corriere.it, 18 aprile 2026
McDonald’s fa causa e vince contro la pugliese McDino’s
McDonald’s ha vinto una causa contro un’azienda pugliese che non potrà più usare il prefisso Mc nel logo e nella vendita di alcuni suoi prodotti. Il Tribunale di Bari, quarta sezione civile, ha fissato in una sentenza pubblicata nei giorni scorsi i paletti invalicabili a tutela del colosso americano, del suo marchio e dei suoi prodotti.
Un marchio talmente «forte che comporta una tutela ancor più intensa, che rende illegittime anche quelle variazioni, che, pur rilevanti e originali, lascino sussistere l’identità sostanziale del marchio originario». Queste le conclusioni a cui sono arrivati i giudici Rana, Simone e Moramarco del Tribunale civile barese.
Nell’atto introduttivo della causa i legali di McDonald’s premettevano che il colosso è titolare titolare di una vasta «famiglia di marchi» registrati, sia a livello nazionale che dell’Unione Europea, caratterizzati dal prefisso “Mc” o “Mac”, utilizzati per contraddistinguere prodotti alimentari e servizi di ristorazione. Una società pugliese, che gestisce un’attività di ristorazione, avrebbe utilizzato, quale marchio di fatto e quale insegna, il segno “Mc Dino’s” nonché il segno “McDrive”, identico al celebre marchio americano. Inoltre, il menu dei negozi della ditta pugliese proponevano panini contraddistinti da nomi preceduti dal prefisso “Mc”, tra cui “Mc Burger”, anch’esso oggetto di specifica registrazione da parte di McDonald’s.
A quel punto prima di avviare il procedimento giudiziario McDondald’s aveva inviato alla ditta pugliese, stando al resoconto processuale, una lettera di diffida, intimando la cessazione dell’uso dei segni in violazione dei suoi diritti. Ma nonostante la corrispondenza intercorsa tra le parti, le violazioni sarebbero proseguite e si è finiti in aula.
Per i giudici baresi Big Mac, McDrive, McBurger, McChicken, McNuggets, McCafe, e numerosi altri marchi, sono tutti regolarmente registrati e quindi tutelati dalle normative europee e nazionali e hanno una caratteristica comune, così famosa e rinomata da essere immediatamente riconoscibile dal pubblico dei consumatori, «che identifica la comune, unica origine». Tali marchi, secondo i giudici, sono dunque composti e usati in modo tale che i consumatori associno una comune origine non solo ai singoli marchi, ciascuno nella sua interezza, ma alla comune radice che caratterizza tutti i componenti della famiglia McDonald’s. Ma nei consumatori non ci deve essere confusione. Sussiste, pertanto, un evidente rischio di confusione «e il consumatore medio, dotato di normale diligenza e avvedutezza, può ricondurre il segno “Mc Dino’s”, alla rete McDonald’s, tanto più poiché utilizzato per contraddistinguere servizi di ristorazione e prodotti alimentari identici a quelli offerti dall’attore».
Il Tribunale di Bari ha quindi accolto il ricorso di McDonald’s accertando che l’uso del segno “Mc Dino’s” e del segno “McDrive”, nonché l’uso dei segni “Mc Dino’s” e “Mc Burger” nei menù e in ogni altro mezzo pubblicitario, prodotto o servizio, da parte della ditta pugliese «costituisce contraffazione e concorrenza sleale». I giudici hanno quindi inibito l’uso, a qualsiasi titolo, dei segni “Mc Dino’s”, “McDrive”, “Mc Burger” e di ogni altro segno col prefisso “Mc” o di altri segni simili o confondibili con i marchi del colosso americano «in qualsiasi forma e combinazione, in qualsiasi modalità e a qualsiasi titolo». É stata respinta, invece, la richiesta di risarcimento danni perché non provata e non quantificata.