la Repubblica, 18 aprile 2026
Byd vuole stare tra i costruttori d’auto europei, Acea spaccata
Non tutte le case automobilistiche europee sono d’accordo. E finché non ci sarà un sì unanime, la domanda di Byd per essere ammessa all’Acea, l’associazione che raggruppa i produttori del Vecchio continente, non sarà accettata. Solo una questione di tempo. Difficile che si possa tenere fuori dalla porta chi investe in Europa, aprendo stabilimenti, assumendo persone e dando lavoro alla filiera locale.
Vero, la presenza non è ancora massiccia: Byd ha scelto l’Ungheria per la sua prima fabbrica auto, ma ha anche uno stabilimento in Turchia. E chi cerca di rallentare l’adesione si appella al fatto – secondo Bloomberg News – che il peso della casa di Shenzhen è ancora residuale, non consolidato. Byd, che in Europa è seguita da Alfredo Altavilla, non ha mai nascosto che nei suoi piani c’è la volontà di aprire fabbriche in altri Paesi. E diversi brand cinesi stanno seguendo strategie simili, sia per aggirare i dazi europei sia per razionalizzare la produzione. Vedi il gruppo Chery in Spagna, dove a Barcellona sta riadattando gli ex impianti Nissan per assemblare i modelli Omoda. Leapmotor, che fuori dal Dragone opera attraverso la joint venture con Stellantis, ha puntato l’ago della bussola sulla Spagna, appoggiandosi però ad una delle fabbriche del costruttore italo-francese.
La posizione dell’Acea riflette divisioni interne più ampie su come gestire l’ascesa delle case automobilistiche cinesi. Da una parte i produttori tedeschi, come Volkswagen o Bmw, hanno rapporti con i cinesi ed esprimono il numero uno dell’Acea, Ola Källenius, amministratore delegato di Mercedes Benz. Loro sono più favorevoli ad accogliere nuove realtà. Dall’altra parte ci sono i gruppi, come Renault e Stellantis, che devono fare i conti con uno spirito francese che gioca in difesa. Un’influenza che rende i due costruttori più freddi all’ingresso dei soci con passaporto di Pechino.