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 2026  aprile 18 Sabato calendario

Piano per un mega hotel nel parco dello Stelvio

In un’epoca in cui la sostenibilità è diventata il mantra di ogni agenda politica, il caso di Gallenmahd in val Martello rischia di trasformarsi nel simbolo di una contraddizione insanabile tra tutela del paesaggio e sfruttamento turistico. Il progetto di un nuovo hotel a quattro stelle da 140 posti letto ha sollevato un coro di proteste dall’Heimatpflegeverband, la federazione di cui fanno parte Cai Alto Adige, Mountain wilderness, Wwf, Lipu, Legambiente e altre sigle storiche dell’ambientalismo locale che hanno alzato le barricate contro quella che definiscono un’«aggressione» a un ecosistema d’alta quota.
«Qui si inserisce un albergo in un paesaggio alpino finora in gran parte intatto – affermano le associazioni —, e per di più all’interno di un parco nazionale. Questo contraddice tutti i principi di uno sviluppo territoriale e turistico sostenibile». Il nodo della questione non è poi solo dimensionale, ma geografico: la struttura dovrebbe sorgere all’interno del Parco nazionale dello Stelvio, in un’area oggi incontaminata. I numeri del rapporto ambientale parlano chiaro: oltre 6 mila metri quadrati di suolo verranno impermeabilizzati in una zona finora priva di urbanizzazione. Per rendere fattibile l’opera, è necessario un intervento invasivo: il disboscamento di sei ettari di foresta per far posto a opere paravalanghe, dato che l’area è classificata ad alto rischio. «È incomprensibile – lamentano le associazioni – che i lavori di taglio degli alberi siano già partiti nonostante le incertezze sull’approvazione finale».
La critica non risparmia la politica provinciale: da un lato si annuncia il blocco dei posti letto per frenare l’overtourism, dall’altro si concedono deroghe o si individuano nuove zone di sviluppo in territori vergini. «C’è poi l’aspetto logistico. L’hotel non è un intervento di recupero, ma una cattedrale nel deserto che richiede la creazione da zero di sistemi fognari, idrici ed energetici, ignorando l’esistenza di edifici dismessi nel resto della valle che potrebbero essere riqualificati». La richiesta delle associazioni è un appello alla coerenza: fermare i lavori e proteggere il paesaggio culturale unico del Parco. La Val Martello si trova oggi a un bivio: cedere alla pressione del mattone o scommettere su un turismo che sappia rispettare il silenzio e la fragilità delle sue vette.