repubblica.it, 18 aprile 2026
Intervista ad Alice Maselli
Alice Maselli la “notte prima degli esami” – quell’ansia che s’annida tra pile di libri e dispense – continua a riviverla. E non soltanto perché è una delle protagoniste della nuova versione 3.0 dell’iconico film di Fausto Brizzi. Ma perché l’attrice romana, talento di 22 anni sbocciato con Come un gatto in tangenziale ormai nove anni fa, studia anche Comunicazione imprenditoriale all’università. “Mi mancano tre esami e mi laureo”, racconta. Per la sua età, oltre al curriculum, ha anche una maturità impressionante. “Il mondo della recitazione è difficile, bisogna avere un piano B. E poi sono sempre stata secchiona”.
Non dev’essere semplice conciliare studio e lavoro da attrice.
“Ci sono delle rinunce, o meglio sacrifici: a volte non esco con gli amici perché bisogna stare sul set alle 7 del mattino o perché devo ripassare per l’esame. Per esempio, lo scorso anno ho girato una serie in Trentino per due mesi e ho perso tutte le lezioni. Così tra una pausa e l’altra provavo a sottolineare qualcosa, e poi quando a Natale sono tornata a Roma sono rimasta in casa per tutte le vacanze: due settimane di reclusione totale (sorride)”.
E, facendo due conti, non è rimasta indietro.
“Sono in regola con gli esami e questo autunno mi laureo con una tesi sul marketing cinematografico. Avrei potuto farlo anche nella sessione di luglio ma ho preferito rimandare a dopo l’estate perché ero impegnata con la promozione di Notte prima degli esami 3.0. Poi mi iscriverò alla magistrale”.
Ha imparato dai suoi genitori a tenere la testa sulle spalle?
“Mi hanno sempre sostenuta, ma specificando: sì, bellissimo quello che fai, ne siamo fieri, ma devi anche studiare. Il sapere è ciò che ci rende liberi: più conosciamo, più siamo in grado di fare scelte consapevoli. E io studio non solo all’università, ma anche nel mio lavoro da attrice: masterclass e corsi per migliorarmi e aumentare le mie skills”.
Il tempo dove lo trova?
“Metto la velocità “2x”. Vorrei imparare a suonare la chitarra, vorrei riprendere la danza. Per Come un gatto in tangenziale mi chiesero se sapessi andare a cavallo, e risposi di sì perché facevo equitazione da quando avevo quattro anni. Ma quanto pesava la mazza da polo che mi facevano usare…”.
È filato sempre tutto liscio?
“Ci sono stati momenti difficili: è un lavoro incerto e bisogna sempre piacere agli altri. Però poi impari che quando si viene scartati non dipende sempre da se stessi: mi è capitato che fossi più alta del mio ‘fidanzato’, che mio ‘padre’ fosse biondo e io no. Ci sono tanti fattori che devono incrociarsi per essere selezionati, bisogna rimanere sereni”.
Il primo ruolo?
“A cinque anni mi iscrissi al corso di teatro alle elementari, portavamo in scena Cyrano de Bergerac, io interpretavo Rossana”
Un inizio soft.
“Non era semplicissimo (sorride). Poi ho continuato a sperimentare, ho frequentato scuole e masterclass, anche se per Come un gatto in tangenziale non avevo ancora studiato chissà quanto, ero piccola”.
Come ottenne la parte?
“Ero in un’agenzia per bambini e feci un provino, c’erano altri 500 ragazzi. Venni a sapere di essere stata scelta mentre ero in vacanza in Sardegna, ad agosto”.
Non male.
“Ero impaurita ma anche curiosa. Albanese e Cortellesi sono delle persone bellissime: tanti insegnamenti e una risata continua. Ha presente la scena con il cinghiale? Ci dissero che era ammaestrato. Ma non lo era. Iniziò a scappare, a venirci incontro, poi sparì improvvisamente. Follia”.
Poi il film internazionale “Promises”, le serie tv “Tutta scena” e “Una mamma all’improvviso”, e ora “Notte prima degli esami 3.0”.
“Ma io non sapevo che si trattasse di Notte prima degli esami, quando ho fatto il provino”.
E cosa le avevano detto?
“Sulle sceneggiature c’era solo una sigla”.
E quando ha scoperto che si trattava di “Notte prima degli esami” cosa è accaduto? È pur sempre un cult.
“La responsabilità l’ho sentita. Poi ci hanno spiegato che non erano collegati e che avremmo riportato lo stesso format 20 anni dopo, nella società di oggi, così ci siamo rasserenati. Ho capito che non sarei stata la nuova Capotondi, ma soltanto Sole”.
La sua (vera) notte prima degli esami?
“Al Gianicolo, a cantare Venditti con tutta la classe: un grande classico a Roma”.
Dev’essere terribile rivivere la maturità, seppur solo sul set.
“La giornata in cui girammo la scena dello scritto c’era proprio la stessa ansietta, avevo paura di essere beccata dal commissario che girava tra i banchi. Avevamo dei fogli da usare, io scrissi una lettera d’amore”.
Reale o immaginaria?
“Quando sono innamorata scrivo realmente lettere, sono d’altri tempi. E quel giorno ero ispirata”.
Come vede la presenza di influencer e content creator nei film?
“Mi è capitato un paio di volte di non essere stata presa per un ruolo andato poi a chi aveva un milione di follower, ma non bisogna generalizzare. Per esempio in questo film ci sono Adriano Moretti che nonostante abbia un buon seguito sui social ha studiato al Centro sperimentale e Tommaso Cassissa che produce contenuti comici sulle sue pagine ed è un bravissimo attore”.
Da giovani è facile diventare meteore. Cosa serve per non schiantarsi?
“Bisogna avere il fuoco dentro. Serve passione vera, impegno costante e la voglia di migliorarsi sempre. E anche un pizzico di fortuna”.