Corriere della Sera, 18 aprile 2026
Il potere in Vietnam è per un uomo solo
Nel 2021, quando era ministro della Sicurezza, fu ripreso in un ristorante londinese per milionari (dopo aver visitato la tomba di Marx a Highgate) mentre mangiava una bistecca cotta tra foglie d’oro il cui costo avrebbe sfamato per lungo tempo una famiglia di contadini. Non tutti avrebbero scommesso, allora, che To Lam sarebbe diventato cinque anni dopo l’uomo più potente del Vietnam, cumulando – come Xi Jinping in Cina – la carica di capo dello Stato a quella di Segretario generale del Partito comunista. Nel suo discorso di accettazione ha parlato di un «sacro e nobile compito».
Nonostante l’incidente di Londra, la carriera di questo sessantottenne amante della musica classica è andata avanti. Soprattutto combattendo la corruzione, come sa uno dei suoi predecessori, Nguyen Xuan Phuc, che fu costretto a dimettersi nel 2023. Pochi mesi dopo To Lam venne eletto al vertice del partito di Ho Chi Minh, il leggendario leader della guerra vittoriosa contro gli americani. Il suo dominio si è consolidato con la nomina alla presidenza, approvata il 7 aprile da tutti i 495 parlamentari presenti all’Assemblea nazionale. Gli unici che non lo hanno fatto erano i cinque assenti. Ora la sua priorità e «un nuovo modello di crescita», sviluppando il settore privato e limitando la burocrazia. «Il nostro scopo è migliorare – ha detto – il reddito della popolazione in modo che tutti possano condividere i benefici dello sviluppo».
In politica estera non è passata inosservata la scelta di aderire al «Consiglio di pace», la traballante iniziativa (i fondi annunciati non arrivano) per la ricostruzione di Gaza voluta da «The Donald» in chiave anti-Onu. È significativo che il presidente americano abbia gratificato il collega vietnamita, il giorno del lancio, di un incontro privato alla Casa Bianca. Intanto, mentre rimane aperto il problema dei dazi, procedono i lavori per il grande complesso turistico, con un campo da golf, che la Trump Organization realizza non lontano da Hanoi. Guardando al tema dei diritti, che succederà con un uomo forte al comando? Chi «spera in una maggiore libertà di espressione», scrive il New York Times, teme che To Lam si trasformi sempre più in un «rigido autocrate». Sperare, oggi, è un mestiere difficile.