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 2026  aprile 18 Sabato calendario

Famiglie italiane schiacciate da casa, bollette e sanità

Nei 165 anni che ci separano dall’Unità d’Italia il Pil pro capite è cresciuto di dodici volte, e i consumi, aumentati lentamente fino agli anni Cinquanta, con il boom economico si sono moltiplicati per cinque. Ma è una lunga corsa che si è arrestata da un bel pezzo: la quota di consumi non strettamente necessari (istruzione, sport, cultura, tempo libero) si è ridotta negli ultimi trent’anni, e le spese obbligate (abitazione, prodotti alimentari e trasporti) assorbono ormai i due terzi del totale, molto di più rispetto al 63% della Spagna e al 56% di Francia e Germania. Sono le istantanee scattate dal report “I consumi cambiano insieme al Paese”, pubblicato dall’Istat all’interno delle statistiche dedicate al centenario dell’istituto, che cade quest’anno.
Tanti passi in avanti, tanti cambiamenti, ma anche pericolosi segnali di retromarcia. Certo non torneremo ad essere il Paese rurale con un’alta quota di analfabetismo del secondo Dopoguerra, dove molte famiglie si limitavano alle spese necessarie, e spesso non riuscivano neanche a soddisfare il proprio fabbisogno: nelle aree interne e nel Mezzogiorno la malnutrizione era diffusa. Eppure colpisce il dato sul gap tra il Sud e il resto del Paese, che è fortemente peggiorato: negli anni Cinquanta le famiglie del Mezzogiorno spendevano il 12% in meno rispetto alla media nazionale, adesso questa percentuale è arrivata al 20%.
Ancora più significativo, perché riguarda tutto il Paese, il dato sulla sanità. Tra il 1978 e il 1980, con l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, le spese per la salute sono scese dal 3,9 all’1,3% del totale. Ma poi hanno cominciato lentamente a risalire, prima per l’introduzione dei ticket, e poi a causa dell’invecchiamento della popolazione e delle disfunzioni del servizio pubblico, che spingono un numero sempre maggiore di cittadini a provvedere per proprio conto alle visite specialistiche e ad altre necessità legate alla salute: oggi siamo tornati al punto di partenza, con una quota di spesa del 4%.
Certo, uno sguardo d’insieme restituisce innanzitutto l’immagine di un Paese che si è evoluto, non solo economicamente. Già tra il 1953 e il 1963 il numero delle vetture che pagano la tassa di circolazione si è moltiplicato per sei, nel 1966 il 31% delle famiglie possedeva un’auto. Poi arrivano, pian piano, anche gli elettrodomestici: nel 1966 il 60% delle famiglie possedeva già il televisore e il frigorifero, e il 32% la lavatrice.
I consumi degli anni Novanta raccontano invece la corsa della rivoluzione digitale: nel 1990 l’84% possedeva il telefono fisso, e nel 1997 la quota superava il 90%. Ma poi è arrivato il mobile, per cui nel 2024 il 96,5% delle famiglie possiede almeno un telefono cellulare, mentre la quota dei titolari di una linea fissa si è ridotta al 36,4%.

A caratterizzare gli ultimi trent’anni quella che l’Istat chiama la “terziarizzazione” dei consumi: destiniamo ai servizi la metà della spesa, la stessa quota del bilancio mensile che negli anni ‘70 era riservata a generi alimentari, bevande e tabacchi.
Ma gli ultimi 20 anni segnano il passo. Già si vede dalla curva del Pil pro capite: sale ininterrottamente dall’Unità d’Italia, salvo la caduta negli anni della Seconda Guerra Mondiale, ma dal 2001 si ferma: è la stagnazione. Cambiano anche i consumi, e stavolta raccontano una storia di difficoltà crescenti nel far quadrare i bilanci familiari. Le spese alimentari si riducono dal 52,4% del biennio 1953/54 al 21% attuale, ma anche le spese riservate a sport, cultura e tempo libero si ridimensionano rispetto al 17,8% del 1994, passando all’attuale 16,2%.
Soprattutto, spaventa la crescita delle spese per l’abitazione e le utenze, che nel ‘53/’54 rappresentavano solo il 12,5% del totale (anche perché ancora negli anni Cinquanta solo il 7,4% delle abitazioni italiane aveva contemporaneamente acqua corrente, bagno e luce elettrica). Sono poi passate al 16% dieci anni dopo, al 24,3% del 1994, e nel 2024 hanno raggiunto la quota del 35,7%, un’esplosione dovuta agli aumenti esorbitanti dei costi dell’energia elettrica e del gasolio
per il riscaldamento dovuti alle guerre e agli shock geopolitici globali degli ultimi anni.