalle politiche israeliane». Anche per i Verdi milanesi, promotori dell’odg, quella di Palazzo Marino è una posizione «inaccettabile». A dirlo è Francesca Cucchiara, consigliera comunale di Europa Verde: «Com’è possibile che la giunta sia così scollegata dal consiglio? Nonostante il voto in aula e i continui solleciti anche da parte della società civile, il sindaco ha preso una direzione diversa».
Al centro delle polemiche c’è anche la lettera inviata dal primo cittadino di Tel Aviv. Sono sempre i Verdi a denunciare di aver ricevuto il documento «ufficioso» sottoforma di file word «la cui ultima modifica risulta essere di una persona dipendente del Comune di Milano». Ma a essere contestate sono anche le parole di Huldai, che «non paiono andare nella direzione della nettezza, di un’intransigenza necessaria rispetto a ciò che è accaduto e accade a Gaza» scrive sui social Majorino.
Ad approvare la posizione di Sala è il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, che negli scorsi giorni aveva definito «antisemita» la sinistra per aver messo in discussione il gemellaggio con Tel Aviv.
Esulta anche Daniele Nahum, consigliere milanese di Azione, che critica quella parte di Pd che ritiene pronta a «strizzare l’occhio a piazze che troppo spesso hanno vomitato rigurgiti di odio verso gli ebrei, mascherati da critiche verso Israele». La stressa frangia dem che guarderebbe già alle prossime elezioni comunali, con l’obiettivo di attingere dal bacino del movimento pro-pal per guadagnare voti nel 2027. Una tornata elettorale che dovrà essere preparata anche alla luce delle frizioni andate in scena in Consiglio negli ultimi mesi. Prima del gemellaggio, a segnare un solco all’interno dell’attuale maggioranza ci aveva infatti già pensato la vendita dello stadio San Siro.
Quello del boicottaggio nei confronti di Israele è però un tema che si è dimostrato capace di creare fratture più o meno gravi anche a livello nazionale. Specie all’interno di un centrosinistra che mantiene una linea di politica estera spesso poco segnata da divisioni e distinguo. Una settimana fa, quando l’ipotesi della sospensione del gemellaggio tornava in auge, l’ex deputato del Pd Emanuele Fiano aveva addirittura minacciato di abbandonare il partito. La posizione della direzione milanese avrebbe rappresentato per il dem «una grande ferita», specie dopo la spaccatura in Parlamento sul ddl antisemitismo. Ora si dice soddisfatto della posizione presa da Sala, che va «nella direzione della fratellanza tra popolazioni, diversa dal giudizio sui governi».